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Alle Canarie regna il lavoro a tempo determinato

Questo secondo quanto riportato dalla fondazione Fedea (Fundación de Estudios de Economía Aplicada). In uno studio elaborato, risulta che il 32,5% dei contratti stipulati alle Canarie sono a tempo determinato. In lieve diminuzione l’impiego part-time, in aumento invece quello full-time.

I risultati della relazione presentata lo scorso mese, si basano sui dati emessi dall’EPA (Encuesta de Poblaciá½¹n Activa) e relativi al primo trimestre dell’anno in corso: 1. La disoccupazione è scesa dello 0,3% mentre la media nazionale è del 2,25%. 2. Il numero degli occupati aumenta soprattutto grazie alle donne; 3. La disoccupazione giovanile (minori di 25 anni) aumenta del 45,81% nel primo trimestre del 2016, per raggiungere la percentuale del 48,75% alla fine del primo trimestre dell’anno in corso; 4. I più colpiti sono i giovani con il diploma della scuola dell’obbligo (la metà del totale); 5. I contratti a tempo determinato invece che diminuire aumentano, anche se solo dello 0,4%. I contratti part-time diminuiscono di due punti percentuali, mentre quelli full-time aumentano in percentuali simili.

La lettura dei dati di Fedea sorprende negativamente: mentre la media nazionale dei contratti a tempo indeterminato è del 74,25%, quella canaria si ferma a 67,43%, quasi sette punti in meno. Se è vero che alle Canarie si è registrato un aumento della conversione dei contratti da tempo determinato a indeterminato, è altrettanto vero che nel resto delle regioni autonome, in particolar modo a Madrid, e nel nord-est del paese, i dati sono di gran lunga più confortanti. Bisogna ricordare che i dati forniti dall’EPA non possono coincidere con quelli registrati dal Ministero del Lavoro. Entrambe le fonti elaborano dati rispettando le normative europee in materia, ma i dati dell’EPA riportano un quadro sociale ed economico più complesso rispetto al registro condotto dal Ministero del Lavoro, che rileva essenzialmente il numero di persone registrate al “paro” (attraverso i servizi di pubblico impiego). Per questo, il quadro generale offerto dall’EPA offre senza dubbio una visione più vicina alla situazione reale, e i risultati raccolti nel primo trimestre del 2017 offrono un quadro inequivocabile: il forte recupero dell’economia delle isole (3,8% nel 2016 e 3,7% nel primo trimestre 2017) non sembrerebbe avere un effetto in parallelo con questo aumento del PIL.

La ripresa del lavoro non sembra distribuirsi in modo omogeneo nel paese. Mentre la produzione alle Canarie aumenta a ritmi impensabili già da tre anni, la disoccupazione diminuisce molto più lentamente, e lentamente aumenta anche il nuovo impiego. In conclusione, secondo la relazione della Fedea (ottenuta con i dati dell’EPA), le Canarie rimangono in testa per quanto riguarda la percentuale di disoccupati (assieme ad Andalusia ed Estremadura), e il numero di contratti a tempo determinato, che spesso si svolgono con modalità part-time o a giornata, con diritti sociali e salariali inferiori rispetto a quelli di cui godono il resto dei lavoratori. Sempre secondo la relazione di Fedea, la disoccupazione colpisce maggiormente i giovani al di sotto dei 25 anni e con diploma della scuola dell’obbligo, di modo che questa fascia rappresenta già il 46,12% del totale dei disoccupati, mentre l’anno precedente la percentuale era del 26,94%.

La percentuale si riduce notevolmente tra i giovani con diploma di laurea, mentre la disoccupazione diminuisce notevolmente tra i canari di età superiore ai 44 anni. Un’altra riflessione che si propone grazie ai dati forniti è quella sulla differenza abissale che esiste tra gli occupati a seconda del settore economico delle isole. Nel settore dei servizi (turismo, commercio, alberghiero e simili) troviamo l’88,48% degli occupati (mentre la media nazionale è del 75.59%). Negli ultimi 12 mesi questo settore si è consolidato come maggior fonte di nuovo impiego, con una leggera variazione favorevole anche nel settore dell’edilizia (non così invece nei settori dell’industria e dell’agricoltura).

Altresì chiaro il fatto che a generare lavoro è principalmente l’impresa privata, che è passata dall’83,04% del 2016 (primo trimestre) all’84,41% del primo trimestre dell’anno in corso. L’impiego nel settore pubblico è invece diminuito in un anno dell’1,37%.

dalla Redazione

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