Nella stessa settimana di inizio agosto, due aziende americane hanno pubblicato annunci che, letti insieme, raccontano meglio di qualsiasi previsione dove sta andando davvero il calcolo quantistico: non (solo) verso il laboratorio accademico, ma verso applicazioni concrete — comprese quelle militari.
Il 5 agosto D-Wave Quantum ha pubblicato su Nature uno studio dal titolo "An entangling gate for dual-rail erasure qubits", che descrive una porta logica a due qubit veloce e ad alta fedeltà per la sua architettura di qubit superconduttori "dual-rail". Il dato che ha attirato l'attenzione degli specialisti è la fedeltà dell'operazione, vicina al 99,9%, ottenuta con tempi di esecuzione di circa 500 nanosecondi grazie a un sistema di rilevamento degli errori integrato direttamente nell'hardware. Secondo le simulazioni dell'azienda, questa architettura potrebbe ridurre il tasso di errore logico di un fattore dieci per ogni livello aggiuntivo di correzione, riducendo drasticamente il numero di qubit fisici necessari per costruire un computer quantistico davvero tollerante agli errori — il vero collo di bottiglia del settore. La roadmap pubblicata da D-Wave è ambiziosa: 17 qubit fisici entro fine 2026, 49 nel 2027, 181 nel 2028, fino a un sistema da 10 qubit logici nel 2030 e uno da 100 nel 2032.
Il giorno successivo, il 6 agosto, la concorrente IonQ ha annunciato un contratto — un'estensione da 28 milioni di dollari, con un'opzione fino a 30 milioni aggiuntivi — con la Defense Advanced Research Projects Agency (DARPA) statunitense nell'ambito del programma "It's About Time", per produrre 125 orologi atomici ottici compatti modello Evergreen-05. Non stiamo parlando di elaborazione quantistica in senso stretto, ma di una tecnologia che condivide con essa la stessa base fisica: questi orologi, grandi quanto una scatola da scarpe (circa 5 litri di volume), garantiscono una stabilità di 50 femtosecondi al secondo e un errore inferiore a un nanosecondo su dieci giorni di autonomia, il che si traduce in una deriva di meno di un secondo ogni 30 milioni di anni. Servono per applicazioni radar, comunicazioni sicure e geolocalizzazione di precisione su piattaforme terrestri, marittime e aeree, e la stessa IonQ investirà 15 milioni di dollari in un nuovo stabilimento produttivo dedicato per rispettare i tempi di consegna richiesti dal governo americano. In parallelo, la controllata Capella ha ottenuto un contratto con il National Reconnaissance Office statunitense per fornire immagini radar ad apertura sintetica a supporto di missioni di sicurezza nazionale.
Cosa dicono, insieme, questi due annunci? Che il settore del calcolo e delle tecnologie quantistiche sta attraversando una fase di transizione dalla ricerca pura al mercato — un mercato che, almeno per ora, passa in buona parte da contratti governativi e della difesa più che da applicazioni di consumo. Per le aziende quotate del settore, entrambe con azioni particolarmente volatili negli ultimi anni, questi contratti rappresentano anche un segnale importante verso gli investitori: la tecnologia comincia a generare ricavi verificabili, non solo promesse a lungo termine. Durante la ricerca non è emerso alcun collegamento diretto, concreto e verificabile tra questi sviluppi e le Isole Canarie: si tratta a tutti gli effetti di una storia di tecnologia globale.