Imballaggi addio: la rivoluzione dei negozi zero waste nel mondo

Scritto il 01/01/2026
da Caterina Chiarelli

Una trasformazione globale verso un futuro senza sprechi

 

Ogni anno circa il 40% dei rifiuti plastici mondiali proviene dagli imballaggi. Nel 2024 la produzione globale di rifiuti plastici ha superato i 220 milioni di tonnellate, pari a circa 28 kg per persona. Di questi, quasi un terzo viene gestito in modo inadeguato e finisce direttamente nell’ambiente, aggravando una crisi che è ormai planetaria.

Il 5 settembre 2024 è stato dichiarato il Plastic Overshoot Day: il giorno in cui la quantità di plastica prodotta ha superato la capacità globale di smaltimento. Oggi il 66% della popolazione mondiale vive in aree dove i rifiuti eccedono le infrastrutture locali di gestione. È in questo scenario che i negozi zero waste stanno passando da fenomeno di nicchia a risposta sistemica.

Il modello zero waste si fonda su un’idea semplice e radicale: eliminare l’imballaggio monouso alla fonte. Nei negozi sfusi i clienti portano i propri contenitori e acquistano solo la quantità necessaria. Questo approccio riduce drasticamente i rifiuti, limita lo spreco alimentare e favorisce una relazione più diretta tra consumatori e produttori locali. Ma soprattutto cambia il modo di pensare il consumo: non più accumulo, ma scelta consapevole.

L’Europa è oggi il principale motore di questa trasformazione. Nel 2024 ha generato quasi il 35% dei ricavi globali del settore zero waste, sostenuta da normative ambientali stringenti e da una cultura della sostenibilità ormai radicata. La Germania è uno degli esempi più avanzati: quasi il 70% dei rifiuti urbani viene riciclato o compostato e città come Berlino, Amburgo e Monaco stanno sperimentando modelli di ricarica su larga scala. Kiel è diventata la prima città tedesca certificata Zero Waste City, mentre a Berlino l’apertura di Original Unverpackt nel 2014 ha segnato l’inizio di un movimento nazionale.

Anche la Francia ha accelerato. Le politiche anti-spreco sono state estese al settore dell’abbigliamento, obbligando i retailer a donare o riciclare gli invenduti. Catene come Day by Day hanno dimostrato che lo sfuso può funzionare anche su scala commerciale, mentre diverse città francesi offrono incentivi ai negozi privi di imballaggi.

Nel resto d’Europa il cambiamento è altrettanto evidente. Dall’Irlanda all’Austria, dai Paesi Bassi all’Italia, i negozi zero waste stanno diventando parte integrante delle strategie di economia circolare urbana, sostenuti da obiettivi climatici sempre più ambiziosi.

In Nord America il settore ha raggiunto un valore di 3,7 miliardi di dollari nel 2024. Negli Stati Uniti il numero di negozi zero waste è cresciuto rapidamente a partire dal 2015, con California e New York come principali hub. Tuttavia il modello si sta diffondendo anche in contesti meno prevedibili, come piccole città del Midwest. A Los Angeles, re_grocery ha evitato l’utilizzo di oltre 500.000 imballaggi in pochi anni, dimostrando che l’impatto può essere misurabile e concreto.

Il Canada segue una traiettoria simile, con programmi di compostaggio avanzati, quartieri pilota zero waste e un divieto su sei categorie di plastica monouso previsto entro il 2025.

La regione Asia-Pacifico rappresenta il mercato in più rapida crescita, con un CAGR superiore al 20% previsto fino al 2033. In Giappone, città come Kamikatsu e Osaki hanno raggiunto livelli di riciclo straordinari grazie a sistemi di separazione estremamente dettagliati. A Singapore, l’obbligo di pagamento per le borse di plastica ha favorito l’espansione dei negozi sfusi, mentre in Australia catene specializzate stanno dimostrando la scalabilità del modello. Anche nel Sud-est asiatico emergono casi virtuosi, con province e città che hanno ridotto fino al 90% dei rifiuti destinati alle discariche.

Dal punto di vista operativo, i negozi zero waste funzionano grazie a sistemi di pesatura, dispenser intelligenti e tecnologie di tracciabilità sempre più avanzate. L’innovazione digitale, inclusa l’intelligenza artificiale per la gestione degli stock e app per il monitoraggio del risparmio di plastica, sta rendendo il modello più efficiente e accessibile.

I numeri confermano l’impatto. I clienti abituali dei negozi zero waste possono ridurre i propri rifiuti fino al 90%. Il mercato globale ha raggiunto 12,8 miliardi di dollari nel 2024 e potrebbe superare i 58 miliardi entro il 2033. Ogni tonnellata di plastica riciclata evita potenzialmente 1,5 tonnellate di emissioni di CO₂.

Restano sfide importanti: costi, logistica, accessibilità e cambiamento culturale. Tuttavia, normative più severe, tecnologia e una crescente domanda da parte delle giovani generazioni indicano una direzione chiara.

La rivoluzione zero waste non è più un’utopia. È un modello economico emergente che dimostra come ridurre i rifiuti sia non solo possibile, ma anche vantaggioso.

Fonti
Zero Waste Europe – zerowasteeurope.eu
Zero Waste International Alliance – zwia.org
UNEP, Global Waste Management Outlook 2024 – unep.org