A Las Palmas c'è un palazzo dove al terzo piano una famiglia stende il bucato e al quarto una valigia a rotelle attraversa il pianerottolo ogni tre giorni. È lo scenario quotidiano che il nuovo decreto ley preparato dalla Consejería di Turismo del Governo delle Canarie prova, ancora una volta, a normare.
La consejera Jéssica de León lo ha definito un tentativo di conciliare tre realtà che raramente si parlano tra loro: i residenti che faticano a trovare casa, i proprietari di appartamenti turistici che rivendicano il diritto di sfruttare la propria proprietà, e gli operatori del settore che chiedono regole stabili per investire. Il testo, riporta Radio Televisión Canaria, è ancora una bozza di lavoro, ma il governo insiste sul fatto che punterà al consenso totale prima di portarlo in Consiglio.
Il punto di partenza è la Ley 6/2025, entrata in vigore lo scorso dicembre, che ha già ridisegnato la mappa degli affitti vacanzieri nell'arcipelago. Solo il 10% delle abitazioni di un edificio può essere destinato a uso turistico, percentuale che sale al 20% nelle cosiddette isole verdi — El Hierro, La Gomera e La Palma — dove la pressione turistica è minore e serve più leva economica. Chi continua a operare come alloggio turistico dopo la scadenza del titolo abilitante rischia multe tra 15.000 e 150.000 euro. Dal 15 agosto 2026, inoltre, un contratto di stagione può essere trattato in Canarias come un affitto turistico a tutti gli effetti, una modifica tecnica che in pratica stringe ulteriormente le maglie.
Il nuovo decreto in preparazione lavora su un fronte diverso e più delicato: il principio di "unità di sfruttamento", cioè la regola secondo cui, per gestire un intero edificio come struttura turistica, serve il consenso del 100% dei proprietari. Un modello che secondo la stessa Consejería sta fallendo proprio per la sua rigidità, e che il governo vuole rendere più flessibile con incentivi mirati.
Le reazioni non si sono fatte attendere. Doris Borrego, presidente dell'Ascav, chiede libertà piena per i proprietari di decidere se destinare l'immobile all'affitto vacanziero o consegnarlo a un operatore turistico. Dall'altra parte, Maribé Doreste, alla guida della PALT, difende il diritto di mantenere lo status non turistico degli edifici residenziali, temendo che ogni apertura diventi un varco.
Sullo sfondo resta un dato strutturale difficile da ignorare per chi vive alle Canarias: il turismo è il motore economico dell'arcipelago, ma anche la causa più citata quando si parla di prezzi delle case fuori portata per chi ci è nato o ci si è trasferito per lavorare. Non è un caso isolato: negli ultimi due anni le proteste sotto lo slogan "Canarias tiene un límite" hanno riportato il tema al centro del dibattito pubblico, spingendo le istituzioni a intervenire con strumenti legislativi sempre più dettagliati.
Non è chiaro quando il decreto arriverà in forma definitiva, né se troverà davvero quel consenso "totale" che la Consejería si è posta come obiettivo. Per ora resta un cantiere aperto, con proprietari e residenti che aspettano di sapere da che parte pende l'ago della bilancia.