Alexis González esce di casa alle sei del mattino e, quasi ogni giorno dell’anno, rientra verso le dieci di sera. Lo racconta Canarias7 in un ritratto pubblicato il 18 ottobre. Ha 37 anni, come la moglie Yanira Mendoza, e insieme gestiscono Agrícolas GM: oltre 45 ettari tra Moya (El Lance, Los Dragos, Lomo Blanco, Santa Cristina) e Santa María de Guía. Producono più di mille tonnellate di patate e circa settecento di cipolle l’anno, con poco più di dieci dipendenti.
Venerdì 16 ottobre, durante la VIII Feria Insular de la Papa di Teror, il Cabildo di Gran Canaria ha consegnato loro due riconoscimenti: Alexis come Joven Productor, Yanira come Mujer Rural. Il resto del programma era tecnico: prove varietali, concorso di degustazione, il tubero più pesante (1,297 chili). Fuori dai riflettori, la novità più interessante della coppia è però burocratica.
A gennaio sono diventati, secondo Canarias7, i primi proprietari di un’azienda di patate canaria in titolarità condivisa. Prima erano due autonomi indipendenti, con complicazioni su assunzioni, proprietà e imposte. Ora la gestione, l’amministrazione e la responsabilità dell’azienda sono in capo a entrambi. «Nos gusta esta fórmula. Normalmente el autónomo es el hombre y la mujer una simple empleada», dice Yanira. Il modello nasce dalla legge statale 35/2011 e in Canarie, per quanto scrive il Gobierno de Canarias nella misura citata dal quotidiano, può essere adottato da coniugi o coppie di fatto.
Quanto sia poco usato lo dicono i numeri. Secondo eComercio Agrario, che li aggiorna al 1° ottobre, in tutta la Spagna le aziende registrate in titolarità condivisa sono 1.663, e 770 stanno in Castilla y León. Per Canarie e Baleari l’articolo parla di «cifre molto ridotte», senza un dato preciso. Le ragioni elencate sono la burocrazia, la scarsa informazione e una cultura in cui il titolare è quasi sempre l’uomo, anche quando si decide insieme.
Perché sia un tema di agricoltura sostenibile, e non solo di diritto, lo spiega il contesto. Il ricambio generazionale è il problema che la coppia stessa mette in fila tra i guai del settore, insieme alla carenza di manodopera, alle importazioni di prodotti deperibili più economici e all’accordo UE-Mercosur. Un’azienda dove entrambi i partner hanno una posizione riconosciuta è più facile da tramandare, da finanziare e da rendere attraente per chi ha meno di quarant’anni. L’articolo non parla di irrigazione, energia o gestione del suolo, quindi non si può dire altro sulle pratiche agronomiche della coppia. Si sa che usano otto trattori e che, secondo il racconto, le macchine specializzate hanno ridotto lo sforzo fisico e ottimizzato lavoro e risorse. Alexis lo riassume così: «No tiene nada que ver la agricultura de hace diez años con la de ahora».
Il quadro di Gran Canaria aiuta a misurare il peso del lavoro. Secondo i dati del Cabildo riportati da Canarias7 (che citano l’ISTAC), l’isola coltiva circa 1.200 ettari di patate, per il 90,5% irrigui, e nel 2025 ha prodotto oltre 49,2 milioni di chili: più del 62% delle patate consumate sull’isola e il 44,28% del consumo dell’intero arcipelago. Il presidente del Cabildo, Antonio Morales, ha parlato di sovranità alimentare, costi, accesso all’acqua e prezzi equi.
Una cautela: il ritratto di Agrícolas GM si regge su una sola fonte, Canarias7, e le cifre sull’azienda non sono state verificate altrove. Il premio e i dati della fiera risultano invece da due articoli dello stesso giornale e dal programma del comune di Teror. Resta aperta una domanda che nessuna fonte risolve: se la titolarità condivisa, in un’isola dove quasi nessuno la usa, resterà un caso isolato o diventerà una strada per altre famiglie.