In una camera bianca ISO 5 un metro cubo d'aria può contenere al massimo qualche migliaio di particelle più grandi di mezzo micron. Nell'aria di un ufficio normale se ne contano milioni. È questo il tipo di ambiente che serve per lavorare su microchip e semiconduttori, e la Fundación Canaria Parque Científico Tecnológico dell'Università di Las Palmas de Gran Canaria (ULPGC) sta per completarne uno. Per finire allestimento, messa in funzione e certificazione della sua Sala Blanca ISO 7/ISO 5 riceverà 504.132,38 euro.
Il finanziamento fa parte di un pacchetto più ampio. Il 17 settembre la Consejería de Universidades, Ciencia e Innovación y Cultura, guidata da Migdalia Machín, ha chiuso il bando 2026 per infrastrutture di ricerca e attrezzature scientifico-tecniche. Ha assegnato 2.968.558,54 euro a sei progetti di quattro enti: PLOCAN, Instituto Tecnológico de Canarias (ITC), CSIC e il parco scientifico della ULPGC. Il bando era partito con 2 milioni, poi saliti a 3,25 milioni durante l'iter. I fondi arrivano dal programma FEDER Canarias 2021-2027, con una quota europea dell'85%. La notizia è stata ripresa il 28 settembre da El Español, nella sezione dedicata all'innovazione.
La camera bianca è il progetto più insolito, perché le Canarie non sono una terra di semiconduttori. Proprio per questo interessa. Avere uno spazio certificato permette a gruppi di ricerca e aziende locali di sviluppare e testare componenti senza doverli spedire in penisola o all'estero.
Due progetti riguardano l'oceano e sono affidati alla Plataforma Oceánica de Canarias (PLOCAN). Il primo, Harshlab Offshore, riceve 592.800 euro: è un banco di prova in mare aperto dove materiali, strutture e tecnologie vengono messi alla prova in condizioni reali, con onde, salsedine e corrosione. Il secondo, 443.040 euro, finanzia un'infrastruttura autonoma di osservazione oceanica capace di raccogliere dati marini senza presenza umana costante. Per chi sviluppa eolico galleggiante o sensori marini, un posto dove sperimentare al largo di Gran Canaria vale più di qualsiasi simulazione.
Il terzo progetto tocca l'economia delle isole più da vicino. L'ITC svilupperà TOURISM2FUEL, una piattaforma scientifico-tecnologica per trasformare in biocarburanti i rifiuti organici prodotti dal turismo, con 511.338,68 euro. L'idea è semplice da raccontare e difficile da realizzare: prendere ciò che hotel e ristoranti buttano e ricavarne combustibile rinnovabile. Se funzionerà, e a quali costi, è presto per dirlo.
Gli ultimi due progetti sono del CSIC e servono soprattutto alla ricerca di base. CALIMA, con 553.440 euro, porta alle isole la citometria avanzata di classificazione, una tecnica per analizzare e separare tipi diversi di cellule. Altri 363.807,48 euro finanziano una piattaforma di proteomica ad alto rendimento, che analizza grandi quantità di proteine insieme con la spettrometria di massa ad alta risoluzione.
«Dietro ciascuna di queste infrastrutture ci sono nuove possibilità per studiare problemi e opportunità che riguardano direttamente le Canarie», ha detto Machín. Il punto più concreto del suo intervento riguarda però la competizione. Senza attrezzature avanzate, i ricercatori canari faticano a entrare nei grandi progetti internazionali, che richiedono laboratori all'altezza.
C'è un'altra cifra da tenere presente. Nello stesso Programma di Attività 2026 dell'agenzia regionale ACIISI, il governo destina 11,5 milioni di euro al talento scientifico: contratti predottorali con ULL e ULPGC, il programma Diginnova per inserire giovani qualificati in azienda, aiuti per assumere personale di ricerca. Le macchine servono a poco senza qualcuno che sappia usarle, e le isole perdono da anni laureati verso la penisola e l'Europa.
Tre milioni non trasformano un arcipelago in un polo tecnologico. Ma una camera bianca certificata a Las Palmas, un laboratorio galleggiante al largo della costa e un impianto sperimentale che lavora sui rifiuti degli hotel sono strumenti precisi. Tra un paio d'anni si potrà verificare chi li usa e per fare cosa.