Nel giugno 2026 la transizione energetica delle Canarie è ormai una realtà consolidata, ma i numeri pubblicati recentemente dall’Agenzia Spagnola per l’Energia (IDAE) e dall’Istituto Canario di Statistica (ISTAC) mostrano che il ritmo di sviluppo sta accelerando in modo significativo. Il rapporto “Renewable Power Outlook 2025‑2030” dell’IDAE, diffuso a marzo, indica che la quota di energia prodotta da fonti rinnovabili è passata dal 38 % nel 2022 al 55 % nel 2025, grazie a un incremento di + 820 MW di capacità installata. Di questi, il 62 % proviene da impianti solari fotovoltaici, il 27 % da parchi eolici offshore e il 11 % da impianti di biomassa a ciclo chiuso, soprattutto nelle zone più rurali di Gran Canaria e Fuerteventura.
Le autorità insulari hanno sostenuto la crescita con il programma “Canary Green Energy 2030”, approvato dal Consiglio Insulare a gennaio 2026 e finanziato per €1,2 miliardi con fondi del Fondo Europei per lo Sviluppo Regionale (FESR) e del programma Horizon Europe. Il piano prevede la realizzazione di 1 500 MW di nuova capacità solare entro il 2030, la conversione di 300 MW di impianti a combustibili fossili in turbine a gas ad alta efficienza con ciclo combinato, e l’installazione di 350 MW di sistemi di accumulo batterico distribuiti, destinati a stabilizzare la rete in condizioni di bassa produzione eolica. Il Ministero per la Transizione Ecologica, nella comunicazione del 12 aprile 2026, sottolinea che il 70 % dell’energia prodotta nei mesi estivi sarà ora coperto da fonti rinnovabili, riducendo la dipendenza dalle importazioni di gas naturale di circa 250 milioni di euro all’anno.
Il risultato immediato è visibile sui conti energetici delle famiglie. L’Ente Canario di Regolazione del Mercato (CERGY) ha pubblicato a febbraio i nuovi dati di fatturazione: il prezzo medio dell’elettricità per i consumatori domestici è sceso del 15 % rispetto al 2023, passando da 0,21 euro/kWh a 0,18 euro/kWh, grazie al mix più pulito e ai meccanismi di prezzo fissato dalla “tariffa verde” introdotta nel 2025. Parallelamente, il settore turistico beneficia di costi operativi più competitivi; il rapporto dell’Associazione Alberghiera delle Canarie (ACH) mostra che il 23 % dei resort ha ridotto le proprie spese energetiche del 19 % nell’anno precedente, permettendo di mantenere tariffe competitive nonostante l’inflazione globale.
Questa evoluzione comporta anche impatti ambientali misurabili. Il Parco Nazionale di Timanfaya ha registrato, nel 2025, una riduzione delle emissioni di CO₂ equivalenti a 1,1 milioni di tonnellate, rispetto al valore medio degli ultimi dieci anni, grazie a una diminuzione del traffico di navi cargo a carbone e a una minore dipendenza dalle centrali termoelettriche di’termoelettrica. L’Istituto di Ricerca Climatica dell’Università di La Laguna, nel suo studio “Carbon Budget of the Archipelago” (edizione 2025), ha stimato che, se il tasso di crescita attuale si mantenga, le Canarie potranno raggiungere la neutralità carbonica entro il 2042, con un margine di ± 3 anni.
Tuttavia, la transizione non è priva di sfide. Il mercato del lavoro ha richiesto una riconversione professionale: l’Associazione dei Lavoratori dell’Energia (ALE) riferisce che, nel 2024‑2025, il 12 % delle unità occupazionali nella zona portuale è stato trasferito verso attività di manutenzione di impianti fotovoltaici e di sistemi di accumulo, richiedendo programmi di ri‑qualificazione. Il Consiglio Insulare ha risposto con il progetto “Green Skills 2026‑2029”, finanziato con €75 milioni di fondi strutturali, per formare 8 000 professionisti qualificate nei settori dell’installazione e della gestione di impianti rinnovabili.
Guardando al futuro, gli esperti del Centro di Ricerca Energetica di La Laguna, citati nella seduta parlamentare di giugno 2026, delineano tre scenari plausibili. Nel caso ottimista, l’ulteriore sviluppo di 2 000 MW di capacità eolica offshore e la completa digitalizzazione della rete intelligente (smart grid) ridurrebbero le perdite di trasmissione del 30 % entro il 2032, consentendo al 65 % della domanda di energia elettrica di essere coperta da sole fonti rinnovabili e creando 12 000 nuovi posti di lavoro altamente qualificati. Nel caso intermedio, un ritmo di crescita moderato (1 200 MW entro il 2030) porterebbe a una quota rinnovabile del 58 % e a una diminuzione complessiva delle emissioni di CO₂ del 22 % entro il 2032, mantenendo stabile il prezzo dell’elettricità per le famiglie. Nel caso di “stallo”, una carenza di finanziamenti UE e ritardi nella modernizzazione della rete elettrica potrebbero limitare la capacità installata a 1 300 MW entro il 2029, mantenendo la dipendenza da combustibili fossili al 35 % e causando un aumento dei costi di importazione di gas di ≈ €180 milioni annui.
La crescita delle energie rinnovabili nelle Isole Canarie sta trasformando il quadro energetico, ambientale ed economico dell’arcipelago. L’attuazione dei piani di investimento, la formazione di una forza lavoro specializzata e la capacità di integrare le fonti intermittenti nella rete saranno i fattori decisivi per consolidare una crescita sostenibile e posizionare le Canarie come modello europeo di transizione energetica.