Il mappamondo di Martellus influì sulla scoperta di Colombo?

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Il mappamondo di Martellus. Tempo fa, un po’ tutti i giornali europei hanno riportato la notizia di un nuovo tipo di analisi con distinti tipi di luce (multispectral imaging) sul mappamondo di Martellus (del 1491) conservato dal lontano 1962 (quando fu donato da un anonimo) nella biblioteca dell’Università di YALE negli Stati Uniti; gli stessi giornali si sono incaricati, poi, di sottolineare come le coordinate del Giappone sul mappamondo corrispondano proprio a quelle cercate da Colombo (almeno secondo quanto ci racconta il figlio Fernando nella biografia che scrisse sul padre) nei suoi frustrati tentativi per raggiungere il favoloso Cipango di Marco Polo. Ora,chiediamoci: “Aveva a bordo Cristoforo Colombo il mappamondo di Martellus del 1491”?

La risposta sarà affermativa, perchè sappiamo che nei primi mesi del 1492 e subito dopo la conquista di Granada (l’ultimo baluardo musulmano in terra spagnola) fu mandato a Roma da Papa Innocenzo un consumato uomo di mare andaluso (Martín Alonso Pinzón, il numero due della imminente spedizione verso il Nuovo Mondo, quello che comanderà La Pinta) esattamente con l’incarico di copiare l’ultimo lavoro di Martellus; chi ce l’ha mandato?

Secondo me il frate francescano Juan Perez (del convento della Rábida, distante pochi chilometri da Palos, da cui… casualmente partiranno le tre caravelle!), l’onnipresente consigliere di Colombo in tutta l’operazione di convincimento dei re Cattolici e che farà da segretario nel momento solenne delle “Capitulaciones de Santa Fe” (l’accordo che darà a Colombo privilegi unici ed eccezionali: Ammiraglio del mare Oceano, Vicerè, Governatore generale…); si trattava di vincere le ultime resistenze delle due Corone (quella di Castiglia e quella d’Aragona) e l’autorità di un cartografo famoso come Martellus faceva al caso.

Ma chi era Martellus? Un cartografo tedesco che si era latinizzato (secondo la moda umanistica del tempo) il proprio nome e che dal 1480 fino al 1496 aveva lavorato prima presso i Medici a Firenze e poi nella biblioteca dei papi in Roma; bisogna dire che lo stesso cartografo aveva elaborato precedentemente (nel 1489) un altro mappamondo (ritenuto da molti studiosi tecnicamente superiore a quello conosciuto da Colombo), nel quale viene disegnata una quarta penisola asiatica che (secondo le acute osservazioni orografiche di autori come l’ebreo italiano Almagià, l’argentino Grasso, l’olandese Paúl Gallez e altri ancora più di recente) altro non sarebbe che… il Sudamerica!!!

Sconcertante, inaudito, impossibile! E invece, seguitemi bene, abbastanza plausibile! Lungo il XV secolo, dal fervido ambiente della navigazione atlantica portoghese (quantunque permeato di comprensibile segretezza) filtravano voci di avvistamenti d’isole ben al di là delle Azzorre, d’uccelli migrare verso occidente (stando in pieno oceano nella rotta di ritorno dalla Mina de Oro e dal golfo di Guinea), di correnti che trasportavano piante sconosciute, di naufraghi che raccontavano di un’isola leggendaria delle 7 città e, addirittura, si parlava apertamente di una “terra di Coelho” al di là del mare!

Era riuscito Martellus a raccogliere confidenze o a strappare qualche segreto?

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