Come si muovono in modo sostenibile sette isole separate dall'Atlantico, ciascuna con la propria rete di trasporto pubblico, i propri porti e i propri aeroporti? È la domanda al centro della II Jornada "Retos para una Movilidad Sostenible en Canarias", l'incontro dedicato quest'anno all'intermodalità dei territori insulari come asse strategico, che ha riunito nei giorni scorsi rappresentanti del Governo spagnolo, del Governo delle Canarie e dei principali operatori di trasporto dell'arcipelago.
Il tema non è solo ambientale, ma anche profondamente economico e sociale: negli arcipelaghi, a differenza dei territori continentali, la mobilità tra un punto e l'altro dipende quasi sempre dalla combinazione di più mezzi — nave, aereo, autobus, talvolta taxi collettivo — ed è proprio questa catena di trasferimenti a rappresentare il principale ostacolo per una mobilità realmente efficiente e a basso impatto ambientale.
Il Ministero dei Trasporti spagnolo ha confermato un sostegno di 1.200 milioni di euro nel 2025 destinato alla mobilità di residenti e merci nelle Canarie, mentre gli investimenti previsti in porti e aeroporti dell'arcipelago superano i 2.000 milioni di euro nei prossimi anni. Si tratta di cifre significative, che testimoniano quanto la Spagna consideri strategica la connettività interna delle isole, non solo per il turismo ma soprattutto per la vita quotidiana di chi le abita.
Parallelamente, le Canarie stanno portando avanti una nuova legge autonomica sulla mobilità sostenibile, pensata per integrare i diversi mezzi di trasporto — pubblico e privato, marittimo e terrestre — in un sistema più coerente ed efficiente, riducendo i tempi di spostamento e le emissioni legate ai continui trasferimenti tra isole.
Il tema si intreccia inevitabilmente con quello dell'economia circolare: la Consejería di Transizione Ecologica ed Energia ha presentato il Piano d'Azione di Economia Circolare 2024-2026, uno strumento articolato in venti punti e quattro pilastri fondamentali, pensato per ridurre gli sprechi, favorire il riutilizzo dei materiali, promuovere il riciclaggio e sostenere l'occupazione locale legata alla gestione responsabile delle risorse. Anche in questo caso, la dimensione insulare rende la sfida più complessa che altrove: importare, gestire e smaltire materiali su territori isolati e distanti dalla Penisola comporta costi e complicazioni logistiche che il piano cerca di affrontare strutturalmente.
Per i residenti, gli effetti concreti di queste politiche si misureranno nei prossimi anni: meno tempo perso negli spostamenti tra isole, connessioni più affidabili tra aeroporti, porti e reti di autobus urbani, e — nel lungo periodo — una riduzione della dipendenza dai combustibili fossili per i trasporti interni. Un obiettivo ambizioso per un arcipelago che, va ricordato, ha già raggiunto in anticipo i propri target di energia sostenibile: la sfida ora si sposta dal settore energetico a quello, altrettanto decisivo, della mobilità quotidiana.
Resta da vedere quanto rapidamente gli oltre 3.200 milioni di euro complessivi annunciati tra fondi statali e investimenti infrastrutturali si tradurranno in cantieri concreti e in servizi realmente percepibili da chi ogni giorno prende un traghetto, un aereo o un autobus per andare al lavoro.