Calendari – Breve storia dell’anno bisestile.

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meridiana-renzo-righi-1Il termine calendario indica un sistema di ripartizione in giorni, settimane e mesi, di una unità di misura del computo del tempo lungo chiamata anno: comune grandezza in tutte le civiltà.

 

Dopo misure approssimate basate su episodi ciclici legati alla vita animale o vegetale, l’uomo è giunto a definire intervalli temporali rigorosi dall’osservazio ne del movimento dei corpi celesti.

Alla misura quindi di un anno che potremmo chiamare naturale sono prevalsi computi riferiti ai movimenti di particolari stelle o pianeti come le Pleiadi, Sirio e Venere e poi cronotipi basati sui cicli lunari, lunisolari e solari.

L’etimologia deriva da kalendae, espressione che i romani attribuivano al primo giorno d’ogni mese, giorno in cui i Sacerdoti di Roma, chiamavano a raccolta, calare, la popolazione per annunciare l’inizio del mese (prima della riforma di Giulio Cesare l’anno era di tipo lunare e i mesi iniziavano con l’apparizione della prima falce di Luna).

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 Osservando i vari sistemi di computo adottati, appaiono evidenti le difficoltà avute dall’uomo per regolare la propria esistenza in sintonia con l’alternarsi delle stagioni.

 

 

Calendario di G. Pedrazzini e R. Righi

Titolo: RELOJES de SOL de ESPAÑA
Collaboratori: A. Cañones P. Novella
Edizione: Ditta Centroffset di Fabbrico, Italia
Quadranti di pietra Immagini del gnonomista spagnolo Antonio J. Cañones Aguilar di Torrevieja (Alicante)

 

 

 

 

 

Gli sforzi cronologici su base solare trovano già testimonianze in popoli come gli Egizi che alla fine di un anno di 360 giorni, aggiunsero cinque giorni supplementari, detti epagomeni, poi successivamente un sesto giorno ogni quattro anni (Tolomeo III, decreto di Canopo, 238 a.C.): è quest’ultima correzione che sarà l’origine del futuro sistema giuliano (da Giulio Cesare, Pontefice Massimo a Roma dall’anno 63 a.C.).

Per comprendere le ragioni della riforma voluta da Cesare occorre fare una breve digressione di carattere storico sul disordine che regnava nel calendario romano nell’anno 46 a.C.

Dal leggendario calendario di Romolo, al calendario di Numa Pompilio, tempimensori di tipo lunare, varie furono le modifiche per mantenere il ciclo lunare in sintonia con quello solare, ma per problemi astronomici prima, e per le regole di intercalazione dei giorni aggiuntivi applicate in modo negligente dai Pontefici che amministravano il calendario, si era prodotto un tale disordine che le date erano in anticipo di tre mesi sulle stagioni. I giorni da aggiungere erano 22 o 23 e appartenevano al mese intercalare chiamato mercedonius che doveva seguire il 23 di febbraio, terminato il quale, si riprendeva dal 24 sino alla fine del 28 febbraio.

Su consiglio dell’astronomo alessandrino Sosigene, Giulio Cesare ordinò che l’anno 46 a. C. (anno 708 dalla fondazione di Roma) avesse 14 mesi più l’intercalazione del mercedonius per un totale di giorni 445; e stabilì che dal 45 a. C. l’anno civile dovesse essere solare con durata di 365 giorni.

Per mantenere poi i mesi al passo con le stagioni, fissò l’intercalazione con l’aggiunta di un giorno complementare ogni quattro anni (portando l’anno a 366 giorni) e sopperire così alla differenza delle sei ore fra l’anno tropico (quello delle stagioni, ritenuto allora di 365,25) e quello civile che necessita di un numero intero di giorni.

Quell’anno così fuori dalla norma, ma che ebbe il merito di riparare alle mancanze del passato, fu chiamato anno della

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 confusione. Il calendario così riformato prese il nome di Calendario giuliano, e a Giulio Cesare, fu dedicato il mese di luglio, Julius (37 anni dopo, Cesare Augusto non volle essere da meno del suo illustre predecessore e così il Senato di Roma a seguito di aggiustamenti voluti da Augusto, per annullare errori fatti nell’intercalazione degli anni bisestili (furono aggiunti giorni ogni tre anni invece di quattro), gli dedicò il mese di agosto, Augustus).

  

Mendigorría, Navarra – Chiesa di S .Pietro Apostolo. Orologio meridionale



 

Il mese del calendario romano era composto da tre parti differenti: le calende le none e le idi, in rapporto alle quali i giorni venivano numerati in successione decrescente come giorni mancanti.

Il 24 febbraio, mese composto da 28 giorni era conteggiato come ante diem sextum kalendas martias (il giorno sesto che precede le calende di marzo), questo, come detto, era il giorno assegnato in precedenza per l’intercalazione del mese mercedonius; è in questo giorno che Cesare volle aggiungere secondo la regola del quattro il giorno intercalare (nella sequenza degli anni giuliani è bisestile quello esattamente divisibile per quattro).

Ma in questo mese già sparigliato, i pregiudizi e le superstizioni costrinsero a conservare l’apparenza dei 28 giorni: in pratica i romani fecero durare il 24 febbraio come un giorno di 48 ore (24 più 24), una prima volta come ante diem sextum…, (primo sesto), e la seconda come ante diem bis sextum Kalendas martias (secondo sesto), ovvero due volte sesto alle calende, da qui è nata la definizione di bisestile per designare l’anno di 366 giorni.

Oggi come allora la parola bisestile mantiene il medesimo significato, ma il mese di febbraio ormai lontani, speriamo, dai tempi bui della superstizione, mostra tutti i 29 giorni. 

