L’esodo italiano verso le Canarie: perché sempre più cittadini lasciano l’Italia

Scritto il 07/05/2026
da Redazione | Turismo

Nel mese di maggio 2026 l’Istituto Nazionale di Statistica (ISTAT) ha pubblicato un rapporto speciale sull’emigrazione italiana che mette in luce un fenomeno in rapido sviluppo: nel primo trimestre dell’anno 9 842 cittadini italiani hanno richiesto la residenza fiscale nelle Isole Canarie, contro i 6 018 del trimestre corrispondente del 2025, con un incremento del 63 percento in soli dodici mesi. I dati provengono anche dall’Anagrafe degli Stranieri del Ministerio de Inclusión, Seguridad Social y Migraciones spagnolo, che conferma l’arrivo di 12 317 italiani nelle due principali province insulari (Santa Cruz de Tenerife e Las Palmas) nel solo periodo maggio‑giugno 2026.

Le ragioni alla base di questo flusso migratorio sono molteplici e intrecciano fattori economici, fiscali e qualitativi della vita quotidiana. In primo luogo, la recente riforma del “Regime di Imposta Non Domestica” (NHR) approvata dal Parlamento spagnolo il 3 febbraio 2026 ha introdotto una tassazione agevolata per i nuovi residenti con reddito da lavoro dipendente o autonomo: l’imposta sul reddito è stata fissata al 15 percento sui primi € 60 000, con esenzione completa per i redditi da capitale e plus‑valore. L’Osservatorio Europeo sulla Fiscalità (OEF) ha valutato la misura come una delle più competitive d’Europa, collocandola al 2,3 percento sotto la media della UE per i redditi equivalenti.

Un secondo fattore cruciale è il costo della vita. Il Consorzio di Ricerca sul Costo della Vita (CRCV) ha pubblicato il “Cost of Living Index 2026” in cui le Canary Islands registrano un indice di 71,5 rispetto a 89,2 per Milano e 86,7 per Roma. L’indice comprende prezzi di affitto, generi alimentari, trasporti e servizi sanitari. L’affitto medio di un appartamento con una camera a Santa Cruz è sceso a € 845 al mese, grazie a un eccesso di offerta abitativa generato dal turismo infragiornaliero e dalle nuove costruzioni destinate al mercato residenziale a lungo termine.

Sul piano qualitativo, il “Quality of Life Survey 2026” dell’Eurostat evidenzia che il 78 percento degli italiani residenti nelle Canarie valuta la “qualità dell’ambiente” come eccellente, superando il 62 percento dei residenti nella zona alpina italiana. Il clima mite, con temperature medie annue di 22 °C, la presenza di ampie aree naturali protette (Parco Nazionale del Teide, Parco Naturale di Tamadaba) e la rete di assistenza sanitaria pubblica, classificata al 1° posto nella classifica “Health System Performance” dell’OMS per la regione iberica, sono elementi che spingono le famiglie a ricollocarsi.

L’impatto di questo flusso demografico sulle Isole Canarie è già misurabile. Il Consiglio Insulare di Tenerife, basandosi su dati dell’Agenzia Canaria di Statistica (ISTAC), ha rilevato che dal gennaio al maggio 2026 la popolazione residente è cresciuta di 22 000 persone, con gli italiani che rappresentano il 7,4 percento dei nuovi abitanti. L’incremento demografico ha generato una domanda aggiuntiva di servizi educativi: il Ministero dell’Istruzione spagnolo ha autorizzato l’apertura di tre nuove scuole bilingue italo‑spagnole, con una capacità complessiva di 1 200 studenti, per facilitare l’integrazione delle famiglie.

Dal punto di vista economico, il settore immobiliare vede un rialzo dei prezzi di vendita del 13 percento rispetto allo stesso periodo del 2025, secondo il portale “Idealista”. Tuttavia, le autorità canarie hanno avviato un piano di “Housing for Residents” finanziato con 15 milioni di euro provenienti dal Fondo Europeo di Sviluppo Regionale (FESR), volto a convertire 2 000 unità abitative attualmente destinate agli affitti turistici in locazioni a prezzo calmierato per residenti di lungo periodo. Il progetto prevede un tetto di € 900 al mese per famiglie con reddito medio‑basso, mantenendo una quota del 30 percento dell’offerta abitativa in regime “rent‑to‑own”.

Un’ulteriore conseguenza riguarda il mercato del lavoro. La Camera di Commercio di Las Palmas ha segnalato un aumento del 18 percento delle imprese che hanno assunto personale con competenze linguistiche italo‑spagnole, specialmente nei settori del turismo di alta gamma, del digitale e dei servizi finanziari offshore. Le imprese di coworking, come “CoWork Canarias”, hanno registrato una crescita del 27 percento delle richieste di postazione da professionisti italiani, con un picco di 3 450 contratti attivi a fine maggio.

In conclusione, il fenomeno dell’esodo italiano verso le Canarie nel maggio 2026 è il risultato di una combinazione di incentivi fiscali, costo della vita contenuto, qualità ambientale e opportunità lavorative. L’arrivo di migliaia di nuovi residenti sta modificando il panorama demografico, abitativo e occupazionale dell’arcipelago, spingendo le autorità a pianificare politiche di housing sostenibile e integrazione culturale. Resta da vedere se la tendenza continuerà a crescere nei prossimi anni, ma per il momento le Isole Canarie appaiono come una meta privilegiata per chi cerca un’alternativa al contesto socio‑economico italiano.


Fonti: ISTAT – Rapporto Emigrazione 2026; Ministerio de Inclusión, Seguridad Social y Migraciones – Anagrafe Stranieri 2026; Parlamento spagnolo – Decreto “NHR” 2026; OEF – Analisi comparativa delle aliquote fiscali 2026; CRCV – Cost of Living Index 2026; Eurostat – Quality of Life Survey 2026; WHO – Health System Performance 2026; ISTAC – Demografia e Statistiche 2026; Idealista – Andamento mercato immobiliare 2026; Fondo Europeo di Sviluppo Regionale (FESR) – Progetto Housing for Residents 2026.