Il petrolio torna a salire per la guerra con l'Iran: cosa cambia per i canari?

Scritto il 02/04/2026
da Redazione · Economia

Il prezzo del barile di petrolio Brent è tornato a superare i 108 dollari questa mattina, recuperando i livelli di inizio settimana dopo una breve tregua motivata da segnali di distensione tra Stati Uniti e Iran. La tregua è durata poco: il presidente statunitense ha nuovamente inasprito il tono nel suo discorso televisivo di mercoledì sera, minacciando di intensificare gli attacchi. I mercati hanno reagito immediatamente e il petrolio è tornato a impennarsi.

Per molti canari queste notizie possono sembrare lontane. Ma ciò che accade nello Stretto di Hormuz — una striscia d'acqua larga appena 55 chilometri tra l'Iran e la penisola arabica — ha conseguenze molto concrete sul prezzo della benzina nei distributori dell'arcipelago, sul costo dei voli e persino sui prezzi degli alimenti al supermercato.

Perché lo Stretto di Hormuz è così importante?

Per quello stretto transita circa il 25% di tutto il petrolio e il gas commercializzato nel mondo. Quando quel corridoio è bloccato o a rischio, il mercato globale del greggio si tende immediatamente: l'offerta disponibile diminuisce e i prezzi salgono. Secondo Ricardo Evangelista, analista senior di ActivTrades, più a lungo lo stretto rimarrà effettivamente chiuso, maggiore sarà l'impatto sul mercato energetico mondiale e maggiore la probabilità di nuovi picchi di prezzo.

L'analisi di Evangelista indica che il conflitto si prolungherà probabilmente oltre aprile e che non ci sono prospettive realistiche di un ritorno alla normalità delle rotte di trasporto nel breve periodo. In questo contesto, i prezzi del petrolio e del gas hanno più probabilità di continuare a salire che di scendere, seppur con la volatilità tipica di un conflitto geopolitico in cui i messaggi di Washington cambiano da un giorno all'altro.

Benzina ed energia: l'impatto più diretto

Le Canarie dipendono quasi interamente dai combustibili fossili per generare elettricità e alimentare il parco veicoli. A differenza della penisola iberica, l'arcipelago non ha alcuna capacità di interconnessione energetica con l'esterno, il che lo rende particolarmente vulnerabile alle fluttuazioni del mercato del greggio.

Un rialzo sostenuto del prezzo del barile si trasferisce inevitabilmente al prezzo della benzina e del gasolio nei distributori canari. Sebbene il governo centrale applichi agevolazioni e le isole godano di una fiscalità indiretta ridotta grazie al Regime Economico e Fiscale (REF) canario, il margine di assorbimento ha un limite. Se il Brent si mantiene stabilmente sopra i 100 dollari, i canari lo sentiranno in tasca a ogni rifornimento.

Lo stesso vale per la bolletta elettrica. Le aziende produttrici di energia nelle isole utilizzano gasolio e gas per generare elettricità, e quando il costo di queste materie prime sale, la tariffa pagata da famiglie e imprese tende a seguire la stessa direzione.

I voli e il turismo: una minaccia per il motore dell'arcipelago

Il turismo rappresenta oltre un terzo del PIL canario e dipende quasi interamente dal trasporto aereo. Il cherosene, il carburante utilizzato dagli aerei, è un derivato del petrolio e il suo prezzo segue da vicino le fluttuazioni del greggio. Quando il petrolio sale, le compagnie aeree vedono aumentare i loro costi operativi e, prima o poi, trasferiscono quella pressione sul prezzo dei biglietti.

Un rincaro dei voli verso le Canarie potrebbe scoraggiare l'arrivo di turisti, specialmente dai mercati più sensibili al prezzo come quello britannico o quello tedesco. In un arcipelago che accoglie oltre 16 milioni di visitatori all'anno, anche un calo moderato della domanda turistica ha conseguenze significative sull'occupazione e sull'attività economica locale.

Il prezzo degli alimenti e il carrello della spesa

Il petrolio non muove solo auto e aerei: muove anche le navi e i camion che trasportano gli alimenti. Le Canarie importano la grande maggioranza dei prodotti consumati sull'arcipelago. Quando il costo del trasporto sale, il prezzo degli alimenti tende a seguirlo. Questo meccanismo, che gli economisti chiamano inflazione importata, è stato uno dei principali fattori che hanno fatto impennare l'inflazione in tutta la Spagna tra il 2021 e il 2023.

Se il conflitto in Medio Oriente si prolunga e i prezzi del greggio continuano a salire, esiste il rischio che l'inflazione, rientrata negli ultimi mesi, torni a risalire. Questo colpirebbe in modo particolare le famiglie canarie con redditi più bassi, che destinano una quota maggiore del loro bilancio all'alimentazione e ai servizi essenziali.

Volatilità e incertezza: il nuovo scenario

Uno degli aspetti più rilevanti dell'analisi di ActivTrades è l'avvertimento sulla volatilità. I mercati energetici continueranno a reagire con forza a ogni dichiarazione politica proveniente da Washington o Teheran. Questo significa che i prezzi del petrolio potrebbero oscillare bruscamente da un giorno all'altro, rendendo difficile la pianificazione tanto per le imprese quanto per le famiglie.

Per le imprese canarie che devono fissare i prezzi in anticipo — dai tour operator ai distributori alimentari fino alle aziende di trasporto — questa incertezza è di per sé un problema, indipendentemente dal livello assoluto a cui si colloca il greggio.

Una guerra lontana con conseguenze vicine

Lo Stretto di Hormuz si trova a oltre 7.000 chilometri da Gran Canaria. Ma l'economia globale è così interconnessa che ciò che accade in quella striscia di mare può farsi sentire in poche settimane al distributore sotto casa, in bolletta o nel prezzo del biglietto aereo. Le Canarie, in quanto arcipelago ultraperiferico, lontano dal continente europeo e completamente dipendente dal trasporto per le importazioni e il turismo, sono particolarmente vulnerabili a queste scosse energetiche.

Seguire da vicino l'evoluzione del conflitto non è solo una questione di politica internazionale. È anche, e soprattutto, una questione di economia domestica.