Lontano dalle rotte turistiche convenzionali delle Isole Canarie, esiste un arcipelago parallelo fatto di tradizioni gastronomiche antiche, comunità di espatriati che hanno abbracciato stili di vita alternativi e paesaggi che invitano alla contemplazione. Tra le fincas di El Hierro e le onde di Famara a Lanzarote, si nasconde un modo diverso di vivere l'esperienza canaria, dove il cibo diventa rituale comunitario e la sostenibilità non è una moda ma una necessità quotidiana.
El Hierro: L'Isola del Silenzio e dei Sapori Vulcanici
El Hierro, la più piccola e remota delle Canarie, rappresenta l'antitesi del turismo di massa. Quest'isola vulcanica, dichiarata Riserva della Biosfera UNESCO, ha scelto la via dell'autosufficienza energetica rinnovabile e dell'agricoltura sostenibile, attirando una comunità internazionale di persone in cerca di autenticità.
Le Cene Silenziose nelle Fincas
Nelle fincas sparse tra i terrazzamenti eroici dell'isola, una tradizione sta prendendo piede tra residenti e viaggiatori consapevoli: le cene silenziose. Non si tratta di un evento turistico organizzato, ma di incontri spontanei dove la comunità locale e gli espatriati si riuniscono per condividere il cibo in un'atmosfera di contemplazione. Il silenzio non è imposizione ma scelta, un modo per riconnettersi con i sapori puri e con il momento presente.
Al centro di queste tavole troviamo sempre il mojo tradizionale, la salsa emblematica delle Canarie che unisce influenze portoghesi, mediterranee e sudamericane. Il mojo rosso, detto anche picón per la sua piccantezza, viene preparato pestando in un mortaio peperoncini locali essiccati (come la pimienta picona), aglio, cumino, paprika, sale grosso, aceto di vino e olio d'oliva. Il suo carattere intenso e speziato accompagna perfettamente le carni locali e le papas arrugadas, le piccole patate bollite in acqua salata che rappresentano il piatto più iconico dell'arcipelago.
Il mojo verde, più delicato, viene preparato con coriandolo fresco o prezzemolo, aglio, cumino, aceto e olio. La sua freschezza aromatica si abbina tradizionalmente al pesce locale, spesso pescato la mattina stessa nelle acque cristalline che circondano l'isola.
Il Vino Listán Negro: Storia Liquida di Terreni Vulcanici
Accompagnamento ideale di questi momenti conviviali è il Listán Negro, il vino rosso che racconta la storia geologica e umana delle Canarie. Questo vitigno, portato dai coloni spagnoli nel XVI secolo, ha trovato nei suoli vulcanici ricchi di minerali un terroir unico al mondo. A El Hierro, le vigne crescono su terrazzamenti scavati nella lava solidificata, spesso a pochi metri dal livello del mare, dove l'influsso degli alisei atlantici e l'altitudine particolare conferiscono ai vini una mineralità distintiva e un carattere quasi salino.
I vini prodotti con Listán Negro variano da isola a isola: mentre a Tenerife tendono a essere strutturati e densi, con richiami al Nebbiolo, a El Hierro e Lanzarote risultano più leggeri e freschi, con note di frutti rossi vivi e una punta di pepe bianco. Le piccole cantine familiari, spesso gestite da viticoltori eroici che lavorano manualmente sui pendii scoscesi, producono vini artigianali carichi di personalità, emblema di un'agricoltura eroica che resiste alle logiche del mercato globale.
Famara: Il Paradiso dei Surfisti Contemplativi
Sulla costa nord-occidentale di Lanzarote, il villaggio di Caleta de Famara rappresenta l'opposto delle località turistiche dell'isola. Qui, sotto l'imponente scogliera di 600 metri del Risco de Famara, si estende una spiaggia di sei chilometri di sabbia dorata battuta costantemente dal vento atlantico. Le strade sono coperte di sabbia, le case basse e disadorne, l'atmosfera sospesa nel tempo.
La Comunità del Surf Contemplativo
Famara è diventata negli ultimi vent'anni la mecca europea del surf contemplativo, attirando una comunità internazionale che ha trasformato questo antico borgo di pescatori in un laboratorio di vita alternativa. A differenza delle destinazioni surf convenzionali, qui l'approccio alle onde è meditativo. Le scuole di surf locali, molte delle quali gestite da espatriati europei stabilitisi sull'isola, combinano le lezioni in acqua con pratiche di yoga, analisi video dettagliate e lunghe conversazioni serali sui terrazzi che guardano l'oceano.
La giornata tipo di un abitante di Famara segue i ritmi naturali: sveglia all'alba per la prima sessione di surf quando l'oceano è ancora calmo, colazione nei piccoli café gestiti da famiglie che preparano il "gofio escaldado" (farina di cereali tostati amalgamata con brodo) e smoothie biologici, lavoro remoto per chi mantiene attività online, seconda sessione pomeridiana quando il vento rinforza le onde, e cena comunitaria dove si condividono storie e progetti.
Micro-Agricoltura Biologica e Autosufficienza
Molti espatriati che hanno scelto Famara come casa permanente praticano forme di micro-agricoltura biologica e silvopastura, adattando antiche tecniche agricole canarie al contesto moderno. Su piccoli appezzamenti di terra, spesso condivisi tra più famiglie, coltivano ortaggi resistenti alla salinità e al vento come pomodori, zucchine, fave e patate dolci, utilizzando metodi di permacultura che minimizzano l'uso di acqua in un ambiente arido.
