Sedici virus che la natura non ha mai creato: l'IA di Stanford apre un nuovo fronte tra scienza e biosicurezza

Scritto il 10/08/2026
da Redazione

Non sono mai esistiti in natura, eppure oggi esistono davvero, custoditi in una provetta di laboratorio a Stanford: sono sedici batteriofagi — virus che attaccano i batteri, non gli esseri umani, gli animali o le piante — progettati da zero da un'intelligenza artificiale e in grado di uccidere ceppi di Escherichia coli resistenti agli antibiotici. Lo studio, pubblicato il 6 agosto 2026 su Science, segna la prima volta in cui genomi virali completi vengono generati interamente tramite IA, e ha riacceso il dibattito internazionale sulla biosicurezza legata all'IA generativa.

Alla guida della ricerca c'è Brian Hie, professore associato di ingegneria chimica a Stanford e ricercatore presso l'Arc Institute di Palo Alto, insieme al dottorando in bioingegneria Samuel King. Il team ha usato due modelli linguistici applicati ai genomi, Evo 1 ed Evo 2, addestrati su sequenze di circa due milioni di batteriofagi. Per limitare i rischi, i ricercatori hanno deliberatamente escluso dal set di addestramento il codice genetico di virus in grado di infettare esseri umani, animali o piante.

Il risultato tecnico è considerato una svolta per le applicazioni biomediche: batteriofagi su misura potrebbero rappresentare una risposta mirata contro batteri resistenti agli antibiotici, uno dei problemi sanitari globali più gravi secondo l'OMS. Ma è proprio la capacità dimostrata — comporre genomi virali funzionanti senza passare dall'evoluzione naturale — a preoccupare.

Un articolo di commento pubblicato in parallelo su Science non usa mezzi termini: "sebbene promettente per le scienze della vita, solleva urgenti interrogativi di biosicurezza. La capacità di comporre genomi virali con l'IA generativa esiste già; la governance per orientarla in sicurezza, no." Il punto critico riguarda i controlli attuali: l'unico filtro tra un genoma progettato dall'IA e la sua sintesi fisica è uno screening volontario, non obbligatorio per legge, non pensato per intercettare sequenze mai esistite in natura.

È un paradosso tecnico non da poco: i software di biosicurezza confrontano le sequenze richieste con database di patogeni noti, ma un genoma "inventato" dall'IA può non somigliare a nulla di già catalogato, e rischia di passare inosservato.

Diversi esperti di policy sanitaria a livello internazionale chiedono ora uno screening obbligatorio per legge, invece che volontario, per i fornitori di sintesi genetica di tutto il mondo — l'unico modo, secondo loro, per colmare in tempo il divario aperto da tecnologie come Evo 1 ed Evo 2.