Quando un casco di banane viene raccolto, la pianta che lo ha prodotto ha finito il suo lavoro. Il fusto, quello che nelle Canarie chiamano "rolo", resta lì: pesante, pieno d'acqua, ingombrante. Va tagliato e in qualche modo smaltito. Moltiplicato per i circa 18 milioni di piante di banano dell'arcipelago, il dato citato nel 2025 da RTVC, diventa un problema di gestione dei rifiuti agricoli.
Fibras Naturales Canarias è nata per occuparsene. È una spin-off dell'Università di Las Palmas de Gran Canaria (ULPGC) che estrae fibra naturale da quei fusti. Il 5 ottobre l'università ha annunciato che l'azienda ha vinto il premio al Progetto di innovazione rurale per la coesione territoriale alla IX edizione di Innpulso Emprende. Ha ottenuto anche il premio del pubblico, votato in gran parte dalle 128 città della rete.
La Red Innpulso è la rete spagnola dei comuni che promuovono innovazione, scienza e tecnologia, legata al Ministero della Scienza, dell'Innovazione e delle Università. Il concorso mette in contatto le città con piccole imprese e startup dei loro territori. A candidare Fibras Naturales Canarias è stato il Comune di Las Palmas de Gran Canaria.
Come funziona? Il processo l'aveva raccontato a RTVC, nel giugno 2025, Néstor Santiago, che lavora nell'azienda. Prima si sfoglia il fusto per ottenere una lamina. La lamina passa in una macchina di estrazione che separa la fibra dal resto del materiale. La fibra viene poi macinata fino a diventare polvere e mescolata con acido polilattico (PLA), una bioplastica derivata dal mais. Il risultato è una bobina di filamento per stampa 3D compatibile con le stampanti comuni.
Per ora quel filamento finisce soprattutto in negozi specializzati in artigianato e prodotti locali, sotto forma di oggetti decorativi, statuine e portachiavi. È un mercato piccolo, e l'azienda lo sa. La ULPGC indica sbocchi più ampi per la fibra: tessile, bioplastiche, edilizia, alimentazione animale. Dal fusto si ricavano anche una polpa e un'acqua che l'azienda, sempre secondo RTVC, stava cercando di certificare come fertilizzante naturale. Non ho trovato aggiornamenti su quella certificazione.
Una scheda della piattaforma The Circular Lab indica il 2021 come anno di fondazione e attribuisce alla ULPGC il brevetto del procedimento di estrazione. È un dettaglio che conta: la conoscenza nasce in un laboratorio universitario delle isole, non viene importata.
Il valore del progetto sta nel collegamento che crea. Da una parte c'è l'agricoltura più tradizionale delle Canarie, la banana, con i suoi scarti voluminosi. Dall'altra ci sono settori, come i materiali compositi o l'edilizia sostenibile, che cercano fibre naturali al posto di quelle sintetiche. In mezzo c'è una piccola impresa di Las Palmas che deve dimostrare di saper passare dal portachiavi al rotolo industriale.
I premi aiutano a farsi conoscere, ma non risolvono le domande difficili. Quanta fibra si può estrarre in modo economico da un fusto pieno d'acqua? Quanto costa raccoglierla da migliaia di piccole fincas sparse tra Tenerife, La Palma e Gran Canaria? C'è un cliente industriale disposto a firmare volumi stabili? A queste domande, per ora, non ci sono risposte pubbliche.