Correva l’anno 1492. In giro, sento dire molte cose su di me…

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Correva l’anno 1492. In giro, sento dire molte cose su di me…

taringa.net
Oggi,12 ottobre…giorno fatidico qui in Spagna! Ideologicamente ubriacante direi!
Si festeggiano tutti assieme: La Madonna del PILAR, patrona dei popoli ispanici.
Il giorno della HISPANIDAD cioè della “Spagnolità” (se avessimo noi un giorno cosí lo chiameremmo della ITALIANITÀ!);
Il giorno della RAZZA; sí, hai letto bene…..della RAZZA!!!!!!!
Tutti questi ingredienti ideologici (Religione, Nazione, Razza) confluiscono spavaldamente nella celebrazione della SCOPERTA DEL NUOVO MONDO (l’arrivo,insomma,di Cristoforo Colombo nell’isola di Guanahani quella mattina del 12 ottobre del 1492), come se la “scoperta” (che fu, in definitiva, conquista violenta e distruttiva delle identità indigene) fosse stata resa possibile dal solito trinomio retorico Dio- Patria-Tradizione che tanti danni va facendo ancora nella storia!
Mi preme sottolineare a questo punto il fatto che il concetto di Razza Ispana nacque in contrapposizione alla Razza Indigena,e cioè con una connotazione spregiativa marcatamente coloniale!
Una Religione superiore ed una Razza superiore erano finalmente arrivate in terre sconosciute abitate da selvaggi per “acculturarli” ed evangelizzarli cosí da salvarne l’anima! Ma che mondo ci si può aspettare domani da vicende cosí crudeli che vanno, purtroppo, ripetendosi ancora?
– (n.d.r. “razza”, come riportato dall’enciclopedia Treccani… -Raggruppamento di individui che presentano un insieme di caratteri fisici ereditari comuni. Nel caso dell’uomo, tali caratteri si riferiscono a caratteristiche somatiche (colore della pelle, tipo di capelli, forma del viso, del naso, degli occhi ecc.), indipendentemente da nazionalità, lingua, costumi- Quindi per me niente di offensivo nei riguardi di nessuno, apparteniamo tutti a una razza)

Sono da poco sbarcato finalmente, con il mio battello nell’isola di Los Lucayos che già ho in mente di battezzare San Salvador, per la gloria di Cristo nostro Salvatore. Già inginocchiato, ho piantato la bandiera dei Re cattolici in segno di possesso di queste terre, come Viceré delle Indie, titolo che gli stessi Re cattolici mi hanno conferito insieme con quelli di Governatore e Ammiraglio del mare Oceano, nel contratto che stipulammo in Santa Fe l’Aprile scorso, sotto Granada, ormai sconquassata, ultimo baluardo musulmano nella penisola iberica.

Qualcuno si sarà già sorpreso che abbia chiamato immediatamente quest’isola dei Lucayos. Il fatto è che già conoscevo la famosa mappa, che elaborò circa un secolo fa l’ insigne cartografo maiorchino, l’ebreo Abraham Cresques, il quale aveva disegnato per l’appunto, aldilà del mare, proprio queste terre, chiamandole Lucay. Devo certo confessare che questa mappa l’ho potuta conoscere, perché era negli archivi di mio suocero Bartolomeo Perestrello, già morto, che Dio lo tenga in gloria, e che era Ammiraglio agli ordini del Gran Maestro dell’Ordine di Cristo, il Principe Enrico di Portogallo.

Ma perché chiamò queste terre Lucay? Chi riferì di queste terre? Ad Abraham Cresques pochi possono rispondere a questa domanda e fra questi ci sono io, perché conosco segreti dei Francescani che vissero nelle Canarie nel corso del XIV secolo e anche segreti templari che circolano nella mia famiglia portoghese. Ma secondo voi perché ho fatto cucire sulle vele la Croce Rossa battente dei Templari? Recentemente il prestigioso cosmografo fiorentino Toscanelli ha chiamato queste stesse terre Antilia, avendo inviato tempo fa una mappa al Re del Portogallo, mappa che ebbi modo di conoscere, o perché me la dette lo stesso Toscanelli in persona, o perché me l’ha fatta esaminare lo stesso Re del Portogallo nei suoi archivi, scegliete voi.

