Ennio Morricone. Non potevamo non ricordarlo sulle pagine del nostro periodico.

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Non potevamo non ricordarlo sulle pagine del nostro periodico. Il 6 luglio scorso ci ha lasciati il Maestro Ennio Morricone

Il 6 luglio scorso ci ha lasciati il Maestro Ennio Morricone, un uomo il cui talento ha reso il nostro Paese grande nel mondo, e la cui scomparsa ci ha profondamente rattristati e commossi. Non potevamo non ricordarlo sulle pagine del nostro periodico. Non potevano non rendere omaggio a una “colonna” della musica italiana che ha incantato il mondo.

Ennio Morricone ha avuto una lunga vita, un amore grande e ricambiato per la moglie, per i figli e i nipoti, e per la sua musica, ma mentre l’Italia e il mondo intero si inchinavano al suo genio e tutti scrivevano – e dicevano – cose degne della sua grandezza, avvertivamo la sua perdita con uno strano silenzio dentro di noi.

Non si è mai pronti a perdere un artista del suo calibro ed Ennio Morricone ci ha regalato pagine di musica che compiono il raro miracolo di trovare d’accordo il mondo della musica, la critica, i cultori dei diversi generi e la gente comune.

Se è vero che le colonne sonore del Maestro hanno accompagnato le scene di capolavori della cinematografia, è vero anche che hanno contribuito al loro successo in modo fondamentale, come è vero che non sempre sia stato reso a certe sue composizioni un adeguato riconoscimento. Pensiamo alla sconvolgente colonna sonora di “The Mission”, che non digeriremo mai non abbia vinto l’Oscar nel 1996. Lo vinse John Barry con la più orecchiabile, hollywoodiana e comunque bellissima colonna sonora di “La mia Africa”… e insomma: non ci consola, ma pazienza.

The Mission” inizia con un oboe da brividi (The Gabriel’s Oboe) che umanamente ci parla in profondità, poi da circa metà composizione si ha un pieno d’orchestra e coro di una bellezza potentissima. Ascoltatelo su Youtube, digitando precisamente: “Ennio Morricone – The Mission Main Theme (Morricone Conducts Morricone)”… E chiudete gli occhi. Oppure teneteli aperti e lo spettacolo degli strumenti – archi, fiati e percussioni nel trascinante finale – vi porteranno dove raramente siete arrivati. Godetevi le versioni delle diverse orchestre dirette da Morricone, con il pubblico del mondo in piedi, in delirio, ad applaudire quell’uomo defilato, timido e dallo sguardo intensissimo.
Se siamo innamorati di “C’era una volta in America”, sappiamo che ci basteranno due note dell’attacco – con quel flauto di Pan inconfondibile – e saremo su una poltrona al cinema, tanti anni fa, ma anche a New York, nel ghetto ebraico del 1933, dove le giovani vite di Noodles e dei suoi amici si perdevano votandosi alla malavita, e una meravigliosa adolescente, Deborah, decideva con rassegnazione di non legarsi a Noodles.

Delicatissimo Morricone nei temi che accompagnano l’infanzia e l’adolescenza. Poche note e saremo il tredicenne Renato Amoroso e il suo amore senza speranza per la splendida Maddalena Scordia (Malena). Oppure il piccolo Totò di “Nuovo Cinema Paradiso”, che aspetta che suo padre torni dalla Russia nutrendo la sua passione per il cinema che farà di lui un regista. Poche note, poi, e saremo sul treno a vapore che ci porta dove “C’era una volta il West”.
Ho citato solo tre delle sue più belle colonne sonore di Ennio Morricone.
Ne ha scritte circa cinquecento.
A lui va il nostro ricordo e la nostra gratitudine.

Grazie, Maestro. Grazie per sempre.

Cinzia Panzettini

Associazione Socio Cultura “Ciao Italia”

info@vivitenerife.com

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