Le Canarie si confermano, nel primo semestre del 2026, uno dei grandi poli crocieristici d'Europa. Secondo i dati di Puertos del Estado diffusi il 24 luglio, il Puerto de Las Palmas ha ricevuto 1.300.770 crocieristi tra gennaio e giugno, il 9,6% in più rispetto allo stesso periodo del 2025, mentre il Puerto de Santa Cruz de Tenerife ne ha contati 1.000.417, con una crescita del 10,2%. Insieme, i due scali superano i 2,3 milioni di passeggeri — vicini ai 2,4 milioni — pari a più di un crocierista su tre tra quelli arrivati in Spagna in questi sei mesi.
Il dato colpisce ancora di più se confrontato con la media nazionale: la Spagna nel suo complesso ha accolto 6,38 milioni di crocieristi, appena l'1,8% in più dell'anno precedente, un rallentamento netto rispetto al +18,1% dello stesso periodo del 2025. Le Canarie, insomma, crescono molto più della media, mentre altre destinazioni cambiano strategia: le Baleari hanno perso il 18,3% dei passeggeri e ridotto dell'11,6% gli scali, in un contesto di restrizioni al traffico marittimo. Barcellona ha scelto di limitare la capacità concentrando l'attività nel molo Adossat e aumentando la tassazione sulle crociere di sola sosta; Palma di Maiorca ha siglato un accordo con le compagnie per ordinare gli arrivi, ridurre le emissioni e distribuire meglio i flussi di visitatori.
Il governo regionale, per ora, non segue questa linea. La consigliera al Turismo e all'Impiego, Jéssica de León, ha ribadito che l'incremento delle crociere rappresenta un'opportunità per far crescere altre filiere collegate — rifornimento delle navi, servizi portuali, riparazione navale — più che un rischio da contenere con limiti numerici. Ma la pressione sui servizi delle due capitali è sempre più visibile: quando più navi coincidono in porto si registrano carenze di taxi, codici alla circolazione nei pressi dei terminal e forte concentrazione di visitatori nelle zone commerciali e turistiche del centro. A questo si aggiunge la questione ambientale, con esperti che segnalano la necessità di intervenire sulle emissioni delle navi ormeggiate in porto.
Il tema è tornato d'attualità anche per ragioni non solo economiche: l'episodio della nave Hondius, coinvolta all'inizio dell'anno in un'operazione eccezionale legata all'Organizzazione Mondiale della Sanità, ha mostrato come il consenso attorno alle crociere possa incrinarsi rapidamente quando una nave smette di rappresentare solo indotto economico e diventa una sfida sanitaria o logistica.
Per Las Palmas de Gran Canaria e Santa Cruz de Tenerife la domanda centrale non è più soltanto quanti crocieristi arrivano, ma come gestire una leadership che le colloca tra i principali hub crocieristici d'Europa, senza che mobilità, spazi urbani e servizi pubblici finiscano sotto una pressione difficile da sostenere.