Vivere e lavorare da remoto alle Canarie: la community dei nomadi digitali continua a crescere

Scritto il 31/07/2026
da Redazione

Le Isole Canarie si confermano tra le mete più ambite d'Europa per chi lavora da remoto, e il 2026 sta portando una nuova fase di maturità a un fenomeno che ormai da anni cambia il volto di quartieri e municipi dell'arcipelago. A Tenerife e Gran Canaria la rete di spazi di coworking e coliving si è ormai consolidata: solo a Gran Canaria si contano attorno alla cinquantina di spazi di coworking, con Las Palmas che si è affermata come hub urbano di riferimento, mentre Tenerife punta su un mix di natura, spiagge e foreste che attira un profilo di nomade digitale più orientato al equilibrio vita-lavoro.

Tra le strutture che stanno definendo questa seconda fase del fenomeno figurano realtà come Nine, nel centro storico de La Orotava, che ha trasformato una casa canaria dell'Ottocento in uno spazio dove vivere, lavorare e socializzare; Cactus Coliving a Los Cristianos, con canoni mensili tra i 700 e i 1.200 euro; Maraya, affacciato sull'oceano; e Coworksurf a Las Palmas, che unisce coworking h24 e coliving in più location dell'isola. A queste si aggiungono decine di realtà più piccole, spesso gestite da ex nomadi digitali che hanno deciso di stabilirsi sull'arcipelago e trasformare la propria esperienza in un servizio per chi arriva dopo di loro.

Il motivo del successo resta lo stesso da anni: clima primaverile per oltre 300 giorni l'anno, temperature comprese quasi sempre tra i 18 e i 28 gradi, connessione in fibra ottica diffusa anche fuori dai centri urbani, collegamenti aerei frequenti con il resto d'Europa e un fuso orario allineato al continente. A questo si aggiunge un elemento meno tangibile ma decisivo: una comunità già ampia e strutturata, con eventi di networking, gruppi social attivi e un tessuto di attività — dal surf allo yoga, dalle escursioni ai laboratori professionali — pensato apposta per chi lavora in autonomia e cerca socialità al di fuori dell'ufficio.

Questa crescita, tuttavia, non è priva di implicazioni per il territorio. L'afflusso costante di lavoratori da remoto, spesso con redditi superiori alla media locale, alimenta il dibattito già acceso sul mercato immobiliare e sui canoni di affitto nei quartieri più richiesti di Las Palmas, Santa Cruz e nel sud di Tenerife — lo stesso dibattito che intreccia il tema dei nomadi digitali con quello, più ampio, della sostenibilità del modello turistico dell'arcipelago. Diversi operatori del settore coliving segnalano che l'autunno resta tradizionalmente la stagione di maggiore espansione della domanda, complice il rientro dai mesi estivi e l'avvio di nuovi cicli lavorativi per chi pianifica soggiorni di media-lunga durata: un contesto in cui diverse strutture stanno ampliando la propria capacità in vista dei prossimi mesi, anche se al momento non risultano annunci ufficiali di nuove aperture su larga scala.

Per le Canarie, la sfida dei prossimi mesi sarà trovare un equilibrio tra l'attrattività internazionale che il fenomeno genera — in termini di indotto economico, visibilità e diversificazione rispetto al turismo tradizionale — e la necessità di tutelare l'accesso alla casa per la popolazione residente, tema su cui amministrazioni locali e associazioni di categoria continuano a confrontarsi.