Chi sceglie il nome a questi disastri naturali. Da Filomena ad Hortensia: di donne e di uragani

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Nomi di persone vengono attribuiti a fenomeni meteorologici di grande impatto, che coinvolgono persone e beni materiali. Il ricordo del ciclone Filomena rimarrà per sempre legato all’eccezionale nevicata che lo scorso gennaio ha congelato Madrid per una settimana. I nomi propri rendono la gestione degli uragani più semplice. Filomena è facile da ricordare, semplice al momento di cercare informazioni, altrettanto semplice al momento di produrre informazioni. Questa è l’idea.

La AEMET, Agenzia statale spagnola di meteorologia, in collaborazione con i servizi meteorologici di Francia, Portogallo e Belgio, “battezza” gli uragani, spiegando che l’intenzione di dare nomi di persone alle burrasche è quella di semplificare l’informazione sui rischi causati da episodi avversi, come fenomeni costieri, piogge o neve, come è stato nel caso di Filomena o di Hortensia.

La scelta dei nomi avviene precedentemente, in ordine alfabetico, alternando nomi femminili a nomi maschili. A ottobre si inaugura la stagione. Quest’anno, si è cominciato con “Alex”, passando per i recenti Filomena, Gaetán ed Hortensia, e così via fino ad arrivare all’ultimo, che sarà Walter.

La AEMET si coordina con gli altri enti meteorologici: se per esempio si prevede che una grande burrasca impatti prima in Irlanda, piuttosto che nel Regno Unito o nei Paesi Bassi, il nome verrà scelto da uno di questi tre paesi, e gli altri lo accetteranno automaticamente. Dall’altra parte dell’Atlantico, la lista dei nomi relativi ai cicloni tropicali fu creata nel 1953 dal Centro Nazionale per gli Uragani degli USA (NCH in inglese), ed è stata poi utilizzata come standard per le liste delle altre regioni del mondo. Inizialmente, agli uragani veniva attribuito il nome del santo del giorno. Così nacque Santa Ana a Porto Rico il 26 luglio del 1825 e San Felipe il 13 settembre del 1928.

Questi fenomeni climatici vennero chiamati con nomi di persona quando il meteorologo britannico Clement Wragge (1852-1922) cominciò ad utilizzare nomi di donna per riferirsi a tormente tropicaliforse indispettito da qualche signora poco affabile – e se poi questi fenomeni diventavano particolarmente violenti, Wragge gli affibbiava i nomi dei politici che più detestava. Furono però i nomi femminili a consolidarsi più facilmente, soprattutto tra i meteorologi statunitensi durante la Seconda Guerra Mondiale, forse in preda a sentimenti nostalgici nei confronti delle proprie mogli, madri, figlie e amanti, fino a quando nel 1953 questa pratica divenne ufficiale negli Stati Uniti. Questa decisione non poteva certo piacere all’universo femminista, e l’attivista Roxcy Bolton avviò una campagna per far sapere alla popolazione maschile che le donne erano dispiaciute e anche offese per questa prassi che abbinava i loro nomi a fenomeni violenti e disastri naturali.

Le campagne della Bolton e di altre femministe persuasero le autorità degli Stati Uniti, che a partire dal 1979 introdussero anche nomi maschili. Nonostante l’applicazione dei nomi secondo parametri politicamente corretti, nel 2014 un gruppo di ricercatori statunitensi sembra aver constatato che gli uragani più distruttivi e che generano più morti sono quelli coi nomi di donna.

Pare che ciò sia dovuto al fatto che le persone percepiscono gli uragani con i nomi femminili come meno pericolosi, prendendo per questo meno precauzioni e sottomettendosi automaticamente a maggiori rischi. Uno studio sulle morti causate dagli uragani condotto negli USA durante sei decadi, ha confermato che le tormente con nomi di donna causano quasi il doppio di morti rispetto a quelle con nomi maschili (ansa.it). Risultati che darebbero alito a speculazioni di genere senza fine, mentre invece rimane prioritario, come caldamente consigliato dal Centro Nazionale per gli uragani degli USA, focalizzarsi sulla minaccia che ogni singola tormenta può rappresentare, che si chiami essa Mark piuttosto che Mary.

Le liste dei nomi sono conservate e attualizzate dall’Organizzazione Mondiale della Meteorologia (OMM), agenzia delle Nazioni Unite con sede a Ginevra. In questo modo, gli uragani vengono organizzati ogni anno in ordine alfabetico ad eccezione delle lettere Q, U, X, Y e Z, alternando nomi maschili e femminili. Le liste elaborate con nomi in inglese, spagnolo e francese si riutilizzano ogni sei anni. Per esempio, la lista redatta nel 2010 è stata ripresa nel 2016.

I comitati regionali della OMM si riuniscono ogni anno per decidere quali nomi di tormenta relativi all’anno precedente debbano essere “congelati” per il loro particolare impatto devastatore. Un esempio su tutti è stato l’uragano Katrina, che nel 2005 causò la morte di 2.000 persone a New Orleans. Questo nome è stato tolto dalla lista, per essere sostituito con Katia.

Francesca Passini

© Riproduzione riservata

Sitografia: abc.es; niusdiario.es; semana.com; nationalgeographic.com.es

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