Meno dell'1% del mare canario è davvero protetto: il rapporto che smonta un mito

Scritto il 26/08/2026
da Redazione

Sulla carta, più di un quinto del mare che circonda le Canarie gode di una qualche forma di tutela legale. Nella pratica, secondo il primo studio scientifico che ne misura l'efficacia reale, meno dell'1% è sotto protezione stretta e nove aree marine protette su dieci non dispongono di una gestione attiva.

È la conclusione principale del rapporto "Estado de las Áreas Marinas Protegidas en Canarias 2026", elaborato nell'ambito del progetto MPAs Canary Islands da un gruppo di ricercatori che include l'Università di Las Palmas de Gran Canaria. Per la prima volta nell'arcipelago è stata applicata la metodologia internazionale The MPA Guide, sviluppata dall'Unione Internazionale per la Conservazione della Natura insieme ad altre organizzazioni. Il risultato è un quadro più preciso di quanto la sola estensione delle aree protette lasciasse intuire: solo l'11% dispone di un sistema di gestione attiva, appena l'1% di protezione rigorosa.

Le Canarie non sono un mare qualunque. Il documento parla di uno dei principali punti caldi di biodiversità marina dell'Atlantico nordorientale, effetto combinato dell'origine vulcanica dell'arcipelago, della corrente delle Canarie e dell'affioramento sahariano. Sono state censite 7.618 specie, tra cui almeno 30 di cetacei e cinque delle otto specie mondiali di tartarughe marine. Le acque canarie ospitano inoltre il principale rifugio globale dell'angelote, lo squalo angelo, classificato in pericolo critico di estinzione. Sono state registrate anche 76 specie marine esotiche, la cifra più alta della regione, segno delle pressioni a cui l'ecosistema è sottoposto.

"Ampliare la superficie delle aree marine protette non basta da solo", spiega nel comunicato Eva Meyers, ricercatrice del Leibniz Institute for the Analysis of Biodiversity Change e coordinatrice dell'Angel Shark Project, che ha guidato lo studio insieme a Héctor Toledo e Carolina Bousquet. "Il vero valore dipende da una gestione efficace, da un monitoraggio continuo e da una valutazione periodica delle misure, per garantire risultati reali di conservazione e poterli migliorare nel tempo."

Tra le proposte in discussione ci sono due nuovi parchi nazionali marini: quello del Mar de Las Calmas, a El Hierro, e quello di Guguy, a Gran Canaria. Parallelamente, il Ministero spagnolo per la Transizione Ecologica ha aperto una consultazione pubblica su una proposta che aggiungerebbe 21 spazi marini alla Rete Natura 2000 come Luoghi di Importanza Comunitaria, oltre a due nuove Zone di Protezione Speciale per gli uccelli: diciassette di quei ventuno spazi si trovano nelle Canarie, all'interno della regione biogeografica macaronesica.

L'Unione Europea chiede ai suoi Stati membri di proteggere il 30% del mare entro il 2030, con almeno un decimo di quella superficie sotto protezione rigorosa. La Spagna si è impegnata a rispettare l'obiettivo, e gli autori dello studio sottolineano che le Canarie possono coprire buona parte del 5% che ancora manca al Paese per arrivarci, grazie all'estensione e alla qualità delle sue acque. Ma il rapporto è chiaro su un punto: non basta dichiarare nuove aree protette sulla mappa. Serve rafforzare la governance, aggiornare piani di gestione ormai superati e potenziare la cooperazione regionale con Azzorre, Madeira, Capo Verde, Marocco e Mauritania, gli altri territori che condividono lo stesso mare.