Provate a chiedere a dieci persone diverse di scrivere un breve racconto con l'aiuto di uno stesso modello di intelligenza artificiale, e poi confrontate i risultati. È esattamente quello che hanno fatto diversi gruppi di ricerca negli ultimi mesi, e il risultato è quello che alcuni studiosi hanno cominciato a chiamare "compromesso qualità-omogeneizzazione": i singoli testi migliorano, ma presi insieme si assomigliano sempre di più.
Uno studio pubblicato su ScienceDirect ha confrontato in modo sistematico testi scritti da esseri umani con testi prodotti con l'assistenza di ChatGPT, misurando l'effetto omogeneizzante dei grandi modelli linguistici sulla diversità creativa. I risultati confermano quello che altre ricerche indipendenti avevano già suggerito: chi usa l'AI per scrivere ottiene, in media, testi valutati come più curati e più creativi rispetto a chi scrive senza assistenza. Ma quando si guarda all'insieme dei testi prodotti da più persone con lo stesso strumento, la varietà strutturale crolla in modo netto: secondo alcune di queste analisi, l'architettura della coesione testuale perde tra il 70 e il 78 per cento della sua varianza rispetto ai testi non assistiti.
C'è un secondo livello del problema, meno discusso ma altrettanto rilevante, che riguarda la dimensione culturale. Una ricerca ha analizzato cosa succede quando partecipanti indiani utilizzano assistenti di scrittura basati su intelligenza artificiale: i loro testi diventano misurabilmente più simili alla scrittura americana, non solo nello stile ma anche nelle scelte di contenuto e nell'inquadramento culturale. L'entità dell'effetto, secondo lo studio, è ampia, e con i suggerimenti dell'AI i partecipanti hanno iniziato a descrivere i propri riferimenti culturali attraverso quello che i ricercatori definiscono uno "sguardo occidentale".
Non tutta la ricerca sul tema arriva a conclusioni negative. Alcuni lavori più recenti indicano che l'effetto omogeneizzante può essere attenuato assegnando all'AI "personas" diverse e distintive durante la generazione di idee: in uno studio, l'uso di idee narrative generate da personas variegate ha migliorato la creatività nella scrittura di racconti, riducendo al tempo stesso la convergenza tra gli output di scrittori diversi. È un dettaglio che conta, perché suggerisce che il problema non sia insito nell'intelligenza artificiale in sé, quanto piuttosto nel modo in cui viene tipicamente utilizzata, spesso con impostazioni predefinite identiche per milioni di utenti diversi.
Perché dovrebbe interessare a chi non lavora nell'editoria o nella scrittura creativa? Perché lo stesso meccanismo, secondo diversi ricercatori, potrebbe riguardare non solo racconti e saggi, ma anche email di lavoro, contenuti per i social media, persino il modo in cui formuliamo domande e argomentazioni nella vita quotidiana, in una misura che nessuno studio ha ancora quantificato con precisione a questa scala. Se milioni di persone si affidano agli stessi modelli, con le stesse impostazioni predefinite, per esprimersi, la domanda che si pongono i ricercatori è se stiamo assistendo a un guadagno collettivo di qualità media a scapito della diversità delle voci, individuale per individuale più forte, ma nell'insieme più uniforme.
Non ci sono, al momento, risposte definitive su quanto questo fenomeno si tradurrà nel tempo in un impoverimento reale della cultura scritta, né su quali soluzioni tecniche o educative potranno correggerlo su scala ampia. Ma la direzione della ricerca, che si sta accumulando da più gruppi indipendenti e su più lingue, è abbastanza coerente da meritare attenzione, ben oltre l'ambito accademico da cui è partita.