144.168. È il numero più basso di disoccupati registrati alle Canarie da luglio 2007. Cosa c'è dietro il boom economico dell'arcipelago

Scritto il 12/08/2026
da Redazione

Un numero, prima di tutto: 144.168. Sono le persone disoccupate registrate alle Canarie a luglio 2026, il dato più basso per questo mese da diciannove anni a questa parte, da prima della crisi finanziaria del 2008. Non è un caso isolato, ma il punto più visibile di una serie di indicatori che, secondo i dati diffusi dall'Istituto Canario di Statistica (ISTAC), disegnano un'economia regionale in salute: nel secondo trimestre del 2026 il PIL dell'arcipelago è cresciuto del 2,85% su base annua, superando di 0,15 punti la media nazionale spagnola, ferma al 2,7%.

Il tasso di crescita trimestrale si è attestato allo 0,9%, due decimi in più rispetto al dato nazionale. A trainare l'economia sono stati tutti i principali settori produttivi, anche se con intensità diverse: i Servizi, motore storico delle Isole, sono cresciuti del 3,2% (due decimi in meno rispetto al primo trimestre), le Costruzioni — che nei mesi precedenti avevano guidato l'espansione con un +5,7% — hanno rallentato al 3,9%, restando comunque il comparto più dinamico; l'Industria è salita dell'1,7% e il settore primario dell'1,2%.

Nel confronto tra regioni spagnole, le Canarie si collocano nella fascia alta: solo Andalusia (3,1%) e Catalogna (3,0%) hanno registrato una crescita superiore in questo trimestre, mentre Navarra (2,0%) e Paesi Baschi (2,1%) sono rimasti più indietro. "Questi dati confermano la solidità del nostro modello economico e l'efficacia delle politiche attive a sostegno del tessuto produttivo, dell'occupazione e dell'imprenditoria", ha commentato Manuel Domínguez, vicepresidente del Governo delle Canarie e consigliere di Economia, Industria, Commercio e Autonomi.

Il mercato del lavoro accompagna la crescita del PIL con numeri altrettanto significativi. Il tasso di disoccupazione del secondo trimestre è sceso all'11,6%, il valore più basso per un secondo trimestre dal 2007. L'affiliazione alla Seguridad Social ha raggiunto le 961.638 persone a luglio, il 2,9% in più rispetto a un anno prima e il massimo storico per questo mese. Ma il dato forse più indicativo del cambiamento in corso riguarda il lavoro autonomo: 148.107 lavoratori iscritti come autónomos, un record assoluto per l'arcipelago, segno di un tessuto imprenditoriale che si sta ampliando parallelamente all'occupazione dipendente.

Non mancano, però, segnali di prudenza. Il rallentamento rispetto al +3,1% del primo trimestre — per quanto contenuto — viene letto dagli analisti come un promemoria: i due motori tradizionali dell'economia canaria, turismo e costruzioni, non possono accelerare all'infinito senza rischi di surriscaldamento. Il turismo, da solo, rappresenta oltre il 35% del PIL regionale, una concentrazione che rende l'arcipelago particolarmente esposto a shock esterni — dai costi energetici alle incertezze del commercio internazionale — anche in una fase di crescita solida come questa.

Il prossimo appuntamento chiave sarà la pubblicazione dei dati del terzo trimestre, prevista per fine ottobre, che chiarirà se il lieve raffreddamento registrato tra aprile e giugno sia un fenomeno temporaneo o l'inizio di una tendenza più strutturale. Nel frattempo, per un arcipelago che porta ancora le cicatrici della crisi del 2008 e della pandemia, un tasso di disoccupazione ai minimi da diciannove anni resta, con tutte le cautele del caso, la notizia più concreta dell'estate.