Festival e tradizioni delle Canarie: dove la storia diventa festa

Scritto il 12/03/2026
da Redazione

Nelle Isole Canarie la festa non è semplicemente un evento sul calendario, ma è un linguaggio collettivo, un modo di raccontare la storia dell'arcipelago attraverso musica, costumi e rituali tramandati da generazioni. Ogni villaggio possiede la propria celebrazione, ogni isola il proprio carattere.

Durante l'anno, il calendario dell'arcipelago è punteggiato da centinaia di feste popolari, molte delle quali hanno radici antiche: alcune derivano da tradizioni religiose portate dai conquistadores spagnoli nel XV secolo; altre riflettono l'influenza culturale dell'America Latina, con cui le Canarie hanno mantenuto storicamente un rapporto intenso, fatto di emigrazione, ritorno e scambio. Il risultato è un mosaico culturale difficile da trovare altrove nel panorama europeo.

Il carnevale che ha resistito alla dittatura

Tra le celebrazioni più famose delle Canarie spicca il Carnevale di Santa Cruz de Tenerife, che gli storici fanno risalire agli inizi del XVII secolo. I primi documenti scritti specifici risalgono alla fine del Settecento: nel 1778 il diario di Lope Antonio de la Guerra Peña menziona una danza con comparse nella capitale tenerifegna. Nel 1783 un bando del Corregidor vietava l'uso delle maschere, ma in pratica non fu mai rispettato. L'evento aveva già una sua forza irresistibile.

Nel corso dell'Ottocento si consolidano le forme moderne della festa: compaiono le rondallas per la prima volta nel 1891, poi le comparsas, le estudiantinas e le murgas, gruppi di strada che mescolano satira e musica. Nel 1925 il Comune realizza il primo programma ufficiale dei festeggiamenti. Durante le dittature di Primo de Rivera prima e di Franco poi, il Carnevale venne ribattezzato con l'eufemismo di 'Feste Invernali' per eludere le proibizioni delle autorità. Tuttavia, Santa Cruz de Tenerife rimase uno dei pochi luoghi di Spagna in cui la tradizione continuò, anche sotto questa denominazione edulcorata.

Con la fine della dittatura nel 1976, il nome Carnevale fu ufficialmente ripristinato, e nel 1980 la festa ottenne il titolo di Festa di Interesse Turistico Internazionale. Nel 1987 fu introdotta la tematica annuale dell'evento, e in quell'anno il concerto di Celia Cruz con l'orchestra Billo's Caracas Boys davanti a più di duecentomila persone entrò nel Guinness dei primati come il più grande spettacolo in una piazza all'aperto. Oggi il carnevale attira circa due milioni di visitatori ed è considerato il secondo al mondo dopo quello di Rio de Janeiro, città con cui Santa Cruz de Tenerife è gemellata dal 1984.

La cerimonia più attesa è l'elezione della Regina del Carnevale. Le candidate sfilano con costumi monumentali progettati da stilisti e artigiani che lavorano per mesi: strutture metalliche, piume e cristalli che in alcuni casi superano il centinaio di chilogrammi di peso. Un movimento associativo di quasi diecimila persone rende possibile ogni anno questa macchina organizzativa che unisce teatro, moda e identità collettiva. Il Carnevale si chiude tradizionalmente il Mercoledì delle Ceneri con l'Entierro de la Sardina, una processione satirica in cui vedove in lutto, interpretate tradizionalmente da uomini in abito scuro, accompagnano una gigantesca sardina di cartapesta verso il rogo. Il rito, che si celebra dal XIX secolo, simboleggia la fine degli eccessi carnascialeschi e l'inizio della Quaresima.

Los Indianos: la grande festa bianca di La Palma

Se Tenerife celebra il carnevale con colori sgargianti, l'isola di La Palma ha sviluppato una tradizione del tutto originale. Il lunedì di carnevale, le strade della capitale Santa Cruz de La Palma si riempiono di persone vestite di bianco. È la festa dei Los Indianos, una celebrazione che trova le sue origini nell'emigrazione del XIX e primo XX secolo: migliaia di abitanti dell'isola partivano verso Cuba e l'America Latina in cerca di una vita migliore, portando con sé tradizioni, lingua e sapori. Molti tornavano dopo anni con nuove ricchezze, abbigliati con eleganti abiti coloniali color pastello, e con quell'aria di chi era partito con poco ed era tornato benestante.

