Aspettando l’Epifania, che tutte le Feste porta via… e se siete a Tenerife?

0
1120

Aspettando l’Epifania, che tutte le Feste porta via… Meritano un pensiero anche coloro che manifestano il loro sperticato amore per il Natale con una frase riassuntiva: “Non vedo l’ora che sia il 7 gennaio!”.

Dopo le depressioni novembrine dei meteoropatici – molto lievi alle Canarie, ma comunque parte ormai del loro orologio biologico – dicembre dovrebbe aver riassestato i nervi e dissipato le apatie e le malinconie, ma… ecco che per alcuni arrivano le festività natalizie a dare loro il colpo grazia.

Se appartenete alla schiera dei “condannati” al Natale, “ViviTenerife” ha pensato anche a voi, carissimi, perché esistete, non siete in pochi e la qui presente articolista è – con moderazione – dei vostri!
Siete per caso tra coloro che a fine ottobre, nei grandi magazzini tinerfegni, si guardano intorno già spompati, circondati da orsi polari di peluche in scala 1:1, renne sferruzzate a maglia con disegni norvegesi e pinguini a batteria che pattinano?
Siete tra coloro che, scombussolati, zizzagano col carrello al supermercato alla ricerca di qualcosa che non sia farcito alla chissàdiavolocosa, e poi glassato, pralinato, rotolato nei grassi e seppellito sotto a una nevicata di zucchero a velo, come se a Natale le industrie dolciarie avessero deciso di sterminarci tutti? Appartenente a quella minoranza che, se non fosse per i bimbi e il loro meraviglioso stupore, abbatterebbe a colpi di torrone il diabolico Babbo Natale – sempre a batteria – che al supermercato e con il suo vocione ripete per la trentesima volta in cinque minuti: “Oh oh oh ohhhh… Merry Christmas!”?

Il tutto mentre cercate di concentrarvi sulla spesa confrontando i prezzi, stando attenti che il bambino non caschi dal carrello o che la figlia adolescente non faccia un frontale con qualche scaffale perché non stacca gli occhi da quel maledetto smartphone?
Magari tra chi legge c’è persino qualche commessa costretta a lavorare otto ore al giorno e per settimane col cappello da “Babba Natala” in puro acrilico cacciato in testa…
Insomma qua la mano, gente, e facciamo catena perché è partita la rumba natalizia!

Mentre Tenerife vive una sorta di Natale al polo nord, ma per finta (notate bene: il vero Natale fu in un deserto tra palme e capre, proprio come sarebbe al sud di Tenerife, e non in Norvegia…), mentre ci si muove in bermuda e sandali tra reparti di ghirlande, luci, calze da appendere al camino – ad avercene uno – addobbi e alberi bianchi di poliestere per un effetto “grande freddo” garantito solo dall’aria condizionata, noi che a Natale siamo un poco pesci fuor d’acqua abbiamo dei doveri da assolvere.

Quali? In primis salvare la nostra psiche e traghettarla sana oltre le festività. Portiamocela su una slitta trainata da una renna, su un cammello dei Re Magi o a piedi, ma portiamocela, perché tra luminarie, cose nate per la gioia del colesterolo, spese di casa che viaggiano in corsia di sorpasso rispetto alle entrate e code ovunque, dovremo tenere botta e… sorridere.

Il dovere di non guastare il Natale ai nostri simili che invece lo adorano – e fanno benissimo, perché nessuna occasione di felicità va mai persa! – è un dovere umano che alla fine potrebbe farci sentire molto meglio che se rimanessimo a rimuginare soli a casa su questioni che già esistevano a luminarie ancora spente, e che ci aspetteranno invariate dal 7 di gennaio in poi.
Ma chi siamo noi che invece di essere pazzi per il Natale, a Natale diventiamo quasi pazzi?
C’è chi non lo sopporta perché lo ritiene ormai la sagra del consumismo, del caos e dello stress. C’è chi al lavoro deve sopravvivere a un periodo folle e senza tregua per settimane, e c’è chi pensa che il Natale sia un insidioso contenitore di ricordi di felicità ormai lontani, capace di evocare vecchie e magnifiche tavolate famigliari che, a poco a poco, hanno perduto i loro commensali…
Chi scrive appartiene a quest’ultima categoria da tanti anni, ma ultimamente sta migliorando. Da che sono a Tenerife ho deciso infatti di non soccombere alle mie ormai consuete crisi di
masochismo natalizio, e ne ho tratto un grande giovamento!

Ebbene se il Natale è un giorno dedicato alla famiglia, a Tenerife quasi tutti abbiamo una “famiglia” in una variante allargata e amicale. Tra amici e conoscenti a Natale si uniscono storie e tavoli, pietanze e buonumore, sorrisi ed energia e il mio consiglio è quello di non ascoltate l’esitazione ad accettare un invito, ma di accoglierlo e di uscire di casa. Il resto, vedrete, scivolerà via.

E cosa sono i tavoli natalizi italiani a Tenerife? Eh, cari: ci dispiace per gli altri, ma il nostro popolo mette in scena il tripudio della cucina regionale italiana concentrata in qualche metro quadrato coperto dalla tovaglia decorata! Un ring nel quale si sfidano assi della parmigiana, della polenta col pesce “alla veneta”, della lasagna secondo le ricette da nord a sud, dei fritti “alla napoletana” o dei lessi “alla piemontese”. Gare di pasta fresca tirata a mattarello, semplice o ripiena, semifinali e finalissime di dolci, di vini, di caffè e liquorini. E complimenti vivissimi con applausi a scena aperta, fotografie ai piatti, ai cuochi, ai brindisi. E a quel punto, dai che videochiamiamo genitori, figli, fratelli e sorelle e facciamo loro il più bel regalo di Natale: quello di saperci tra amici.

Ma detto questo, se proprio non vi andasse di stare in compagnia, ricordatevi che vi sono posti per nulla natalizi sempre a vostra disposizione, a Tenerife: le spiagge. Al limite incapperete pure là in qualche turista col cappello di Babbo Natale. In pieno sole. Magari un nordico con le spalle e il naso rosso solo un poco meno del suo cappello… (Siete proprio sicuri di non voler accettare quell’invito a pranzo? Sicuri sicuri?).

Va bene: serene Feste, amici! Con tutto il cuore, con un grande sorriso e con l’augurio che il 2020 vi porti solo cose belle!

Cinzia Panzettini

 

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

23 − 19 =