4.851 milioni di euro e una moratoria richiesta: il turismo canario si guarda allo specchio

Scritto il 25/08/2026
da Redazione

Centottantuno euro al giorno. È quanto ha speso in media, nel secondo trimestre del 2026, ogni turista arrivato alle Canarie, contro i 157,9 euro dello stesso periodo del 2025. Un salto che i dati ufficiali analizzati dalla stampa regionale attribuiscono non a più visitatori, ma a un turismo di maggior valore: complessivamente l'arcipelago ha incassato 4.851 milioni di euro in appena tre mesi, il 10,2% in più rispetto all'anno precedente. Il turista belga guida la classifica della spesa con 201 euro al giorno, mentre quello italiano chiude la fila con circa 134,5 euro.

Tenerife e Gran Canaria continuano a concentrare la parte più grande della torta, assorbendo rispettivamente il 38,4% e il 24,4% della spesa totale, sei euro su dieci dell'intero arcipelago. Sono numeri che, letti da un ufficio del turismo, raccontano un modello che funziona: meno quantità, più qualità, più entrate per hotel, ristoranti e piccoli commerci.

C'è però un'altra lettura della stessa estate, ed è quella che arriva dalle strade. Il 13 maggio 2026 la piattaforma Canarias Tiene un Límite ha chiesto formalmente al Governo delle Canarie di introdurre una moratoria turistica all'interno della futura Legge sul Turismo, con la sospensione temporanea di nuovi posti letto in qualsiasi modalità, comprese le grandi infrastrutture legate a parchi tematici. Il collettivo, che affonda le radici nelle mobilitazioni del 20 aprile 2024, sostiene che il modello attuale abbia superato la capacità di carico dell'arcipelago, citando l'aumento degli scarichi nelle acque reflue, la perdita di biodiversità e livelli di povertà elevati nonostante il peso economico del turismo.

Non è un allarme isolato. Verso la fine del 2025 la guida turistica statunitense Fodor's ha inserito le Canarie nella propria "No List" per il 2026, l'elenco delle destinazioni da riconsiderare per l'anno, citando oltre 7,8 milioni di turisti arrivati solo nella prima metà del 2025 e 27 milioni di passeggeri aeroportuali nello stesso anno, il 5% in più rispetto al 2024. Secondo quanto riportato dalla stessa testata, il turismo pesa per circa il 35% del PIL dell'arcipelago e dà lavoro a circa il 40% della popolazione attiva, una dipendenza che rende ogni discorso di limitazione politicamente delicato.

Il presidente regionale Fernando Clavijo ha più volte messo in dubbio le proposte più radicali, ricordando quanto le isole dipendano dal settore, e il Governo ha finora scartato sia una tassa turistica generalizzata sia il blocco dei grandi progetti alberghieri in corso. Resta il fatto che due narrazioni opposte, quella della cassa che si riempie e quella delle strade che si riempiono di manifestanti, convivono nello stesso arcipelago nello stesso momento storico. Difficile immaginare che possano continuare a correre parallele ancora per molto senza che qualcosa, nella futura Legge sul Turismo, sia costretto a cedere.