"L'Europa figura tra le regioni più esposte all'attuale crisi energetica." Con queste parole Katharine Neiss, chief European economist di PGIM Fixed Income, apre un'analisi che dovrebbe far riflettere anche chi vive e lavora nelle Isole Canarie. Perché la crisi energetica che sta investendo il Vecchio Continente non è una questione lontana: attraverso molteplici canali — dal turismo all'energia, dal credito alle esportazioni — arriva fino all'arcipelago con effetti concreti e misurabili.
Lo scenario: uno shock di offerta che cambia le regole del gioco
PGIM avverte che la crisi attuale è diversa da quella seguita all'invasione russa dell'Ucraina nel 2022. Allora l'inflazione era esplosa in modo brutale, ma la crescita europea aveva retto meglio del previsto. Oggi lo scenario è rovesciato: l'inflazione, pur potendo raggiungere il 4-5%, rimane relativamente contenuta, ma sono i timori per la crescita economica a dominare la scena.
I prezzi più alti dell'energia agiscono da freno classico sull'attività produttiva: aumentano i costi per famiglie e imprese, riducono i margini, comprimono i consumi. E colpiscono proprio i settori su cui l'Europa puntava per rilanciarsi: difesa, infrastrutture pubbliche e reindustrializzazione. Tutti settori ad alta intensità energetica. La BCE ha già rivisto al ribasso le stime di crescita del PIL europeo per il 2026 di circa 0,3 punti percentuali.
Sullo sfondo, una dimensione geopolitica preoccupante: la Russia esce rafforzata dal conflitto mediorientale, grazie agli alti proventi energetici. L'Europa aveva pianificato di eliminare gradualmente le importazioni di GNL russo entro il 2027, ma ora deve fare i conti con la possibilità che Mosca smetta di rifornirla ancora prima, dirottando le forniture verso mercati asiatici disposti a pagare prezzi più elevati.
Le Canarie e l'energia: una dipendenza strutturale
Le Isole Canarie importano la quasi totalità dell'energia che consumano. Non hanno accesso alla rete elettrica peninsulare spagnola, non beneficiano dei gasdotti continentali e dipendono in modo quasi esclusivo da idrocarburi trasportati via mare. Questa struttura energetica insulare rende l'arcipelago straordinariamente sensibile alle oscillazioni dei prezzi internazionali del petrolio e del gas naturale liquefatto (GNL).
Quando il GNL diventa più caro e più scarso sui mercati globali — come sta accadendo ora, con la competizione sempre più accesa tra Europa e Asia per aggiudicarsi i carichi disponibili — le Canarie subiscono l'aumento in modo amplificato rispetto alla Spagna continentale. Le bollette elettriche salgono, i costi di riscaldamento aumentano, e soprattutto crescono i costi di produzione per le imprese locali, in particolare quelle del settore manifatturiero, della ristorazione e della logistica.
La transizione energetica verso le rinnovabili — solare ed eolica — è in corso nell'arcipelago, ma i tempi di adeguamento sono ancora lunghi. Nel breve e medio termine, la vulnerabilità energetica delle Canarie rimane un dato strutturale con cui convivere.
Il turismo europeo sotto pressione: meno soldi in tasca ai visitatori
Le Canarie dipendono dal turismo per oltre un terzo del proprio prodotto interno lordo. I visitatori provengono prevalentemente da Germania, Regno Unito, Paesi Nordici e Italia — economie europee che stanno subendo in prima persona gli effetti dello shock energetico descritto da PGIM.
Famiglie tedesche e britanniche che vedono aumentare le bollette del gas e dell'elettricità, che percepiscono un'inflazione ancora presente e che leggono previsioni di crescita riviste al ribasso dalla BCE, tendono a rivedere i propri piani di spesa. Le vacanze all'estero — pur rimanendo una priorità per molti europei — vengono ridimensionate: soggiorni più brevi, strutture di categoria inferiore, minore spesa in loco. Per un'economia come quella canaria, che punta su un turismo di qualità, questo è un segnale da non sottovalutare.
C'è poi un rischio più profondo, segnalato implicitamente dall'analisi PGIM: se le condizioni finanziarie europee dovessero diventare ancora più restrittive — con tassi reali alti e credito scarso — la propensione al consumo delle famiglie si ridurrebbe ulteriormente, con effetti a catena sul settore turistico dell'intero Mediterraneo e dell'Atlantico.
