Un appartamento di 70 metri quadri che un anno fa costava circa 1.000 euro al mese oggi, in molte zone delle Canarie, sfiora i 1.090 euro. Non è un caso isolato: secondo gli ultimi dati del portale Idealista, l'affitto medio nell'arcipelago è salito dell'8,8% in un anno, toccando 15,6 euro al metro quadro, un nuovo massimo storico che colloca le Canarie al terzo posto in Spagna per rincaro, dietro solo a Baleari e Comunità Valenciana.
Chi paga questa differenza? Quasi sempre l'inquilino, in un territorio dove lo stipendio medio resta sotto la media nazionale. Ma la domanda che si fanno sempre più spesso residenti, amministratori locali e associazioni per il diritto alla casa è un'altra: quanto pesa, in questa equazione, l'arrivo crescente di nomadi digitali e lavoratori da remoto attratti dal clima, dalla fiscalità agevolata e dalla qualità della vita delle isole?
Gli esperti del settore individuano tre fattori intrecciati dietro la corsa dei prezzi. Il primo è strutturale: un parco di edilizia pubblica ridotto e una nuova costruzione che non tiene il passo della domanda. Il secondo è la pressione turistica: gli affitti vacanzieri hanno eroso porzioni consistenti del mercato residenziale in diverse zone, al punto che a giugno 2026 il 44,9% degli annunci di affitto pubblicati nell'arcipelago risultava "temporaneo" — una formula che spesso aggira le tutele previste per i contratti di lunga durata. La nuova Legge 6/2025 sull'Ordinazione Sostenibile dell'Uso Turistico delle Abitazioni fissa ora un tetto del 10% di alloggi a uso vacanziero (20% nelle "isole verdi" come La Palma, La Gomera ed El Hierro) e una moratoria di dieci anni per le nuove licenze turistiche, ma gli effetti concreti sui prezzi richiederanno mesi, se non anni, per manifestarsi.
Il terzo fattore è proprio la domanda "extra-residente": investitori, acquirenti da fuori e, appunto, nomadi digitali, categoria che dal 2023 può contare su un visto specifico introdotto dalla Legge 28/2022 sulle Startup. Nel 2026 il requisito di reddito per ottenerlo è fissato a 2.849 euro al mese (il 200% del salario minimo spagnolo, pari a 1.221 euro), con validità di uno o tre anni, rinnovabile fino a un massimo di cinque. Il clima primaverile tutto l'anno e un IGIC ridotto al 7% rendono le Canarie una delle mete più ambite d'Europa per chi lavora da remoto — ma questa stessa attrattività si somma, secondo diverse analisi di mercato, alla pressione sui canoni nelle zone costiere più richieste.
Le contromisure pubbliche esistono: il Governo delle Canarie ha stanziato per il 2026 un budget record di 197,5 milioni di euro per l'Istituto Canario della Casa e ha attivato il Bono Alquiler Giovane, fino a 250 euro al mese per un massimo di due anni (6.000 euro totali per beneficiario). Ma si tratta, ammettono gli stessi analisti, di misure che attutiscono il colpo senza risolvere lo squilibrio di fondo tra domanda e offerta.
Il risultato è un arcipelago in cui la stessa qualità della vita che attira lavoratori da tutta Europa rischia di diventare, per chi ci è nato, sempre più difficile da permettersi.