Nel giugno 2026 le Isole Canarie ospitano una mescolanza di community digitali provenienti da tutto il globo, che ha trasformato il tessuto sociale e l’economia locale. Secondo il rapporto trimestrale dell’Istituto Canario di Statistica (ISTAC) pubblicato a febbraio, le tre più numerose sono: la “Euro‑Digital Nomads Hub” (principalmente Germania, Regno Unito e Paesi Bassi), la “LatAm Remote Collective” (Spagna‑America Latina, con forte presenza di Argentina, Messico e Colombia) e la “South‑Asian Tech Circle” (India, Pakistan e Sri Lanka).
La Euro‑Digital Nomads Hub conta circa 7 200 iscritti al regime “Non‑habitual resident” (NHR) e si concentra prevalentemente a Tenerife (54 %) e Gran Canaria (31 %). Il Ministero del Turismo, nei dati relativi ai visti “Digital Nomad” rilasciati nel 2025, segnala una crescita del 63 % rispetto al 2022, con il 41 % delle domande provenienti da Germania. Il loro impatto economico è evidente: la spesa media settimanale è di €1 320, più del 30 % rispetto alla media dei turisti tradizionali, e il settore della ristorazione ha registrato un aumento del 26 % dei fatturati tra aprile 2024 e marzo 2026 (ISTAC).
La LatAm Remote Collective, formata da circa 4 800 professionisti, è la più giovane ma presenta la crescita più rapida. Il Ministero degli Affari Esteri, nel bilancio del 2025, ha evidenziato un incremento del 48 % nelle pratiche di soggiorno a lungo termine per cittadini latinoamericani, in particolare argentini e messicani. Questi lavoratori tendono a stabilirsi in zone costiere meno affollate, come La Orotava a Tenerife e Maspalomas a Gran Canaria, favorendo lo sviluppo di coworking a impatto sociale e contribuendo a una diversificazione dell’offerta culturale: eventi di cucina latino‑americana, festival di musica indie e workshop di arti visive hanno registrato una crescita media del 34 % di partecipanti dal 2023.
La South‑Asian Tech Circle, con 2 300 membri, è la più tecnologicamente specializzata. La maggior parte proviene da città come Bangalore, Hyderabad e Colombo, e si è radicata soprattutto a Las Palmas, dove il progetto “AI Canary Lab” ha ricevuto €12 milioni dal Fondo Europeo per l’Innovazione (FEI). Il Laboratorio, avviato nel 2024, ha lanciato 15 prototipi di intelligenza artificiale per il monitoraggio ambientale delle coste, con un potenziale risparmio di €4 milioni all’anno per la gestione dei parchi naturali.
Quale evoluzione si prospetta? Gli esperti dell’Università di La Laguna, intervistati dal Parlamento spagnolo a giugno 2026, ipotizzano tre scenari. Nel caso più ottimista, la collaborazione tra le tre community porterà alla creazione di un “Canary Innovation Network” entro il 2029, con un incremento medio annuo del 2,7 % del PIL regionale e la generazione di 13 000 nuovi posti di lavoro ad alta qualificazione. Nel caso intermedio, le tensioni sul mercato immobiliare – che ha visto un rialzo medio del 29 % dei canoni dal 2022 al 2025 – spingeranno le autorità a implementare un tetto massimo del 5 % di aumenti annui, stabilizzando i costi senza frenare l’attrattività delle community. Nel peggior scenario, la mancanza di politiche abitative efficaci e la pressione sui servizi pubblici (sanità, trasporti) potrebbero indurre una “fuga di talenti” verso destinazioni emergenti come Malta o Madeira, con una perdita stimata di €180 milioni di investimenti entro il 2030.
In definitiva, le community internazionali non sono più solo gruppi informali di nomadi: sono veri e propri motori di innovazione, cultura e crescita economica per le Canarie. La sfida per le istituzioni è ora garantire un equilibrio tra sviluppo sostenibile, accessibilità abitativa e mantenimento della qualità della vita per i residenti storici, affinché l’arcipelago possa continuare a brillare come ponte tra mondi diversi.