Le Canarie a caccia di nomadi digitali: la nuova campagna parte a settembre

Scritto il 20/07/2026
da Redazione

Con l'arrivo dell'autunno europeo, le Isole Canarie tornano a giocare una delle loro carte migliori: il clima. A partire da settembre, Promotur Turismo de Canarias rilancia la strategia dedicata ai lavoratori da remoto, un segmento che l'arcipelago corteggia ormai da anni con lo slogan diventato quasi un marchio di fabbrica: "l'ufficio con il miglior clima del mondo".

La logica non è soltanto promozionale, ma economica. I teletrabajadores non sono turisti come gli altri: restano più a lungo, distribuiscono la loro spesa lungo tutto l'anno e non dipendono dai picchi stagionali né dalla connettività aerea del fine settimana. Secondo i dati diffusi dal Governo delle Canarie, chi lavora da remoto sulle isole spende in media quasi il triplo rispetto al turista vacanziero tradizionale, perché la sua permanenza si misura in settimane o mesi, non in giorni. Un affitto, la palestra, il coworking, la spesa quotidiana, le cene fuori: il nomade digitale si comporta, di fatto, come un residente temporaneo.

La nuova campagna punta su mercati considerati strategici perché meno legati al turismo mordi-e-fuggi: Paesi Bassi, Finlandia, Lussemburgo, Austria, Danimarca, Francia, Irlanda e Belgio. Sono mercati del Nord ed Europa continentale dove il freddo autunnale e invernale rende l'idea di lavorare da una terrazza atlantica particolarmente attraente.

Sul terreno, l'infrastruttura c'è già. Gran Canaria e Tenerife concentrano la maggior parte dei coliving e coworking dell'arcipelago, con Las Palmas ormai riconosciuta come la "capitale dei nomadi" delle isole: la più grande comunità di remote worker, decine di spazi di lavoro condiviso e la spiaggia urbana di Las Canteras a pochi minuti dalla scrivania. Le tariffe restano competitive rispetto ad altre capitali europee: un posto fisso in coworking si aggira in genere tra gli 80 e i 150 euro al mese, spesso incluso nei pacchetti coliving. La connettività, grazie ai cavi sottomarini che collegano le isole all'Europa continentale, è solida, con fibra nelle aree urbane.

Ma il fenomeno porta con sé anche una domanda che le isole non possono più ignorare: quale impatto sul mercato immobiliare e sulle comunità locali? La stessa flessibilità che rende il nomade digitale un ospite prezioso lo mette in concorrenza, per gli alloggi di medio-lungo periodo, con i residenti, in un contesto di forte tensione abitativa. La sfida per i prossimi mesi sarà trasformare l'attrazione di talento internazionale in un valore condiviso: non solo camere affittate, ma comunità che si integrano, competenze che circolano e spesa che resta sul territorio tutto l'anno.

In questo senso, settembre non è solo l'inizio di una campagna pubblicitaria. È il momento in cui le Canarie provano a dimostrare che il lavoro da remoto può essere qualcosa di più di una moda: un pilastro della diversificazione economica dell'arcipelago.