Canarie. Esportare il loro surplus di banane ai paesi terzi

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Il Consigliere Regionale dell’Agricoltura, Narvay Quintero, alla luce delle recenti dimissioni di Henry Sicilia dall’incarico di presidente della Association of Canary Banana Producer Organizations (Asprocan), ha chiesto al settore di “continuare a collaborare”.

In un discorso rivolto alla Commissione parlamentare per l’agricoltura, Quintero ha sollecitato il settore a restare unito, perché questo è un “momento chiave nella negoziazione per ilnuovo POSEI”, il programma europeo a supporto della produzione agricola delle isole. Tra le varie questioni affrontate, Quintero ha dichiarato di voler negoziare al fine di ottenere una autorizzazione per l’esportazione delle banane delle Canarie verso Paesi terzi.

Questo dovrebbe avvenire solo in casi di surplus produttivi che non possono essere assorbiti dal mercato europeo, e che quindi comportano uno smaltimento della frutta nelle discariche o il suo riutilizzo sotto forma di mangime per il bestiame. Nel 2016 è stata registrata una produzione di banane da record, e il volume del surplus produttivo che è stato smaltito, pari a 15 milioni di tonnellate, è risultato senza precedenti. Le organizzazioni dei produttori sono responsabili del prelievo di questi surplus, che potrebbero ammontare al 5% della produzione totale. Avvantaggiandosi sulla imminente revisione delle politiche agricole comuni europee e della convenzione POSEI, il governo vuole pertanto ottenere l’autorizzazione per esportare questi surplus a Paesi terzi, non solo occasionalmente e dietro una autorizzazione preventiva, come accade spesso per le vendite al Marocco, ma in modo regolare.

Il potere esecutivo richiederà inoltre una maggiorazione dei finanziamenti POSEI, dichiarati insufficienti, da parte della stessa Commissione Europea, a coprire i costi della sovrapproduzione delle isola Canarie. Richiederà, inoltre, un programma di sviluppo rurale specifico per le regioni ultraperiferiche. Ma, soprattutto, respingerà un nuovo accordo che offra ai Paesi terzi un periodo di 5 anni per adeguare la propria produzione biologica alle normative europee. freshplaza.it Fonte: EFE 

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