Canarie: quando il turismo smette di consumare e inizia a partecipare

Scritto il 20/01/2026
da Redazione

Oltre la logica dei numeri

Per decenni, il successo del turismo alle Canarie è stato misurato con un criterio apparentemente incontestabile: quanti arrivi, quanti pernottamenti, quanto fatturato. Ma questa logica, per quanto efficace nel breve termine, ha iniziato a mostrare i suoi limiti. Sovraffollamento di alcune aree, pressione sulle risorse idriche ed energetiche, erosione dell’identità locale, tensioni sociali.

 

Oggi, l’arcipelago sta attraversando una fase di ridefinizione profonda del proprio modello turistico. Non si tratta di rinunciare al turismo, pilastro dell’economia locale, ma di ripensarlo in una direzione più sostenibile, più equa e, paradossalmente, più duratura. Un turismo meno estrattivo e più relazionale, capace di creare valore anche fuori dalle statistiche.

 

Canary Green: il visitatore come cittadino temporaneo

Un esempio concreto di questa evoluzione è rappresentato da Canary Green, un’organizzazione che promuove un approccio completamente diverso all’esperienza turistica. Non si tratta solo di ridurre l'impatto ambientale del soggiorno, obiettivo ormai acquisito da molte strutture ricettive, ma di coinvolgere i visitatori nella vita dei luoghi.

 

Le attività proposte includono pulizie delle spiagge, workshop educativi sui fragili ecosistemi insulari, supporto a iniziative locali di conservazione. Il turista non è più un semplice consumatore di servizi, ma diventa parte temporanea della comunità, con diritti ma anche responsabilità.

 

Questo modello ha un duplice effetto: arricchisce l’esperienza del visitatore, che porta a casa qualcosa di più di una foto, e contribuisce concretamente alla cura del territorio. È un turismo generativo, che lascia i luoghi meglio di come li ha trovati.

 

Diversificare per durare

A livello istituzionale, si rafforza l’idea di diversificare l’esperienza turistica. Questo significa valorizzare l’entroterra, spesso trascurato dai flussi di massa, promuovere la cultura locale al di là del folklore commerciale, distribuire meglio i flussi nell’arco dell’anno per ridurre la pressione stagionale.

 

Lanzarote continua a essere un riferimento in questo senso. L’isola, storicamente pioniera del turismo sostenibile grazie alla visione di César Manrique, dimostra che identità forte e limiti chiari non sono ostacoli all’attrattività internazionale, ma anzi ne rappresentano il valore distintivo. I visitatori scelgono Lanzarote proprio per la sua coerenza, per la qualità dell’esperienza, non solo per il clima.

 

La domanda che cambia

Il dato più interessante di questa transizione non è solo economico, ma qualitativo. Cresce una domanda di viaggiatori che cercano coerenza, senso e responsabilità. Persone disposte a pagare di più per esperienze autentiche, a muoversi meno ma a vivere meglio, a contribuire invece di consumare.

 

Questo segmento, ancora minoritario, rappresenta però il futuro del turismo alle Canarie. Un turismo più lento, ma più stabile. Meno rumoroso, ma più duraturo. Meno dipendente dalle oscillazioni del mercato, più ancorato ai valori del territorio. 

Verso una nuova narrazione

La sfida per le Canarie è costruire una narrazione convincente di questo nuovo modello. Non si tratta di rinunciare ai grandi numeri, ma di riequilibrarli con criteri di qualità, sostenibilità e impatto sociale. Significa comunicare che il valore di una destinazione non si misura solo in arrivi, ma nella capacità di preservare e valorizzare il proprio capitale naturale, culturale e umano.

 

Il turismo delle Canarie sta cambiando. Lentamente, senza proclami, ma con determinazione. E forse proprio questa discrezione è il segno più promettente di una trasformazione autentica.

 

Fonti

• Canary Green - Programmi di turismo partecipativo e responsabile (www.canarygreen.org)

• Promotur Turismo de Canarias - Strategie di diversificazione turistica 2025

• Cabildo de Lanzarote - Modelli di turismo sostenibile

• UNESCO - Lanzarote Biosphere Reserve: sustainable tourism practices