Canarie, il videogioco cresce: 44 studi, 220 posti di lavoro e un festival da 175mila visitatori

Scritto il 28/08/2026
da Redazione

Sei anni fa, in Canarie, si contavano due studi di sviluppo videoludico. Oggi sono 44, con 17 centri di formazione specializzati e più di 220 impieghi diretti legati alla produzione di giochi. Il dato arriva alla vigilia del Giorno del Videogioco e del Gamer, che si celebra sabato 29 agosto, e serve a spostare l'attenzione da chi gioca a chi, dietro lo schermo, quei giochi li costruisce.

"Si parlava di un'industria quasi inesistente", racconta Emilio Hurtado, Executive Partner & BDD e tra i professionisti coinvolti nella definizione dei piani strategici per il settore in Spagna e in Canarie. Hurtado non nasconde però che la strada da fare è ancora lunga: "Parliamo comunque di un'industria piccola su scala macroeconomica per le Canarie, ma con corpo economico sufficiente per generare carriere professionali specializzate".

Il contesto nazionale aiuta a inquadrare la dimensione del fenomeno. Il Libro Bianco dello Sviluppo Spagnolo dei Videogiochi conta 820 studi attivi in Spagna, un fatturato di 1.464 milioni di euro nel 2024 e 10.508 impieghi diretti, il 90% dei quali a tempo indeterminato. Le Canarie restano una piccola fetta di quella torta, ma una fetta che cresce.

E lavorare nei videogiochi, ricorda Hurtado, non significa necessariamente scrivere codice. Una produzione richiede profili artistici e tecnici, ma anche produttori, specialisti audio, esperti di UX/UI, quality assurance, marketing, analisi dati, localizzazione, gestione progetti. Attorno a questo nucleo ruotano poi gli esport, gli eventi, la formazione, lo streaming: un ecosistema che moltiplica le porte d'ingresso per chi vuole trasformare una passione in un mestiere.

La base di partenza, in Canarie, non manca: il governo regionale stima che circa un milione di persone giochi ai videogiochi nell'arcipelago, quasi metà della popolazione. Giocare, però, non equivale ad avere un'industria alle spalle. Per questo Hurtado parla di un ecosistema ancora in una fase precoce, "un'adolescenza media", dice, in cui il passo successivo richiede più imprese di medie dimensioni, più investimento privato, editori, professionisti senior e aziende disposte a radicarsi sulle isole.

La fiscalità canaria ha già attirato progetti e professionisti, ma Hurtado avverte che sarebbe un errore pensare che gli incentivi bastino da soli a costruire un'industria: "La fiscalità fa sì che un'azienda guardi verso le Canarie; sono il talento e il business a decidere se quell'azienda resta". Il governo regionale sottolinea intanto la crescita del settore e la partecipazione a fiere internazionali come il Tokyo Game Show come parte della strategia per posizionare l'arcipelago come polo di sviluppo.

Per Antonio Cabrera, CEO di A1M Entertainment, la vera sfida è far sopravvivere e crescere i piccoli studi fino a farli diventare capaci di sviluppare proprietà intellettuali originali e guidare progetti internazionali direttamente dalle isole. È in questo scenario che si inserisce la Gran Canaria Experience, in programma dal 2 al 6 settembre al Centro Commerciale Alisios: cinque giorni gratuiti di videogiochi, giochi da tavolo, innovazione, cultura digitale ed esport, con l'obiettivo di superare i 175mila visitatori nella sua seconda edizione. Per Cabrera il valore del festival non si misura negli ingressi, ma in quanti progetti nascono, quante relazioni professionali si costruiscono, quanto talento trova un'opportunità che prima non c'era.