Nel 2026 il flusso di professionisti digitali verso l’arcipelago ha raggiunto numeri mai registrati, confermando le Isole Canarie come uno dei principali poli europei di lavoro remoto. Il più recente report trimestrale dell’Istituto Canario di Statistica (ISTAC), pubblicato a marzo 2026, mostra che su circa 14 300 digital nomad registrati nel regime “Non‑habitual resident” (NHR), il 45 % ha stabilito la propria residenza a Tenerife, il 30 % a Gran Canaria, il 15 % a Lanzarote e il restante 10 % a Fuerteventura e La Graciosa. Queste percentuali sono supportate dai dati di ingresso del Ministero del Turismo, che ha rilevato un incremento del 22 % delle prenotazioni di alloggi a lungo termine a Tenerife rispetto al 2022, mentre Gran Canaria ha registrato un balzo del 18 % nello stesso periodo.
Le ragioni di questa distribuzione non sono casuali. Tenerife beneficia di una rete di fibra ottica ultra‑veloce, completata nel 2024 con il progetto “Fiber Canarias” che ha portato velocità medie di 250 Mbps in oltre l’85 % del territorio, secondo il comunicato del Ministero dell’Economia. Gran Canaria, d’altro canto, ha investito in politiche di coworking: nel 2025 la Regione ha inaugurato cinque nuovi “hub digitali” finanziati con 45 milioni di euro dal Fondo Europeo di Sviluppo Regionale (FESR), offrendo spazi attrezzati, servizi di mentoring e agevolazioni fiscali per startup. Lanzarote, pur avendo una rete più limitata, ha puntato sulla qualità della vita, promuovendo un programma “Eco‑Work” che garantisce tariffe elettriche ridotte del 30 % per le imprese del settore digitale, secondo il piano approvato dal Consiglio Insulare a dicembre 2025.
L’impatto economico di questa concentrazione è evidente. Il Banco de España, nella sua relazione semestrale del 2026, ha stimato che i flussi di denaro generati dai professionisti digitali hanno portato un surplus commerciale di 820 milioni di euro nel 2025, di cui il 55 % attribuibile a Tenerife e il 30 % a Gran Canaria. I settori che più beneficiano sono la ristorazione (incremento del 27 % dei ricavi rispetto al 2022), il turismo di nicchia (crescita del 19 % nelle offerte di “work‑cations”) e il mercato immobiliare, dove la domanda di affitti a medio termine è aumentata del 38 % a Tenerife e del 31 % a Gran Canaria, spingendo gli affitti medi da 560 a 770 euro al mese.
Tuttavia, questi numeri nascondono tensioni sociali. L’Associazione Canaria di Inquilini (ACI) ha pubblicato a maggio 2026 una denuncia per cui l’aumento dei prezzi degli affitti ha ridotto la capacità di spesa delle famiglie a basso reddito, che ora impiegano il 44 % del loro reddito disponibile per l’alloggio, contro il 31 % di cinque anni prima. Il Consiglio delle Isole ha risposto con una proposta di “tax‑cap” sugli affitti brevi, limitando la percentuale di incremento annuo al 5 % nelle zone più turistiche, ma il provvedimento è ancora in fase di discussione parlamentare.
Guardando al futuro, gli esperti dell’Università di La Laguna prevedono tre scenari possibili. Nel caso ottimista, Tenerife e Gran Canaria consolideranno la loro leadership digitale, attirando ulteriori investimenti esteri, con una crescita annua del PIL regionale del 2,8 % entro il 2030 e la creazione di 7 500 nuovi posti di lavoro qualificati. Nel caso intermedio, le politiche di contenimento degli affitti rallenteranno la migrazione di professionisti, mantenendo un livello di spesa stabile ma limitando l’espansione dell’offerta di coworking. Infine, nello scenario di “stallo”, la mancanza di un coordinamento tra le autorità può portare a una dispersione dei nomadi verso altre mete mediterranee, con una perdita stimata di 150 milioni di euro all’anno di entrate fiscali entro il 2029.
In conclusione, Tenerife e Gran Canaria emergono come i poli più attrattivi per i professionisti digitali grazie a infrastrutture avanzate, incentivi fiscali e una vivace offerta di spazi di lavoro collaborativo. Il loro futuro dipenderà dalla capacità delle istituzioni di conciliare la crescita economica con la sostenibilità abitativa, evitando che il successo digitale si traduca in una crisi di costo della vita per la popolazione residente.