La silvopastura, pratica che integra alberi, colture e occasionalmente piccoli allevamenti di capre, sta trovando nuova vita nelle fincas abbandonate dell'entroterra. Queste micro-fattorie producono non per il mercato ma per l'autoconsumo e lo scambio comunitario, seguendo i principi della CSA (Community Supported Agriculture) dove i membri pre-acquistano quote del raccolto, condividendo rischi e benefici con i produttori.
Gli alberi da frutto resistenti alla siccità come fichi, carrubi e mandorli vengono piantati strategicamente per creare microclimi protettivi, mentre le capre pascolano tra gli alberi, fertilizzando naturalmente il suolo. Questa integrazione di elementi vegetali e animali crea ecosistemi agricoli resilienti che richiedono interventi minimi e producono cibo nutriente anche in condizioni ambientali difficili.
Il Circolo Virtuoso della Comunità Sostenibile
Ciò che rende unica la comunità di Famara è l'interconnessione tra surf, agricoltura e condivisione. I surfisti, con il loro stile di vita semplice e il tempo libero tra una sessione e l'altra, diventano braccianti volontari nelle fincas biologiche. I coltivatori barattano verdure fresche con lezioni di surf. I residenti anziani condividono saperi tradizionali sulla pesca e la cucina locale. Gli artisti organizzano mercatini mensili dove si scambiano opere, prodotti agricoli e servizi senza intermediazione monetaria.
Questa economia informale basata sulla reciprocità e sulla fiducia rappresenta un modello microeconomico alternativo che sta attirando l'attenzione di ricercatori di economia solidale e sviluppo sostenibile. Le autorità locali di Lanzarote, riconoscendo il valore di questo esperimento sociale, hanno iniziato a supportare progetti di permacultura e agricoltura rigenerativa nell'area, vedendo in Famara un possibile laboratorio per il futuro dell'isola.
Ricetta: Mojo Picón Rosso Tradizionale
Per portare a casa un frammento di questa esperienza canaria, ecco la ricetta del mojo rojo autentico, da preparare con un mortaio seguendo la tradizione.
Ingredienti:
-
3-4 peperoncini secchi (possibilmente picona canaria, altrimenti cayenna o calabrese)
-
8 spicchi d'aglio
-
1 cucchiaino di cumino in grani
-
1 cucchiaino di paprika dolce
-
2 cucchiai di sale grosso
-
75 ml di aceto di vino rosso
-
200 ml di olio extravergine d'oliva
-
2 cucchiai di pane grattugio (opzionale, per densità)
Preparazione:
La sera prima, apri i peperoncini secchi, elimina i semi (conservane alcuni se vuoi maggiore piccantezza) e mettili in ammollo in acqua tiepida per almeno 8 ore. Questo processo ammorbidisce i peperoncini e riduce leggermente la piccantezza.
Il giorno successivo, strizza i peperoncini e tagliali a pezzi. In un mortaio di pietra o ceramica, inizia a pestare insieme l'aglio sbucciato, il cumino in grani e il sale grosso. Il movimento deve essere rotatorio e deciso fino a ottenere una pasta rugosa e aromatica.
Aggiungi i peperoncini ammollati e continua a pestare fino a quando non si integrano completamente nel composto. Incorpora la paprika mescolando bene. A questo punto, versa lentamente l'olio d'oliva continuando a lavorare il composto con il pestello, seguendo un movimento circolare che emulsiona gli ingredienti.
Aggiungi l'aceto di vino rosso e, se desideri una consistenza più cremosa e densa, incorpora il pane grattugiato. Continua a lavorare fino a ottenere una salsa omogenea dal colore rosso-arancio intenso. Se necessario, aggiungi qualche cucchiaio dell'acqua di ammollo dei peperoncini per raggiungere la densità preferita.
Trasferisci il mojo in un barattolo di vetro e lascialo riposare in frigorifero per almeno 3 ore prima di usarlo. Si conserva per diverse settimane e il sapore migliora con il passare dei giorni, mentre gli aromi si amalgamano.
Servi il mojo picón con patate novelle bollite e salate, carni alla griglia, verdure arrostite o semplicemente con buon pane casereccio. Ogni cucchiaio racconta la storia di un arcipelago vulcanico dove culture diverse si sono incontrate, creando qualcosa di unico che resiste al tempo e alle mode.
Un Invito alla Lentezza
Visitare le Canarie seguendo questi percorsi meno battuti significa scegliere la lentezza contro la fretta, la profondità contro la superficialità, la comunità contro l'isolamento turistico. Le cene silenziose di El Hierro e la vita contemplativa di Famara non sono esperienze che si possono "consumare" in un weekend, ma richiedono tempo, apertura e disponibilità a lasciarsi trasformare.
In un'epoca di turismo compulsivo e social media, queste comunità offrono un antidoto prezioso: la possibilità di rallentare, di gustare veramente il cibo, di ascoltare il silenzio tra un'onda e l'altra, di sporcarsi le mani nella terra, di condividere il raccolto con sconosciuti che diventano amici. È un ritorno a forme di vita comunitaria che sembravano perdute, ma che nelle periferie di questo arcipelago atlantico stanno rifiorendo, alimentate da chi ha scelto di cercare qualcosa di diverso.