Dal Veneto a Gran Canaria: l’Unesco riconosce le bellezze della natura forgiate dall’uomo

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Dal Veneto a Gran Canaria: l’Unesco riconosce le bellezze della natura forgiate dall’uomo. Nella riunione tenuta lo scorso luglio a Baku, in Azerbaigian, l’Unesco ha riconosciuto come patrimonio mondiale dell’umanità due luoghi, entrambi cari a noi perché siamo italiani, e perché amiamo e viviamo le Canarie.

Le Colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene, in Veneto e il Risco Caído e i luoghi sacri della Montaña di Gran Canaria. In entrambi i casi, la mano dell’uomo, nel presente come nel passato, ha saputo modellare il paesaggio in modo armonioso e funzionale alla civiltà umana, senza per questo compromettere le leggi della natura. Parliamo di paesaggi culturali, definiti dall’Unesco come opera a metà strada tra la natura e l’essere umano.

Nel caso del Risco Caído, si tratta di un’area di circa 18.000 ettari nella caldera vulcanica di Tejeda, quella che lo scrittore spagnolo Miguel de Unamuno definì “tempestad petrificada”, da cui fuoriescono rocce come el Nublo e Bentayga, uno spazio cerimoniale all’aria aperta, che risale alla cultura aborigena. I berberi arrivarono intorno al I secolo dall’Africa del Nord. Con il tempo si formarono popolazioni troglodite che vivevano nelle grotte naturali o in altre che seppero costruire modellando il tufo vulcanico. Luoghi ideali per osservare il cielo, elemento fondamentale nella cosmogonia aborigena.

Qui si trovano chiare tracce di una cultura sommessa e decimata, dopo la “conquista” dell’arcipelago da parte degli spagnoli, a partire dal XV secolo. Iscrizioni e incisioni in berbero, come anche luoghi adibiti all’immagazzinaggio di grano e terra. All’interno di questo paesaggio culturale troviamo il complesso sacro del Risco Caído, nel comune di Artenara, scoperto nel 1996 dall’archeologo Julio Cuenca. Per costruire questo tempio furono necessarie conoscenze e competenze che oggi attribuiamo a geometri e architetti, come confermato al quotidiano EL PAÍS da José de León, Dottore in Storia e Ispettore del Patrimonio Storico del Cabildo di Gran Canaria.

L’archeologia sta aprendo nuovi orizzonti sulla reale essenza della cultura aborigena. Fino ad oggi esistevano convinzioni dovute a ciò che avevano riportato i cronisti dell’epoca, che la consideravano morta, mentre invece risulta ancora potente e presente negli usi e costumi dei canari. Il riconoscimento dell’UNESCO contribuisce, secondo le parole del Presidente del Cabildo di Gran Canaria, Antonio Morales, a rafforzare il sentimento di orgoglio e appartenenza ad un’eredità storica, vincolando la comunità nello sforzo di continuare a studiare e tutelare la civiltà aborigena.

Ma torniamo in Italia, e rallegriamoci del fatto che le Colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene sono diventate anch’esse Patrimonio Mondiale dell’Umanità, diventando di fatto il 55. sito iscritto nella lista dell’Unesco. Come si evince dalle parole del ministro degli Esteri, Enzo Moavero, è stato premiato “un sistema-paese”. Una complessità di elementi che includono bellezza paesaggistica, culturale e agricola unica nel suo genere, con una mappa dettagliata di manufatti di architettura rurale, ideata per mitigare l’impatto ambientale delle strutture produttive. Una sinergia di successo tra enti governativi, ministeri competenti e comitato scientifico, per mettere in pratica un modello socio-economico di grandi vedute, capace di unire concetti illuminati ad esigenze economico-produttive, un piano per lo sviluppo sostenibile in grado di abbracciare le politiche del turismo, applicando l’uso di energie rinnovabili grazie ad un coinvolgimento di tutti gli attori delle comunità locali. Un risultato che i protagonisti considerano un punto di partenza verso la valorizzazione del patrimonio culturale, artistico e agricolo del territorio, che con i suoi 97 chilometri quadrati di vigne e borghi, diventa l’ottavo sito veneto e il 55. sito italiano sotto l’egida dell’Organizzazione mondiale delle Nazioni Unite per la cultura, che tutela oltre 1000 luoghi considerati “unici” in 167 paesi. L’Italia è in testa alla lista, con il maggior numero di siti iscritti nel registro dei patrimoni dell’umanità.

Francesca Passini

© vivilecanariemagazine.com

Sitografia: elpais.com; corriereveneto.corriere.it

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