Un centro dati non ha bisogno solo di elettricità: ha bisogno di raffreddamento, di terreno, di connessioni in fibra, di un posto dove stare. SpaceX e Nvidia stanno provando a rispondere a tutti questi vincoli con una soluzione che fino a pochi anni fa sarebbe sembrata fantascienza: spostare parte del calcolo destinato all'intelligenza artificiale direttamente in orbita, dove il sole non tramonta mai per la maggior parte del tempo e il vuoto dello spazio fa da sistema di raffreddamento gratuito.
Il progetto si chiama Starmind, ed è stato annunciato all'inizio di agosto come partnership esclusiva tra le due aziende. Nvidia fornirà il payload di calcolo per i satelliti di prima generazione, denominati Starmind AI1, basato sulla piattaforma Vera Rubin NVL72, che combina le nuove GPU Rubin con le CPU Vera pensate per gestire carichi di lavoro intensivi legati all'addestramento e all'uso dei modelli di intelligenza artificiale. Ogni satellite AI1, secondo le prime specifiche diffuse, dovrebbe fornire circa 120 kilowatt di potenza di calcolo sostenuta, con picchi fino a 150 kilowatt.
Le dimensioni previste per il satellite danno un'idea della scala del progetto: trenta metri di altezza una volta dispiegato, settantacinque metri di apertura alare, pensato per operare in un'orbita sincrona con il sole, quella che garantisce un'esposizione quasi continua alla luce solare, così da alimentare i pannelli senza le interruzioni notturne tipiche delle infrastrutture terrestri. Il raffreddamento avviene per irraggiamento, sfruttando il vuoto dello spazio invece dei sistemi ad acqua o ad aria usati nei data center convenzionali, che in molte regioni del mondo sono già oggetto di critiche per il consumo di risorse idriche.
Il calendario indicato da SpaceX prevede i primi due prototipi in orbita già nei primi mesi del 2027, seguiti dall'inizio della produzione su scala industriale entro la fine dello stesso anno, presso lo stabilimento Gigasat dell'azienda a Bastrop, in Texas. Ma il dato che dà la misura dell'ambizione del progetto è un altro: SpaceX ha già presentato alla Federal Communications Commission statunitense una richiesta per una costellazione che, a regime, potrebbe arrivare fino a un milione di satelliti dedicati al calcolo per l'intelligenza artificiale, distribuiti tra i 500 e i 2.000 chilometri di altitudine.
Un numero di quella portata solleva più di una domanda, a partire dal traffico orbitale: l'orbita terrestre bassa è già affollata da decine di migliaia di satelliti per le telecomunicazioni, e aggiungere infrastrutture di calcolo su questa scala pone questioni di gestione dello spazio orbitale che vanno oltre la sola fattibilità tecnica. Restano aperti anche gli interrogativi economici, a partire dal costo reale di lancio e manutenzione rispetto ai data center terrestri, e quelli legati alla sicurezza dei dati elaborati in un ambiente che, per definizione, è più difficile da ispezionare o riparare rispetto a un capannone sulla Terra.
Per ora, Starmind resta un progetto sulla carta, per quanto sostenuto da due delle aziende più capitalizzate al mondo nei rispettivi settori. Se dovesse funzionare, potrebbe ridefinire dove viene effettivamente processata l'intelligenza artificiale che già oggi usiamo tutti i giorni, spostando letteralmente il baricentro del calcolo globale qualche centinaio di chilometri più in alto.