Il 57%. È la quota di imprenditori e lavoratori autonomi del commercio canario che, secondo la relazione al bilancio regionale 2026, ha 50 anni o più. Il Governo, citando l'Osservatorio del Commercio delle Canarie, parla di "quasi sei su dieci". Detto in modo meno burocratico: nel prossimo decennio una parte consistente delle ferramenta, delle mercerie, dei bar di quartiere e dei piccoli laboratori delle isole avrà un titolare che vorrà smettere.
Il problema non è che chiudano i negozi in perdita. È che chiudano quelli che funzionano. "Esistono imprese redditizie, con clientela consolidata, fornitori, esperienza e capacità di continuare a generare attività, che possono finire per chiudere perché non trovano una persona, una famiglia, un'impresa o un progetto che ne assuma la continuità", ha detto il 2 settembre in commissione parlamentare il vicepresidente e consigliere all'Economia Manuel Domínguez.
La risposta si chiama "Continúa Canarias", il Programma canario di continuità e trasmissione d'impresa. È un progetto pilota gestito dalla Direzione generale del Commercio, con un bilancio iniziale di 600.000 euro e partenza prevista a inizio 2027. L'idea è semplice da spiegare e difficile da realizzare. Da una parte c'è chi vuole cedere un'attività sana, dall'altra chi vuole mettersi in proprio ma senza partire da zero. Il programma prova a farli incontrare.
Non parte dal nulla. Nel 2026 esisteva già un programma di continuità imprenditoriale nel commercio affidato al Consiglio generale delle Camere di Commercio delle Canarie, con 120.000 euro, come segnala la piattaforma mentorDay citando il Bollettino Ufficiale. Le basi definitive di Continúa Canarias non sono ancora pubbliche, quindi requisiti, eventuali aiuti all'acquisto e modalità di valutazione restano da vedere.
Accanto a questo il Governo ha lanciato "Reactívate", un piano da 1,5 milioni di euro presentato il 17 settembre. È pensato per autonomi con almeno tre anni di attività in difficoltà economica o finanziaria, o che hanno chiuso ma si trascinano debiti. Coinvolge Camere di Commercio, associazioni imprenditoriali, l'associazione di autonomi ATA, banche e ordini degli avvocati.
Il contesto è quello di un record: 148.179 lavoratori autonomi nelle isole a inizio settembre, quasi 9.000 in più rispetto al 2023, secondo il Governo. Il deputato di Coalición Canaria José Manuel Bermúdez, alcalde di Santa Cruz de Tenerife, ha dato alla questione un tono meno contabile: "Quando un'attività chiude perché il titolare va in pensione e non trova nessuno, non perdiamo solo un'impresa: perdiamo esperienza, occupazione e un servizio che spesso non torna".
Chi ha girato per i quartieri di Las Palmas o di La Laguna sa di cosa parla. Il locale chiuso con il cartello "se traspasa" dietro la vetrina impolverata spesso non era un'attività fallita. Era un'attività finita.
Rilevare un'attività, però, non è automaticamente un affare. Un articolo di Canarias en Red sul mercato dei trapassi ricorda cosa controllare: fatturato storico mese per mese (nelle zone turistiche la stagionalità può ingannare), durata residua del contratto d'affitto, investimenti necessari, e le peculiarità fiscali canarie, a partire dall'IGIC al posto dell'IVA.
Per chi vive alle Canarie da poco, residente straniero compreso, può essere un'opportunità concreta: entrare nel tessuto economico locale rilevando qualcosa che ha già clienti, invece di aprire l'ennesimo locale nella via più alla moda. Bisognerà vedere se il pilota del 2027 avrà strumenti sufficienti, e se 600.000 euro basteranno a far incontrare davvero domanda e offerta in sette isole molto diverse tra loro.