Mappa di Behaim, 1492 (da wikipediariproduzione del 1889): Cipango è l’isola centrale nell’emisfero destro

Era da 7 anni che stavo dietro ai Re cattolici cercando di convincerli ad accettare il mio progetto di giungere al Cipango, e al favoloso mercato delle spezie alle terre del Gran Khan, le terre di cui ci parla Marco Polo navigando verso Occidente. Tanti sono stati i dibattiti che io ho sostenuto con gli esperti della Corona, anzi delle due Corone…tutto inutile. Una volta caduta Granada, ho pensato che la cosa era già fatta, perché i Re mi hanno sempre fatto capire che questa era la loro urgente priorità, e che subito dopo mi avrebbero preso in seria considerazione…ma li ho visti ancora molto titubanti e allora, deluso, ho piantato tutto e tutti e da Granada mi sono messo in viaggio verso Cordoba, dove mi aspettava la mia nuova compagna e il mio secondo figlioletto Fernando. Proprio a questo punto è successo un miracolo. Me l’ha fatto il mio amico fraterno, il portoghese Fra Juan Pérez, il guardiano del convento della Rapida, a pochi passi da Huelva e anche da Palos de la Frontera, convento dove ho dovuto lasciare il mio figlioletto primogenito avuto dalla nobildonna portoghese Felipa Monis Perestrello. Faccio qui solo notare per inciso che questi Perestrello del Portogallo discendono dai Perestrello dei Feudi piacentini, con cui si dice che la mia famiglia di Colombo siano imparentati.

E allora come faccio a spiegare questo miracolo? È complicato, credetemi! Juan Pérez era stato confessore della Regina, e sempre mi ha sostenuto in questi anni, presentandomi molti personaggi della Corte e accompagnandomi in tanti pellegrinaggi per seguire la corte itinerante dei Re cattolici. A lui, al frate, confessai, appena arrivato in Spagna dal Portogallo, nel convento della Rapida, la storia del naufrago portoghese che soccorsi in Madeira, quando vivevo lì con mia moglie Felipa… naufrago che mi raccontò di una rotta per arrivarci e i venti contro Alisei per ritornare indietro, e il tipo di popolazione che avrei incontrato. Non potevo rivelare a nessuno questo segreto. La mia certezza, frutto di questo incontro provvidenziale, non ha potuto convincere gli esperti cosmografi della Corte perché io non sono tanto addentro nelle cose di scienza, né loro hanno accettato in tutti questi anni la bontà della carta dei Toscanelli, che pure ho esibito. Non chiedetemi come ho fatto ad esserne venuto in possesso, perché sarebbe una storia ancora più complicata.

Quando ho abbandonato Santa Fe, avevo fatto pochi chilometri e prontamente, miracolosamente, sono stato richiamato d’urgenza dalla Regina stessa: cos’era successo, che a mia insaputa il frate, che Dio lo benedica, nel confessare ancora una volta la Regina, gli ha rilevato il nostro segreto, anche se a metà…rompendo in ogni modo il sacramento della confessione…certo per il bene dell’impresa e della gloria di Spagna. Dio sicuramente lo perdonerà. Allora il buon frate ha detto alla Regina in confessione che io in quelle terre c’ero già stato e che si sapevo arrivarci, che si trattava soltanto di conquistarle in nome dei Re cattolici. Ecco che la Regina, religiosissima, ne rimase scossa, profondamente scossa, ed ecco perché mi ha subito prontamente richiamato indietro ed è per questo che se andate a leggere il contratto di Santa Fè, troverete giusto all’inizio del documento una frase, che a questo punto non dovrebbe più sorprendervi, e cioè che i titoli mi sono stati conferiti perché io ho già scoperto queste terre, una mezza bugia francescana, però un’altra mezza bugia l’avevo detta pure io riguardo al Cipango, e sono sicuro che Dio mi perdonerà, perdonerà anche me, proprio perché conoscendo la mappa di Toscanelli sapevo che sarei arrivato solamente a metà strada tra l’Europa e il Cipango, e del resto anche il naufrago mi aveva già raccontato del tipo di popolazione che avrei incontrato e per questo se andate a leggere la vista del primo carico di questo mio primo viaggio, troverete che le navi erano piene zeppe di cianfrusaglie, bigiotterie, campanelli, specchietti, berretti rossi, palline di oro colorato: insomma tutte cose che i portoghesi in genere scambiano sulle coste di Guinea con le popolazioni negre per accaparrarsi oro e schiavi.

