Canarie e la Tropical Delta 2005: la tempesta perfetta

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Canarie e la Tropical Delta 2005: la tempesta perfetta 

Le immagini dei balconi divelti del palazzo di Mesa del Mar, nell’isola di Tenerife, hanno fatto il giro del mondo. Milioni di visualizzazioni per i video e le foto postate sul web.

Le isole felici hanno passato momenti di preoccupazione, anche se per fortuna non ci sono state vittime. Edifici danneggiati, case evacuate, abitanti messi in sicurezza e un mare che ha rilasciato in dosi massicce una serie di immagini spettacolari. I canari sono abituati alle tempeste tropicali, e più di tanto non si scompongono. Si fa un gran parlare subito dopo, investimenti a promettere, interventi preventivi da avviare, ma poi tutto torna alla normalità, fino alla prossima tempesta.

A Tenerife però, tutti si ricordano un novembre del 2005.

Due giorni infernali, con conseguenze su persone e territorio che comportarono un vero e proprio “terremoto” politico. “Tormenta Tropical Delta”. Questo il suo nome. Un fenomeno meteorologico che lasciò il segno alle Canarie.

Quello più eclatante fu la caduta del “Dedo de Dios”, una formazione rocciosa sulla costa di Gran Canaria, nel comune di Agaete, che aveva la forma di un dito puntato verso il cielo. Una tormenta tropicale che toccò le Isole Canarie e Madeira tra il 28 e 29 novembre, con raffiche di vento di 150km all’ora sulla costa e fino a 250 km orari sul Teide.

Non era una delle tante tormente, era speciale, quasi “contro-corrente”. Quella tormenta non doveva arrivare alle Canarie. Fu proprio l’insolita traiettoria durante i giorni anteriori a trasformarla in un ciclone extratropicale. Il Centro nazionale per gli studi atmosferici degli Stati Uniti d’America (NHC) aveva già avvisato del possibile arrivo con tre giorni di anticipo ma nessuno, a parte il presidente del Cabildo di El Hierro, appassionato di meteorologia, sembrò rendersi conto della situazione.

Delta arrivò alle Canarie il 28 novembre, senza nessun pre-avviso da parte dell’ Instituto Nacional de Meteorología. Oggi sembra impensabile, perché la capacità di previsione è migliorata moltissimo. Dopo Delta, i sistemi di allerta alla popolazione sono migliorati notevolmente, come sono cambiati piani e protocollo d’evacuazione. Delta mise in evidenza, più che ogni altro disastro naturale, la vulnerabilità delle infrastrutture.

Vennero chiusi porti, aeroporti, strade e scuole. Affondarono diverse imbarcazioni, quasi sempre dopo una collisione, innumerevoli danni ad edifici, abitazioni, infrastrutture urbane ed agricole. Gravi danni si registrarono alle rete telefonica, come anche ai sistemi di somministrazione di acqua e luce. 300.000 persone rimasero diversi giorni senza luce, mentre la gente usciva di notte a protestare, soprattutto a La Laguna e Santa Cruz de Tenerife. Ci furono ripercussioni politiche mai viste in precedenza e considerate catastrofiche dalle autorità locali e nazionali, come avrebbe poi stabilito una commissione parlamentare d’inchiesta istituita appositamente.

I vertici della società Unelco Endesa e del Governo delle Canarie vennero denunciati per mancata manutenzione della rete elettrica, dando vita al conseguente rimpallo delle responsabilità. Quando il mese scorso, le autorità dichiararono massima allerta per vento e pioggia a La Palma, El Hierro e La Gomera, a non pochi sono tornati alla memoria i giorni di Delta.

Fortunatamente, il fenomeno meteorologico si è rivelato meno pericoloso di quanto annunciato. Durante la tempesta Tropical Delta, persero la vita sette persone.

Francesca Passini

Sitografia:aemet.es; canarias7.es; wikipedia.es

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