Ad Arico la batteria che insegna a Tenerife a conservare il sole

Scritto il 03/09/2026
da Redazione

Per un'ora e mezza, tutta l'elettricità che serve a La Palma potrebbe arrivare da qui. È la misura che il direttore di DISA Energía, Santiago Rull Cullen, ha scelto per spiegare cosa rappresenti l'impianto di Arico, nel sud di Tenerife, inaugurato il 17 luglio scorso davanti al consigliere regionale per la Transizione Ecologica ed Energia, Mariano Hernández Zapata.

Non è un numero enorme, in assoluto. Ma è il segnale di una capacità che alle Canarie, fino a poco tempo fa, mancava quasi del tutto: quella di conservare l'energia del sole invece di lasciarla svanire nelle ore in cui non serve.

L'impianto combina una centrale fotovoltaica da 8 megawatt con un sistema di batterie da 8 megawattora, per una potenza complessiva di 16 megawatt. È, a oggi, la più grande infrastruttura di stoccaggio energetico dell'arcipelago, realizzata con due milioni di euro dei fondi europei Next Generation. Zapata lo ha definito senza mezzi termini: alle Canarie non basta più installare pannelli, bisogna imparare a conservare quello che produciamo per usarlo quando il sistema lo richiede.

Il motivo per cui questa frase pesa più di quanto sembri sta in un confronto scomodo. Mentre la media nazionale spagnola di penetrazione delle rinnovabili sfiora ormai il 50%, l'arcipelago canario resta fermo poco sopra il 20%. La distanza dalla rete elettrica continentale e la frammentazione tra isole, ciascuna con un proprio sistema energetico isolato, rendono la questione dello stoccaggio non un dettaglio tecnico ma il vero collo di bottiglia della transizione.

Arico, dal punto di vista tecnico, funziona come un polmone: assorbe l'energia solare in eccesso durante le ore centrali della giornata, quando la produzione fotovoltaica supera la domanda, e la restituisce nei momenti di picco, evitando che quell'energia vada sprecata o che il sistema debba appoggiarsi ai combustibili fossili per compensare gli squilibri. È lo stesso principio, spiegano dal governo regionale, su cui si baseranno i prossimi progetti previsti per La Palma, dove si valutano sia nuove batterie sia centrali idroelettriche di pompaggio.

C'è un dettaglio che il governo canario ha voluto sottolineare più degli altri: l'impianto è stato costruito su un terreno già degradato, senza occupare nuovo suolo di valore naturale. In un arcipelago dove ogni metro quadro di terreno vergine è oggetto di discussione, tanto per ragioni ambientali quanto per la pressione dell'edilizia turistica, il fatto che una nuova infrastruttura energetica abbia scelto di recuperare uno spazio già compromesso, invece di consumarne uno nuovo, non è un dettaglio secondario nel modello che le autorità dicono di voler replicare altrove.

Resta da vedere quanto in fretta si muoveranno i prossimi passi. Il governo regionale ha parlato di nuove batterie e di centrali di pompaggio in cantiere per La Palma, ma senza fissare per ora una data. Se i fondi europei continueranno ad arrivare e le imprese risponderanno con la stessa rapidità mostrata a Arico, le Canarie potrebbero accorciare in meno di un decennio le distanze che oggi le separano dalle Baleari, il riferimento più vicino tra i sistemi energetici insulari spagnoli. Se invece il ritmo si fermerà a questo primo impianto, Arico resterà un caso isolato, buono per un comunicato stampa ma non per cambiare i numeri di un arcipelago che continua a importare la gran parte della sua energia sotto forma di petrolio.