Il drone che vede la sete di una pianta prima che l'uomo se ne accorga

Scritto il 17/09/2026
da Redazione

Juan Simón Jaime non ha inventato niente di nuovo, e lo dice lui stesso senza problemi. Ha preso tecnologie che già funzionavano altrove, il volo autonomo, l'ispezione industriale, l'imaging multispettrale, e le ha portate su un terreno che a queste latitudini pone problemi molto specifici: parcelle piccole, pendenze ripide, zone dell'isola dove un trattore non arriva nemmeno. Il risultato è AgroDron Canarias, oggi tra i casi di successo più citati dalla Red CIDE del Governo delle Canarie.

L'azienda lavora su due fronti distinti. Da un lato droni per la cartografia e la diagnosi, equipaggiati con sensori capaci di rilevare lo stress idrico o l'inizio di una malattia fogliare molto prima che diventi visibile a occhio nudo. Dall'altro droni per il trattamento, che applicano prodotti fitosanitari direttamente sulle foglie, con una precisione che riduce sprechi e impatto ambientale rispetto ai metodi tradizionali. Per operare legalmente con velivoli di grande capacità, l'azienda ha dovuto ottenere autorizzazioni aeronautiche europee, un percorso lungo che oggi la colloca come operatore pioniere a La Palma per la spruzzatura e semina aerea agricola.

Il passaggio dalla tecnologia al modello di business, però, non è stato scontato. Ed è qui che entra in gioco un attore meno visibile ma decisivo: la Red CIDE, iniziativa della Consejería de Universidades, Ciencia e Innovación del Governo delle Canarie, gestita attraverso l'Agenzia Canaria per la Ricerca, l'Innovazione e la Società dell'Informazione (ACIISI) e cofinanziata all'85% dal Fondo Europeo di Sviluppo Regionale nel quadro del programma FEDER Canarias 2021-2027. Attraverso il polo Canarias Excelencia Tecnológica a La Palma, l'accompagnamento tecnico ha aiutato l'azienda a strutturare linee di attività separate e a costruire quella che Jaime chiama "una strategia chiara di business e innovazione".

"Innovare non richiede reinventare la ruota né creare qualcosa di completamente nuovo da zero", spiega il fondatore. "Gran parte del valore sta nell'adattare tecnologie che già funzionano in settori molto esigenti per risolvere problemi reali del territorio in modo più efficiente". È una frase che suona quasi controintuitiva in un momento in cui l'innovazione agricola viene spesso raccontata come rivoluzione totale, non come adattamento paziente.

Il prossimo passo, secondo l'azienda, è automatizzare parte dell'elaborazione dei dati raccolti durante i voli e migliorare la rilevazione precoce delle anomalie nelle colture attraverso l'analisi dati e l'intelligenza artificiale, un salto che potrebbe ridurre ulteriormente i tempi di risposta degli agricoltori. A medio termine, AgroDron Canarias vuole estendere il proprio modello di servizi a tutto l'arcipelago e cercare nuovi mercati nella Penisola e a livello internazionale.

Resta da vedere quanto rapidamente altre isole potranno replicare un modello che, a La Palma, ha impiegato anni di certificazioni, permessi e assicurazioni prima di decollare davvero. Ma il caso mostra qualcosa di più ampio sul modo in cui le Canarie stanno affrontando la modernizzazione del settore primario: non grandi annunci calati dall'alto, ma piccole imprese che trasferiscono tecnologia esistente su un territorio che ne aveva bisogno da tempo.