Però il problema del Cipango: perché questa mezza bugia? Perché il problema era lì: farmi finanziare l’impresa, da mercanti e personaggi vari perché Maravedì per la mia nave e vettovagliamenti non me li hanno certo dati i Re di Spagna… i Re di Spagna non hanno messo un solo Maravedì. Ho dovuto appunto collegarmi col mio amico fiorentino Berardi, mercante con Rivarol genovese, con il potentissimo Luis Sant’Angel, l’ebreo convertito, Amministratore delle Finanze della Corte di Aragona, e persino Juan della Cosa, perché mi ha affittato la sua nave che poi ho battezzato Santa Maria. Le due navi, le Caravelle, la Pinta e la Nina, me le hanno costruite per castigo reale quelli di Palos, poveretti, e poi da qui sono partito…

Si stanno accalcando intorno a me gli abitanti di quest’isola…qualcuno mi tocca anche la barba…forse non l’hanno vista sul viso di un uomo, ma su questo ho i miei dubbi e sono mansueti, rigorosi e carucci direi…scriverò subito ai Re e abbiamo l’occasione di una bella manodopera da piazzare sui mercati di Valencia o Siviglia. Qualcuno dirà: “manodopera schiavistica”, ma questi sono i tempi, che credete, e del resto devo ripagarmi come ho già detto delle spese della spedizione. Però abbiamo anche l’occasione di convertire alla vera Fede questa gente senza Dio, ignuda e selvaggia, un grande regalo per la nostra Madre Chiesa e nostro Signore che ci ha guidato in questa impresa pericolosa.

Ora purtroppo devo smettere di raccontarmi, devo preparare la partenza per le altre isole più grandi per cercare oro, per cercare anche il modo di superare questo arcipelago per penetrare nel mare più ampio e giungere effettivamente al Cipango di cui ci raccontò Marco Polo. In giro, sento dire molte cose su di me, che vengo da chissà dove e da ragazzo ho fatto il corsaro e anche il pirata, il famoso pirata Cristoforo Colombo che poi è mio cugino, che ha lo stesso nome… che ho esercitato come negriero sulle coste di Guinea e che avrei nazionalità portoghese, perché oggi stesso, oltre al vessillo del Re di Spagna, ho piantato sulla spiaggia anche la bandiera verde, la bandiera con la Croce Verde, dell’Ordine mercenario portoghese di AVIS e che si dice anche che, attraverso i canali di mio suocero, Bartolomeo Balestrello, sarei collegato al nuovo Ordine di Cristo, di cui fu Gran Maestro lo stesso Principe Enrico.

Beh, qui c’è qualcosa di vero, sennò non avrei messo le croci rosse patenti dei Templari sulle mie vele…ah, si dice anche che sono scappato dal Portogallo, chissà perché, che inseguendo le mie ambizioni avrei anche di fatto seguito le istruzioni della stessa Corona portoghese, per portare la Spagna fuori dalle rotte africane verso le Indie… beh tra le tante cose si dice chiaramente – anzi la maggior parte – pensa che io sia figlio di un’umile famiglia genovese. Questo fatto disorienta un po’, perché mai ho scritto in effetti in genovese o in italiano, ma neanche i miei figli. Qualcuno azzarda l’ipotesi che sarei figlio bastardo del Papa Innocenzo VIII anche lui genovese, o addirittura figlio bastardo di un nobile Balestrello, dei Feudi di Piacenza, ed è per questo che avrei sposato mia moglie, la nobile Felipa Monis Perestrello e che sarei anche figlio bastardo del Principe Viana d’Aragona e Margherita Colón, una popolana, e che per questo darò, secondo queste voci, ad un’ isola del Caribe il nome di Margherita

Addirittura sarei io un nobile galiziano, o un ebreo che si è inventato addirittura il nome o Marrano, o chissà chi… quante cose, quante dicerie. Non chiarirò nulla di tutto questo, perché un pizzico di mistero alimenta bene un mito nel quale io già dimoro e sono diventato ormai lo spartiacque della storia moderna. Il Cristianesimo grazie a me si diffonderà in tutte queste nuove terre per la gloria di Cristo, nostro Salvatore.

Ma chi sono veramente? Ma che sono veramente? Non mi sono mai firmato finora, ma provate a capirci qualcosa cominciando dalla nuova firma, che da questo momento in poi apporrò su tutto ciò che scrivo, e vi do una traccia: Cristoforo Colombo, non vi sembra un po’ la colomba dello Spirito Santo, che volando verso nuove terre porta il Cristo? Ma allora il mio sarebbe uno pseudonimo o un nome già scritto nei disegni della provvidenza: un Nomen Omen? Decidetelo voi!

Di Gianni Galatone

es.wikipedia.org/wiki/Lucayos

Immagine: la Santa Maria di Cristoforo Colombo (giornaledellavela.com)

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