Secondo l’irrazionale e radicato detto popolare anno bisesto anno funesto, gli anni bisestili sarebbero portatori di disgrazie. Lo studio sull’ origine di questa malaugurata predizione, è ricco di congetture, come abbiamo scritto, che si perdono nella notte della storia: stiamo sereni e cogliamo il lato migliore della vita!

L’anno giuliano si rivelò più lungo di circa 11 minuti rispetto all’anno delle stagioni (365,25 contro i 365,2422 circa), e questa lieve differenza (11m 14s), ha comportato nel corso dei secoli un anticipo delle stagioni sulle date che nel 1582 aveva raggiunto i dieci giorni.

Questo disaccordo poneva seri problemi alla determinazione della Pasqua cristiana fissata con criterio lunisolare (legata alla tradizione delle sacre scritture) dal Concilio di Nicea nel 325 d. C.

Il giorno della Pasqua doveva cadere alla prima domenica che segue la Luna piena che coincide o immediatamente segue il giorno 21 marzo, considerato questo l’equinozio ecclesiastico (l’equinozio astronomico può cadere nei giorni 19, 20, 21 marzo).

Così nel 1582 il Calendario giuliano, verrà riformato, per assumere la struttura attuale, sotto il Pontificato di Gregorio XIII, calendario da allora gregoriano e utilizzato nei paesi di area cattolica ed in tutte le relazioni internazionali. Per ritornare al passo col Sole si tolsero i dieci giorni accumulati saltando da giovedì 4 ottobre a venerdì 15 (un periodo dove nessuno nacque e nessuno morì!), e, per fissare in perpetuo la data dell’equinozio, fu necessario apportare una modifica all’algoritmo di calcolo: mantenere invariata la regola del quattro, ma per gli anni secolari considerare bisestili solo quelli divisibili per 400.

Questa norma porterà la stagione astronomica ad anticipare di tre giorni in 10000 anni (che equivale a portare, per l’emisfero nord, il Natale in pieno estate in circa 600000 anni). La proposta per ovviare anche a questo inconveniente, è di considerare bisestili gli anni millenari, che pure divisibili per 400, lo sono anche per 4000; ciò limiterebbe la differenza ad un giorno ogni 20000 anni (che equivale a portare, per l’emisfero nord, il Natale in pieno estate in circa 3600000 anni).

Per tanta precisione il Calendario gregoriano è stato erroneamente giudicato, e per molti è opinione comune, il più perfetto calendario solare; ma nei secoli antecedenti la riforma gregoriana un calendario elaborato dall’astronomia islamica e nel secolo scorso la proposta di un algoritmo per modificare il Calendario giuliano ancora utilizzato in oriente dalle Chiese cristiane ortodosse avvicinano il ciclo stagionale alla reale lunghezza dell’anno tropico con una precisione sbalorditiva. Ma questa è un’altra storia.

Nella babele dei calendari Il giorno 23 dicembre 2012, avrà termine l’attuale era Maya, secondo il “Conto Lungo”, un computo caratteristico del Periodo Classico della loro civiltà. Nonostante la preannunciata fine del mondo a dicembre non spegniamo i fuochi e le luci, viviamo il prossimo fine anno senza ansie, il fascio degli anni continuerà come sempre e come sempre festeggeremo il primo gennaio 2013.

Le profezie catastrofiche hanno già ottenuto il loro scopo: da ottime veicoli pubblicitari, in trasmissioni televisive e su vuote pagine di giornali, hanno incrementato la vendita di libri ed il turismo verso le terre dei Maya.

Quel giorno sarà solo la fine di un ciclo di un calendario nato, non per chiedere sacrifici sanguinosi, ma per il computo di giorni, mesi, anni e secoli, secondo le esigenze della vita civile e religiosa del popolo Maya. Un ciclo di un’era misteriosa iniziata il 14 agosto del 3114 a.C..

Un arrivederci ai lettori e un particolare augurio solare ai nati un anno sì e tre no.
Renzo Righi.


Renzo è un esperto di gnomonica, cioè di quella scienza che insegna a costruire strumenti idonei a sfruttare l’ombra o punti di luce per la scansione del tempo: l’etimologia del termine è greca – gnomon – che significa indicatore.

Dopo gli apprendimenti teorici e gli studi sulla storia e misura del tempo, Renzo inizia ad interessarsi alla costruzione, al ripristino e alla rielaborazione di orologi solari e meridiane posti sulle facciate di antichi palazzi, all’interno di vecchie chiese e in ville italiane.

Sono oltre venti anni che collabora con Enti scolastici, Associazioni culturali, architetti, specialisti e artisti del restauro; ha ottenuto premi, menzioni e riconoscimenti per opere segnalate per l’efficacia didattica, la complessità e l’eleganza.

Da quattordici anni, con il dott. Giovanni Pedrazzini, cura un Calendario ricco di immagini, di informazioni e approfondimenti a soggetto gnomonico e storico calendariale. Nelle passate edizioni sono state presentate opere italiane, dell’Austria e della Francia. Il calendario del 2012 “Relojes de Sol de España”, redatto con la collaborazione di gnonomisti spagnoli, è dedicato agli antichi orologi in pietra della Spagna.

“Avendomi Renzo inviato il nuovo Calendario voglio ringraziarlo personalmente, sia per l’articolo sull’anno bisestile che per le preziose fotografie dei quadranti di pietra inviati al nostro giornale.

Grazie Renzo per la collaborazione e complimenti per il tuo interessante e scientifico lavoro.”

Antonina Giacobbe

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Cabra de Mora , Teruel, Aragona – Chiesa di S. Michele. Orologio meridionale

 

 

 

 

 

 

 

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Villamiel, Burgos Chiesa di S. Michele Arcangelo. Orologio meridionale.

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