Chi lavora da dove vuole: la mappa (in evoluzione) del coworking canario

Scritto il 07/08/2026
da Redazione

Sono le nove del mattino a La Orotava, e in una casa storica ristrutturata qualcuno apre il laptop su una terrazza con vista mare, mentre altri arrivano alla spicciolata per il primo caffè condiviso della giornata. Non è un hotel, non è un ufficio: è uno dei tanti spazi di coliving e coworking che negli ultimi anni hanno cambiato il volto di alcune zone delle Canarie, trasformandole in una destinazione stabile per chi lavora da remoto tutto l'anno.

A differenza di quanto si potrebbe pensare, non esiste un solo modello di nomade digitale alle Canarie, né un solo tipo di spazio. A Tenerife convivono formule diverse: Cactus Coliving and Coworking, nel sud dell'isola, punta su un pubblico giovane e su un ritmo di vita balneare; Nine Coliving, nella già citata La Orotava, propone invece un'esperienza più lenta, immersa in un edificio storico, con eventi comunitari pensati per far socializzare persone che altrimenti lavorerebbero isolate. A Gran Canaria, Las Palmas ha sviluppato un ecosistema urbano più denso, con spazi come White Forest, Work in Cholas, Sky Coworking e Fico che si rivolgono a un pubblico misto di residenti e teletrabajadores internazionali. A Fuerteventura, Hub Fuerteventura offre un modello ancora diverso: una struttura di tre piani proprio sul mare, con camere condivise e private per chi cerca un soggiorno più comunitario.

Questa varietà non è casuale. Da anni il Governo delle Canarie porta avanti una strategia esplicita per posizionare l'arcipelago come uno dei migliori destini al mondo per il telelavoro, puntando su un segmento turistico che, storicamente, tende a spendere più della media e a distribuirsi meglio nel corso dell'anno rispetto al turismo balneare tradizionale. La collaborazione tra Turismo de Canarias e piattaforme internazionali come Airbnb, nell'ambito della campagna "Live and Work Anywhere", fa parte di questo sforzo pluriennale.

Con l'avvicinarsi di settembre, tradizionalmente un mese di ripartenza per molti professionisti che riorganizzano la propria vita dopo l'estate, cresce anche l'attenzione mediatica e turistica verso l'offerta di spazi dedicati. Dalla ricerca condotta per questo articolo non risulta, al momento, l'annuncio ufficiale di un nuovo grande hub dedicato in apertura a settembre 2026: ciò che emerge con chiarezza, invece, è un ecosistema già maturo e in espansione organica, isola per isola, spesso guidato da iniziative private più che da grandi progetti istituzionali.

Resta una domanda aperta, e non banale: quanto questo modello di crescita, fatto di piccoli spazi diffusi sul territorio, riesca a reggere di fronte all'aumento della domanda abitativa nelle stesse zone dove si concentrano nomadi digitali e residenti locali — un tema che negli ultimi giorni ha già trovato spazio in altre testate legate all'arcipelago, e che meriterà un approfondimento specifico nelle prossime settimane.