Ricordando Philippe Daverio: il nostro “Passepartout”

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Ricordando Philippe Daverio: il nostro “Passepartout”

Il 2 settembre scorso, la scomparsa di Philippe Daverio ha segnato una grave perdita per il mondo dell’Arte e della Cultura italiane, ma anche nel cuore del suo pubblico che lo ha amato tanto.
Al noto critico, gallerista e docente, va il merito di essere riuscito a rendere all’Arte un omaggio costante, dedicandole la sua vita appassionata, ma anche portandola a tutti coloro che non ne sapevano nulla o quasi. E lo ha fatto in un modo – purtroppo – solo suo.
Questo, tra gli altri, è il regalo più grande che ha lasciato al nostro Paese quell’uomo originale e gradevolissimo: una comunicazione di enorme efficacia, leggera, ironica, sempre molto divertente, accattivante, e persino affettuosa. Lo stesso affetto dato al suo pubblico, a Philippe Daverio è stato generosamente restituito e il nostro “grazie” di Italiani a Tenerife è sentito e profondo.

Il suo obiettivo fu da subito straordinario: non riservare l’Arte ai salotti degli intellettuali, agli addetti ai lavori, ai critici, ai mercanti, ai docenti, ai colti. L’Arte, con Daverio e la sua più nota trasmissione, “Passepartout” (trovate a fondo pagina l’indirizzo web per vederne o rivederne le meravigliose puntate) diventava ciò che è, e che sempre sarà: una meraviglia che ci riguarda tutti, che ci appartiene come individui, popolo, mondo. Ma se l’Arte è patrimonio dell’Umanità, ecco che coloro che la divulgano con una comunicazione escludente, con un linguaggio per iniziati, possono pregevolmente insegnare nelle Accademie, ma fuori da quelle sembrano parlare una lingua quasi incomprensibile e piuttosto scoraggiante.

Daverio, empatico e intelligente, pensò di colmare un vuoto inaccettabile in un Paese come l’Italia, che ha nel suo patrimonio artistico una ricchezza pressoché stordente. Con il suo papillon, le sue strane giacche, i suoi occhiali rotondi, Daverio fu il bizzarro e amabile personaggio sul quale ci si fermava facendo zapping la domenica, a tavola, quando la sua trasmissione su “Rai Tre” andava in onda. Voleva una trasmissione per famiglie, dunque? L’ebbe e fu un successo. Bastava concedere pochi minuti, a quell’uomo apparentemente fuori dal tempo (quanto fosse invece intelligentemente nel nostro tempo è evidente proprio nella sua scelta di comunicazione) e si cadeva nella sua rete.

Qualcuno ha detto di lui che è stato una sorta di “Pifferaio magico”: niente di più vero, solo che Daverio non rapiva i bambini per portarli in un mondo mai più raggiungibile agli adulti (un’altra fiaba ansiogena, adatta nella sua morale ai grandi, non certo ai piccoli…) ma rapiva tutti per portarci oltre la montagna immaginaria che ci separa da quanto crediamo troppo complicato per noi, quindi non interessante o persino noioso…

Per questo non vogliamo ricordare Daverio per il suo prestigioso curriculum – che potete trovare ovunque su internet – ma per la sua volontà forte di farci capire quanto ci stavamo perdendo. Lo ha fatto con il suo linguaggio curatissimo, fantasioso e ricercato, ma sempre comprensibile e per questo veramente prezioso: un altro generoso aspetto della sua divulgazione resterà il suo italiano veramente bello da ascoltare.

Ci mancherà Philippe, perché era unico. È stato il Prof migliore, perché non ha pensato ai primi della classe, ma proprio a tutti.

Di lui Vittorio Sgarbi – amico fraterno nonostante fosse il suo opposto perfetto – ha scritto qualcosa di assolutamente vero: “Philippe ha comunicato felicità”.

Cinzia Panzettini

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