Nel porto di Las Palmas de Gran Canaria sta prendendo forma una struttura che, tra la fine del 2026 e l'inizio del 2027, verrà rimorchiata al largo e ancorata a cento metri di profondità. È il prototipo del progetto WHEEL, acronimo di Wind Hybrid Esteyco Evolution for Low-carbon solutions, e si tratta del più grande prototipo spagnolo di eolico marino flottante mai costruito: sei megawatt di potenza su una piattaforma di tipo "spar evoluto", pensata per ridurre dimensioni, materiali impiegati e impronta di carbonio rispetto alle strutture spar tradizionali.
Il progetto è guidato dall'azienda di ingegneria spagnola Esteyco insieme a un consorzio internazionale, con il sostegno della Commissione Europea attraverso il programma Horizon Europe e la partecipazione del gruppo energetico giapponese JPower, uno dei principali attori nel settore elettrico nipponico. Il budget iniziale approvato è di 25,6 milioni di euro, di cui 16,6 milioni coperti da un contributo europeo diretto, come ha spiegato il dirigente di Esteyco Carlos García Acón durante la presentazione del progetto.
Una volta installata nell'area di test di Plocan, la Piattaforma Oceanica delle Canarie, la struttura opererà in condizioni reali per un periodo previsto fino a dieci anni, durante i quali attorno ad essa verranno articolate diverse iniziative di ricerca e sviluppo. L'obiettivo dichiarato è verificare come la tecnologia si comporta davvero in mare aperto, non solo in laboratorio: tenuta strutturale, comportamento sotto carico, manutenzione, tutto ciò che separa un prototipo da un parco eolico commerciale.
La scelta di Gran Canaria non è casuale. L'isola si è posizionata negli ultimi anni come uno dei nodi europei per lo sviluppo dell'eolico marino flottante, anche grazie al progetto Blue Supply Chain, che nella prima metà del 2026 ha continuato a rafforzare la filiera locale coordinando amministrazioni, imprese, porti e centri di ricerca. Alla fiera WindEurope 2026 le Canarie hanno potuto mostrare il livello di preparazione raggiunto dall'ecosistema regionale, un lavoro che punta a intercettare investimenti e competenze in un settore ancora agli albori a livello industriale.
Non è l'unico progetto in cantiere nell'arcipelago. A Tenerife si sta tramitando una proposta per un parco tra i 200 e i 250 megawatt, ampliabile fino a 300, pensato esplicitamente come banco di prova tecnologico e industriale prima di sviluppi più ampi in altre zone. Sono numeri ancora lontani da quelli dei grandi parchi eolici marini del Nord Europa, ma per un arcipelago storicamente dipendente da combustibili fossili importati via mare, ogni megawatt aggiuntivo generato localmente ha un peso specifico diverso, sia dal punto di vista energetico sia da quello della sicurezza dell'approvvigionamento. Resta da vedere quanto rapidamente questi prototipi potranno tradursi in capacità realmente connessa alla rete, un passaggio che nel settore dell'eolico marino flottante, a livello globale, si è finora rivelato più lento del previsto.