Erosione delle coste e protezione delle spiagge nelle Canarie

Scritto il 11/06/2026
da Redazione

Le autorità canarie hanno confermato, con il rapporto “Coastal Change 2025” dell’Agenzia Spagnola per la Protezione Ambientale (APPA), che la perdita di sabbia lungo le coste dell’arcipelago è aumentata del 12 % negli ultimi cinque anni, passando da 1 850 milioni di metri cubi nel 2020 a 2 080 milioni nel 2025. La dinamica è alimentata da tre fattori principali: l’innalzamento del livello medio del mare (+ 4 mm anno – dati del Servizio Idrografico delle Isole Canarie), l’intensificazione di eventi di pioggia estremi registrati dal Centro Nazionale di Meteorologia (incremento del 18 % di precipitazioni superiori a 100 mm al mese) e la pressione antropica su dune e fronti marini, in particolare da parte di strutture turistiche e sport acquatici.

Per contrastare l’erosione, il Consiglio Insulare ha approvato nel marzo 2026 un pacchetto di interventi da €210 milioni, finanziati in parte dal Fondo Europeo per lo Sviluppo Regionale (FESR) e dal Programma “Blue‑Growth” dell’Unione Europea. Il piano prevede la ricostruzione di 15 km di dune artificiali mediante l’impiego di sabbia di origine locale trattata con biopolimeri a base di alghe, tecnologia certificata dal Laboratorio di Ingegneria Costiera dell’Università di Las Palmas. Gli studi preliminari dell’istituto mostrano che tale metodo riduce il tasso di erosione fino al 85 % rispetto alle pratiche tradizionali di rifornimento di sabbia trasportata via mare.

Parallelamente, è stata lanciata la “Rete Verde Costiera”, un’iniziativa congiunta di enti locali, associazioni ambientaliste e operatori turistici. Il programma incentiva la piantumazione di 300 000 esemplari di Ammophila arenaria e Eryngium maritimum su 45 km di litorale, in modo da consolidare la vegetazione natia che funge da “cuscinetto” dinamico contro l’azione delle onde. Il Ministero dell’Agricoltura ha fornito, nella sua nota tecnica di aprile 2026, 25 milioni di euro in sussidi per la produzione di mangimi vegetali destinati a questi impianti di copertura.

Le misure di protezione hanno già prodotto segnali positivi. I dati del Sistema di Monitoraggio delle Spiagge (SMS) dell’APPA, aggiornati a maggio, indicano una diminuzione del 6 % nella perdita netta di sabbia su cinque tratti pilota (Playa de Las Vistas, Playa de Güigüi, Playa de Maspalomas, Playa del Inglés e Playa de Los Lobos). Il tasso medio di ricostituzione è ora di 0,8 m³ / m² anno, rispetto a ‑0,3 m³ / m² anno registrato nel 2019.

Quali scenari si delineano per i prossimi cinque anni? Gli studiosi del Centro di Ricerca Oceanografica dell’Università di La Laguna, citati nella seduta parlamentare di giugno 2026, ipotizzano tre possibili evoluzioni. Nel caso ottimista, l’estensione del progetto di dune artificiali a 30 km di costa, con il completo coinvolgimento del settore privato, ridurrebbe il tasso di erosione totale del 70 % entro il 2031, preservando il valore turistico delle spiagge – stimato in €9 miliardi di fatturato annuo – e migliorando la resilienza delle comunità costiere di 1,2 milioni di abitanti. Nel caso intermedio, l’attuazione parziale delle misure di vegetazione e di ricostruzione dune (solo il 50 % delle aree a rischio) mantenerebbe il tasso di perdita attuale ma con una perdita netta ridotta del 30 % entro il 2030, evitando costi di ripristino ulteriori stimati in €350 milioni. Nel peggior scenario, la mancanza di finanziamenti europei e l’aumento della frequenza di tempeste tropicali (proiezioni IPCC 2025 indicano un incremento medio di + 0,7 eventi per anno) porterebbero a un “effetto domino” di frane costiere, con una perdita di sabbia superiore al 15 % entro il 2029 e un impatto economico negativo di €1,1 miliardi, includendo danni alle infrastrutture portuali e alla rete energetica offshore.

Il governo delle Canarie insiste sul ruolo cruciale della cittadinanza. La campagna “Custodi della Sabbia”, lanciata a luglio 2025, ha coinvolto 120 mila residenti e turisti in attività di pulizia e monitoraggio mediante app mobile certificata dal Ministero della Transizione Ecologica. I primi risultati mostrano una riduzione del 22 % di rifiuti plastici su 10 km di litorale, fattore che, secondo gli esperti, contribuisce a limitare la frattura delle dune.

In sintesi, l’erosione costiera è una sfida multiforme che intreccia cambiamenti climatici, pressioni antropiche e fragilità geologica. Gli investimenti recenti, la collaborazione tra enti pubblici e privati e l’attivazione di soluzioni basate sulla natura indicano una traiettoria verso un modello di gestione sostenibile, ma il risultato finale dipenderà dall’efficacia delle politiche di finanziamento, dalla capacità di adattamento delle comunità locali e dalla continuità delle misure di monitoraggio a lungo termine.