Blackout a Tenerife: prove generali di vita “semplice”

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Blackout a Tenerife: prove generali di vita “semplice”

Immagino i gesti di tutti quel 29 Settembre scorso, quando a Tenerife verso l’ora di pranzo il rumore del frigorifero e un improvviso strano silenzio ci hanno avvisati che era mancata la corrente elettrica. Perché proprio il brontolare breve del frigo e il silenzio ci hanno informati che era mancata l’elettricità anche se eravamo distesi sul divano a leggere ed era pieno giorno. Ormai non avvertiamo più il rumore di fondo degli elettrodomestici se non quando si spengono all’improvviso in tutto il palazzo; è un leggero inquinamento acustico che non avvertiamo più e che il nostro orecchio registra solo quando si interrompe.
Tutti abbiamo pensato a quanti elettrodomestici avevamo in funzione e siamo andati a vedere se fosse scattato il contatore. Abbiamo aperto la porta e controllato se il campanello dell’appartamento o le luci condominiali funzionassero. Niente, quindi poteva essere scattato il contatore del palazzo, ma questione di pochi minuti e nel mio stabile qualche condomino che aveva controllato scuoteva la testa dicendo, a noi affacciati alle porte di casa, che era tutto a posto anche là. Quindi niente corrente.
I vicini mezz’ora dopo si parlavano dai balconi con i condomini del palazzo di fronte:
«Ho il pranzo in forno! Speriamo non duri a lungo.»

«Beh, ci facciamo una tortilla e con le cose in forno ceniamo stasera.» ha detto un ragazzino intraprendente e pratico.

«E la tortilla con quali piastre la cuociamo?»

Lui si è grattato in testa ed è stato contento di aver fatto ridere tutti. «Chiama tua sorella e chiedi se manca la luce solo da noi.» ha detto una donna al marito.

«Il telefono non funziona.»

«Usa il cellulare.»

«Nemmeno quello funziona.» «Ma è carico…»

«Nessun cellulare funziona, signora, ho appena provato.» ha detto una donna e a quel punto lei, sbigottita, ha esclamato: «Ma…cosa state dicendo?»

Perché insomma andava bene tutto: mangiare pane e formaggio, accendere il fuoco con le pietre focaie, vestirsi di pelli di animali selvatici, ma il cellulare no, dai! Il cellulare è ormai parte di noi, è un’estensione della nostra volontà e della nostra mano… Grottesco, ma vero.

Insomma, si è aspettato per un’oretta senza problemi e particolare allarme, ma altrettanto non si poteva dire di coloro che erano probabilmente bloccati negli ascensori. Noi avevamo controllato subito, perché gli ascensori di nuova generazione in teoria se manca la corrente si fermano al piano, ma sono così diffusi? Immaginavo alberghi non recenti con i turisti sospesi in aria, senza condizionatori e con quel caldo…
Poi si è saputo che non si trattava di un blackout per il nostro paese, ma in più paesi. Anzi, in tutto il sud. E gli aggiornamenti erano rate, per sentito dire, visto che non si avevano tv, radio e internet. Quando qualcuno disse – informato attraverso qualche cellulare che misteriosamente ancora funzionava – che era conciata così tutta l’isola, allora ci siamo grattati in testa tutti quanti.

I ristoranti gremiti di turisti, dato che era domenica, hanno spalancato le braccia. Idem i bar. I distributori erano in massima parte fermi e i bancomat nemmeno a parlarne. Un’assurdità che cresceva, ora dopo ora, senza notizie certe se non un passaparola tra un paese e l’altro, tramite messaggeri in automobile, invece che in bicicletta o ancora prima a cavallo, come quando l’elettricità era fantascienza. Si è vissuta qualche ora come ha sempre vissuto l’Umanità prima dell’energia elettrica e della lampadina, ma protetti nelle nostre “caverne” bene arredate e dotate di ogni confort…tutti diventati improvvisamente inservibili. Oblò di lavatrici come occhi sgranati, bollitori degradati a brocche di plastica, condizionatori impotenti, frigoriferi da“Non aprirlo ché si sgela tutto!” detto con il tono di voce degli attori dell’horror “Non aprite quella porta!”.
Tre ore dopo i vicini sui balconi avevano un umore diverso. Dicevano che non era possibile, che non era normale. Naturalmente faceva un caldo in quei giorni come forse mai in tutta l’estate.

