Venerdì 9 ottobre il presidente delle Canarie Fernando Clavijo è salito a Los Llanos de Botija, nel comune di Gáldar, a Gran Canaria, per guardare una gru che sollevava la struttura del terzo aerogeneratore. Era stato sbarcato dal Puerto de La Luz la settimana prima. Mancavano ancora le pale.
Chi legge di rinnovabili alle Canarie pensa di solito a grandi impianti privati. Botija racconta un’altra cosa. È il primo parco eolico dell’arcipelago di proprietà interamente comunale, e finora produce con due turbine. La terza, da 0,8 MW, porterà la potenza installata a 2,4 MW, se i conti sono quelli che l’amministrazione ha comunicato.
L’investimento complessivo per questo ampliamento è di 1,88 milioni di euro. Il Governo delle Canarie, tramite la Consejería de Transición Ecológica y Energía guidata da Mariano Hernández Zapata, ha messo 684.598 euro; il ministero spagnolo per la Transizione Ecologica e la Sfida Demografica ne ha messi 1,2 milioni. L’appalto è dell’impresa Elecnor, con Rafael Peñate e María Herrera come direttori e progettisti.
C’è un dettaglio che il comunicato non spiega. Un articolo RTVC del novembre 2023 parlava del terzo aerogeneratore come previsto per il 2024, e di uno Stato che l’avrebbe finanziato quasi interamente. Siamo a ottobre 2026 e le pale devono ancora arrivare. Non risultano dalle fonti consultate le ragioni del ritardo, e non le inventiamo; la cosa onesta è segnalare che i tempi annunciati sono slittati.
Perché conta? In quel 2023 la Segretaria di Stato all’Energia Sara Aagesen aveva descritto Gáldar come il primo comune delle Canarie con un parco eolico cento per cento municipale, e le due turbine già attive coprivano i servizi pubblici del paese. Con la terza, secondo quell’articolo, Gáldar sarebbe diventata del tutto autosufficiente. È un’affermazione da verificare con i dati di produzione e consumo, che non abbiamo trovato pubblicati.
Clavijo ha parlato di maggiore autonomia energetica e ha indicato Gáldar come esempio di cooperazione istituzionale. Il sindaco Teodoro Sosa ha definito complesse le operazioni di sollevamento. Sono frasi di circostanza, ma dietro c’è un modello che altri comuni potrebbero guardare: l’energia che invece di uscire dal paese rimane in bilancio pubblico.
Resta una domanda aperta per chi vive nelle isole minori e nei comuni piccoli. Quanti municipi hanno il vento, il terreno e i fondi per fare lo stesso? E quanto pesa, in questa storia, il fatto che due livelli di governo abbiano coperto quasi tutta la spesa?