La festa moderna nasce negli anni Sessanta, quando la famiglia Cabrera Santos, riunita al Real Club Náutico di La Palma, decise di parodiare questi emigranti di ritorno dalle Americhe. Come ha ricordato Manolo Cabrera, che all'epoca aveva appena nove anni, il ragionamento era semplice: 'Qui tutti abbiamo parenti che sono andati a Cuba o in Venezuela e poi sono tornati'. L'idea prese piede spontaneamente, senza convocazione ufficiale. Negli anni Ottanta, la commistione tra la parodia dell'indiano e la tradizione del lancio di talco — pratica documentata già nel XVII secolo secondo la storica María Victoria Hernández, con radici che alcuni ricollegano a rituali cubani — diede origine alla Fiesta de los Indianos nella forma che oggi conosciamo.

Il momento più carico di simbolismo è l'arrivo in piazza della Negra Tomasa, personaggio che incarna le domestiche afrocubane che gli emigranti portavano con sé al ritorno. Il ruolo è interpretato da decenni da Víctor Lorenzo Díaz Molina, conosciuto sull'isola come Sosó, premiato nel 2018 dal Comune con la Insignia de Oro. Il sindaco della capitale, il console di Cuba alle Canarie e l'assessore alle feste svelano quindi la targa che per un giorno ribattezza la Plaza de España come Plaza de La Habana. Il Comune distribuisce cinquemila sacchettini di talco ai partecipanti, le strade si imbiancano in pochi minuti e la musica cubana — guajiras, guarachas, guaguancós — scandisce il ritmo di una festa che moltiplicates la popolazione dell'isola per quattro. Pubblicazioni come National Geographic e The Guardian hanno incluso il carnevale di La Palma tra i dieci migliori d'Europa.

Gli abiti sono parte essenziale del rito: uomini in completi di lino bianchi con cappelli panamensi e fibbie d'oro; donne in pamelas ornate di fiori, con ventagli, ombrellini e gioielli. Accessori come valigie cariche di sigari, banconote infilate nelle tasche e rum completano la parodia dell'emigrante arricchito. Come ha dichiarato Raquel de Paz, responsabile del Laboratorio Municipale di Costume, 'qui non è che ci mascheriamo — quello che facciamo è proprio vestirci per los Indianos.'

Le romerías: pellegrinaggi che diventano festa collettiva

Un'altra tradizione profondamente radicata nelle Canarie è quella delle romerías, pellegrinaggi festivi dedicati ai santi patroni dei villaggi. La parola deriva dal latino romaeus, il termine usato per i pellegrini che si recavano a Roma, estesosi poi a indicare qualsiasi processione verso un santuario o un eremo in area rurale. Nelle Canarie questa forma ha sviluppato caratteristiche proprie, fondendo spiritualità, tradizione contadina, musica popolare e orgoglio identitario in una celebrazione unica.

Durante le romerías, carri trainati da buoi e decorati con fiori e prodotti agricoli attraversano le strade, accompagnati da gruppi musicali che suonano timple — strumento cordofono tipico dell'arcipelago — chácaras di legno o osso, chitarre e percussioni. Uomini e donne sfilano in trajes típicos, i costumi tradizionali dell'isola, mentre le offerte di frutta, vino e dolci vengono distribuite ai presenti. Originariamente la celebrazione era riservata alle classi più abbienti, che per un giorno indossavano le vesti dei contadini e ringraziavano per i doni della terra. Con il tempo le romerías sono diventate feste popolari aperte a tutti.

Alcune di queste celebrazioni hanno una storia documentata che risale al XVI e XVII secolo. La Romería de San Benito Abad a San Cristóbal de La Laguna, riconosciuta come Festa di Interesse Turistico Nazionale, ha origine da un voto collettivo del 1532, quando Tenerife fu colpita da una gravissima siccità che mise in pericolo la produzione agricola. La Romería del Socorro a Güímar è considerata la più antica delle Canarie. Il pellegrinaggio di San Marcos a Tegueste, celebrato la domenica più vicina al 25 aprile, è uno dei momenti più attesi dell'anno: carri con semi e grani, animali portati in processione, gofio e papas arrugadas distribuiti lungo il percorso. Le romerías non sono semplici commemorazioni religiose, ma occasioni in cui il territorio esprime la propria memoria collettiva attraverso corpi, costumi e sapori.