Improvvisamente ho pensato ai livelli d’ansia di chi viveva anche grazie a certe macchinette di ausilio sanitario e non sapeva cosa stesse accadendo. E forse non poteva chiamare nessuno. Casi rari? Lo speravo, chiedendomi anche se i vari Municipi avessero una lista di coloro che necessitavano di una visita immediata per accertarsi che tutto fosse a posto. Ce l’hanno? Forse per i residenti, ma chi va e viene da Tenerife?

Se il catastrofismo “a spanne” non è mai intelligente, minimizzare ciò che è accaduto il 29 Settembre non sarebbe lo stesso intelligente. Personalmente ho subito nella mia città del nord Italia, nel 1987, un blackout di quattro notti e tre giorni per via di una nevicata eccezionale. Gli alberi si spezzarono letteralmente cadendo sui fili della rete elettrica, così calarono nel buio e nel gelo 110.000 persone (non un milione…). Ci tirarono fuori dalle pesti l’Esercito e le squadre speciali dell’Enel che arrivarono da ogni dove, e per quanto sia stata dura noi avevamo il gas di città, mettevamo i surgelati sotto la neve e i telefoni funzionavano. Se immagino la stessa situazione di allora qui all’isola (per quanto impossibile una toccatina a qualcosa che sia di ferro che male può fare?) vedo un disastro.
In quante ore tonnellate e tonnellate di cibo crudo – e parlo di carne e pesce, non di frutta e verdura – sarebbero da buttare? E dove, per evitare che in un paese con questo clima la puzza insopportabile si trasformi in un pericolo per la salute dei cittadini?
In quante ore gli alberghi e i residences senza generatori sarebbero in disarmo? Come faremmo se fossimo per due o tre giorni impossibilitati a prelevare denaro o a pagare con le nostre carte di credito? E quante ore di autonomia avrebbero i generatori di ospedali e aeroporti? Voi ne sapete qualcosa? Io no.

Già basterebbe questo, ma navigando sul web potrete tutti leggere che nell’immediato futuro i blackout in tutto il mondo “che conta” saranno continui per la maggiore richiesta di energia (anche per via della diffusione delle auto elettriche) e perché ci saranno cali di tensione dovuti all’integrazione dell’energia rinnovabile.
Blackout brevi, si spera, ma di certo numerosi. La sola città di Torino, pensate, ha subito 500 blackout anche brevissimi nel solo 2018 e si sta preparando a investire 93 milioni di euro per potenziare il servizio. Quante altre città versano nelle stesse condizioni?
Molto probabilmente a Tenerife non accadranno blackout lunghi e nemmeno frequenti, ma dobbiamo ricordarci che siamo su un’isola e che prevenire è sempre meglio che curare. Quindi calma e gesso, ma anche precise risposte dal Governo su un tema primario, non secondario, visti gli scenari.
Rimaniamo in attesa di capire cosa abbia provocato un simile evento, se per gli impianti il Governo preveda miglioramenti e se l’isola sarebbe preparata a un’emergenza. Soprattutto facciamo tesoro di un’esperienza che ci ha detto qualcosa forte e chiaro: facciamolo senza allarmismi, ma usando la logica e il buonsenso.
Umberto Galimberti, Filosofo, Sociologo, Psicoanalista e Accademico italiano, sostiene che la parte del mondo che vive nel benessere sia la più fragile, perché è la più tecnicamente assistita. Il gesto di premere un interruttore è per tutti scontato. Aprire il rubinetto e veder scorrere l’acqua è normale, eppure basta che questi due semplici gesti non diano le risposte che ci aspettiamo e siamo già irritati…
Quante ore passerebbero tra l’irritazione e ben altro stato d’animo? Non lo so, ma intanto la prudenza ci porti a piccoli accorgimenti in famiglia. Cose di poco conto, ma che al momento buono (…) fanno la differenza.

Cinzia Panzettini

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