L'Italia sotto osservazione: un caso che riguarda anche i turisti italiani
PGIM dedica un'attenzione particolare all'Italia, che definisce il caso più emblematico delle difficoltà europee in questo scenario. L'elevata esposizione dell'Italia alle importazioni di GNL, unita a un'economia ad alta intensità energetica e fortemente manifatturiera, mette sotto pressione il modello di crescita italiano proprio nel momento in cui il paese sembrava aver ritrovato una maggiore stabilità politica e risultati fiscali più solidi.
Questo è rilevante per le Canarie per una ragione precisa: l'Italia è uno dei mercati turistici in crescita per l'arcipelago. I turisti italiani — tradizionalmente propensi alla spesa — stanno diventando una componente sempre più significativa del flusso verso le isole. Uno scenario italiano deteriorato, con inflazione energetica al 4-5%, incertezza economica e pressione sui consumi, potrebbe frenare questa traiettoria positiva.
La pressione sui bilanci pubblici: meno risorse per il sostegno alle imprese
Un altro elemento dell'analisi PGIM merita attenzione: la combinazione di spesa per la difesa in aumento e sussidi energetici a famiglie e imprese rischia di spingere i bilanci nazionali europei ai loro limiti. Senza una risposta fiscale coordinata a livello europeo, i singoli governi si troveranno di fronte a scelte difficili.
Per le Canarie, questo si traduce in una domanda concreta: la Spagna — e il governo regionale delle Canarie — avranno le risorse necessarie per proteggere famiglie e imprese locali dagli effetti più duri della crisi energetica? Il regime fiscale speciale dell'arcipelago (REF, Regime Economico e Fiscale delle Canarie) offre alcuni strumenti, ma non può isolare completamente il territorio dalle pressioni macroeconomiche continentali.
Le imprese canarie che dipendono da sussidi energetici o da incentivi pubblici dovrebbero monitorare con attenzione l'evoluzione della politica fiscale spagnola ed europea nei prossimi mesi.
Un'opportunità da cogliere: accelerare la sovranità energetica
Di fronte a questo scenario, l'analisi PGIM offre paradossalmente anche uno stimolo positivo per le Canarie. La crisi energetica europea rende evidente, in modo ancora più urgente, la necessità di ridurre la dipendenza dalle fonti fossili importate. Per un arcipelago con un irraggiamento solare tra i più alti d'Europa e venti costanti per gran parte dell'anno, investire massicciamente nelle energie rinnovabili non è solo una scelta ambientale: è una strategia di sicurezza economica.
Diversi progetti di espansione eolica e fotovoltaica sono già in cantiere nelle isole. Accelerarli significherebbe ridurre l'esposizione alle oscillazioni del mercato del GNL, abbassare i costi energetici strutturali per le imprese, attrarre investitori internazionali interessati alla transizione verde e rafforzare la resilienza dell'economia locale di fronte agli shock esogeni.
In questo senso, la crisi energetica europea — pur portando rischi reali — potrebbe diventare il catalizzatore che mancava per compiere passi decisivi verso l'indipendenza energetica dell'arcipelago.
IN SINTESI: RISCHI E OPPORTUNITÀ PER LE CANARIE
RISCHI:
- Aumento dei costi energetici per famiglie e imprese locali, con effetti su ristorazione, trasporti e manifattura.
- Riduzione della propensione alla spesa dei turisti europei, penalizzati dallo shock energetico nei loro paesi.
- Rallentamento del turismo italiano, uno dei mercati in crescita per l'arcipelago.
- Minore spazio fiscale per sussidi ed incentivi a livello spagnolo ed europeo.
OPPORTUNITÀ:
- La crisi accelera la necessità di investire nelle rinnovabili: le Canarie hanno le risorse naturali per farlo.
- La diversificazione verso mercati extraeuropei (USA, America Latina) diventa ancora più strategica.
- Il regime fiscale speciale (REF) dell'arcipelago offre strumenti di attrazione degli investimenti da valorizzare.
Fonte: elaborazione ViviLeCanarie su analisi PGIM – Katharine Neiss, Chief European Economist, Fixed Income PGIM.
ViviLeCanarie – Il giornale degli italiani nelle Isole Canarie