Futuro? Piacere, io sono Grace… Un androide sociale che verrà utilizzato come “infermiera dedicata soprattutto agli anziani”

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Futuro? Piacere, io sono Grace… Un androide sociale che verrà utilizzato come “infermiera dedicata soprattutto agli anziani”

A distanza di giorni e dopo essermi ben documentata, la notizia non smette di sconvolgermi.

Su “La Stampa” del 20 agosto 2021, Hanson Robotic annuncia la produzione in serie, a partire dalla fine del 2021, di Grace: un “androide sociale” nato nell’emergenza covid, che verrà utilizzato come “infermiera dedicata soprattutto agli anziani”.

L’azienda robotica con sede a Hong Kongh, nel 2016 ha conquistato il mondo con un altro androide sociale”: Sophia. In grado di riprodurre più di 62 espressioni facciali umane, il robot fu al centro dell’attenzione dei media avendo partecipato a molte interviste definite di alto profilo. Gli intervistatori di tutto il mondo in quella sede rimasero colpiti dal livello di articolazione di molte delle risposte di Sophia, ma gli esperti le ritennero… “un po’ artificiose”. Che strano: le risposte di un robot un po’ artificiose?

Su Wikipedia, alla voce “Sophia (robot)”, troverete proprio questa espressione, ma anche come il 25 ottobre 2017, presso il Future Investment Summit a Riyad, Sophia abbia ottenuto la cittadinanza saudita, divenendo il primo androide in tutta la storia ad aver ottenuto la cittadinanza di un qualsiasi paese!
Non basta, perchè il 21 novembre dello stesso anno è stata nominata il primo “Innovation Champion” del Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo: il primo non umano a ricevere un titolo dal prestigioso organismo che pare funzionare malissimo quando deve soccorrere intere popolazioni di umanissimi sventurati… Comunque, ecco che dopo Sophia arriva Grace: l’infermiera così perfetta da “sembrare umana”. Lei che “aiuterà i pazienti parlando e socializzando”.

La risonanza è mondiale e ovunque si scrive che: “Grace è un umanoide che potrebbe rivoluzionare l’assistenza sanitaria, visto che è stato progettato come assistente per i medici ed è dotato di sensori tra cui una termocamera per rilevare la temperatura e il polso di un paziente, per la diagnosi delle malattie e la somministrazione dei trattamenti. L’androide è anche una compagnia per i pazienti: specializzata in assistenza agli anziani, Grace parla tre lingue – inglese, mandarino e cantonese – e può condurre la terapia della parola, ossia prendersi cura in modo dialogico dei pazienti.”
Segue, su “La Stampa” on line, un video nel quale Grace si presenta parlando e cambiando espressione esattamente come… un cartone animato giapponese.

Possiamo rabbrividire? Ma no… gli anziani quando sono rincoglioniti (…) non si accorgeranno di stare parlando dei loro dolori, del loro sconforto o della mancanza della loro casa e dei loro figli… a un robot! Terribile il solo pensiero. Poveri i nostri vecchietti. Poveri noi che – tutti – con un po’ di fortuna vecchietti diventeremo. E poveri i nostri preziosissimi infermieri che, secondo un concetto di mera convenienza, saranno scomodi rispetto a un robot che non si ammala o si ripara subito, non va in maternità, non ha impegni famigliari o genitori anziani da aiutare. Quanti infermieri verranno sostituiti da un robot che non ha bisogno di ferie, non rivendica contributi e TFR, non discute coi colleghi, è disinteressato a rivalse sindacali, non denuncia molestie e soprattutto non parla se non interrogato? Molti, se Hanson Robot ha deciso di mettere in produzione Grace obbedendo a una legge inaggirabile: quella della domanda e dell’offerta.

Non so dove stiamo andando, cari noi, ma il timore che non sarà un bel posto c’è, e non solo per colpa di Grace. Personalmente, premendo un campanello in ospedale, da anziana non vorrei arrivasse un robot con una voce carina: vorrei guardare negli occhi una persona! E ripenso a 50 anni fa, proprio a settembre, quando avevo 15 anni e dopo un brutto incidente mi venne detto che non avrei potuto camminare per circa un anno. Ebbi una crisi di sconforto in piena notte. Sola nella mia stanza non potevo muovermi, non esistevano i cellulari, il centralino a una certa ora staccava. Arrivò un’infermiera per controllare come stessi e mi trovò disperata. Non ricordo il suo viso, ma per sempre ricorderò il calore del suo abbraccio materno. Bevemmo insieme Lemonsoda, parlai con una perfetta estranea che mi spiegò il privilegio di una guarigione lunga, ma certa, mentre ad altri giovani non era andata così bene. Ragionai, presi sonno.
Tra noi umani è così che funziona l’empatia. Insostituibile, irrinunciabile, si dà e si riceve. Anche a “batterie scariche”.

Per gli amanti del brivido… il video su YouTube. Titolo: Meet Grace, the health care robot created for the coronavirus crisis

Cinzia Panzettini

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