Un edificio di dieci famiglie a Telde che decide di installare pannelli solari condivisi sul tetto può oggi ottenere fino a 20.000 euro di sussidio pubblico. Una singola abitazione, fino a 4.000 euro. Sono le cifre messe sul tavolo dal Cabildo di Gran Canaria per spingere quella che il governo regionale chiama, con un certo entusiasmo burocratico, "autoconsumo compartido": gruppi di residenti che si mettono d'accordo per produrre e consumare insieme la propria energia, riducendo la bolletta e, in teoria, la dipendenza dalla rete elettrica insulare.
Il punto di partenza non è dei più solidi. Nel 2025, solo il 21% dell'elettricità consumata alle Canarie proveniva da fonti rinnovabili: il 15% da eolico, il 5% da fotovoltaico, e il resto diviso tra idroelettrico ed altre fonti minori, secondo i dati più recenti disponibili sul sistema elettrico dell'arcipelago. La potenza installata per la generazione verde è cresciuta del 7,4% rispetto al 2024, un progresso reale ma lontano dagli obiettivi che il governo regionale si è dato per fine decennio: raddoppiare la potenza rinnovabile installata e moltiplicare per dieci la penetrazione dell'autoconsumo rispetto ai livelli attuali.
Per arrivarci, la Consejería di Transizione Ecologica ha messo in campo diversi canali di finanziamento. Il programma Feder Canarias 2021-2027 copre fino al 50% del costo totale di impianti fotovoltaici per autoconsumo fino a 100 kW, aperto a privati, aziende, comunità energetiche e amministrazioni pubbliche. A questo si aggiungono bandi specifici delle singole isole, come quello del Cabildo di Gran Canaria, e un piano che il governo regionale intende inviare alla Commissione Europea entro la fine dell'anno per ottenere ulteriori fondi.
Dietro i numeri c'è un problema strutturale che le Canarie condividono con pochi altri territori europei: essere un sistema elettrico isolato, anzi otto sistemi isolati, uno per isola, incapaci di scambiarsi energia tra loro come farebbe una rete continentale. Questo significa che ogni isola deve, in una certa misura, bastare a sé stessa, ed è uno dei motivi per cui le comunità energetiche locali, capaci di produrre e assorbire energia a livello di quartiere o di singolo edificio, vengono viste come una soluzione particolarmente adatta al contesto insulare, più che come una semplice moda del momento.
Non mancano gli ostacoli pratici. Gli uffici di consulenza sulla transizione energetica, come quello attivo a Tenerife, segnalano di gestire migliaia di richieste l'anno su mobilità sostenibile, efficienza energetica e installazione di rinnovabili, un volume che suggerisce sia interesse crescente sia, spesso, complessità burocratica per chi prova ad accedere agli incentivi. Restano inoltre da risolvere questioni tecniche non banali, dalla gestione dello spazio comune nei condomini alla ripartizione dei costi tra chi ha un tetto esposto a sud e chi no.
Il tema dell'energia si intreccia con quello, più discusso, della gestione dell'acqua e dei rifiuti: il Rapporto di Sostenibilità 2025 pubblicato dalla Consejería di Turismo indica proprio nella bassa penetrazione delle rinnovabili e nella gestione idrica due dei principali nodi da sciogliere per un modello di sviluppo dell'arcipelago meno dipendente dalle importazioni di combustibili fossili. Le comunità energetiche, da sole, non risolveranno il problema. Ma sono, insieme alla progressiva elettrificazione dei trasporti, uno dei pochi strumenti concreti che i residenti possono attivare direttamente, senza aspettare grandi infrastrutture pubbliche.