Il Pino Canario: come l’Araba Fenice risorge dalle proprie ceneri.

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Il Pino Canario: come l’Araba Fenice risorge dalle proprie ceneri.

Le Isole Canarie, per il loro distanziamento dai continenti europei ed africani, costituiscono un eccellente rifugio per molte specie della fauna e della flora del pianeta. In questo ambiente alcune piante considerate endemiche, come il Pino Canario e la Lauri Silva, sono sopravvissute alle diverse ere glaciali, giungendo a noi in splendida forma e salute. Oltre al gelo la flora canaria ha dovuto vincere anche un altro nemico ben più potente: il fuoco. Il carattere vulcanico dell’arcipelago ha sempre posto in pericolo la vegetazione insulare con devastanti eruzioni ed improvvisi incendi boschivi e questo ha contribuito a selezionare alcune particolari specie vegetali resistenti al calore. Come già sappiamo, ogni pianta ha sviluppato un metodo diverso per prevalere sulle altre, o semplicemente per prendere piede nell’ecosistema. Questi adattamenti concedono alle piante un certo vantaggio rispetto alle altre, consentendole, ad esempio, un maggiore successo riproduttivo.

La capacità delle piante di resistere al fuoco, si conosce col nome di “pirofilia” e, a differenza di altre specie pirofile autoctone come la Palma e l’Eucalipto, il Pino Canario si beneficia in un certo qual modo degli incendi boschivi grazie alle proprie difese naturali che gli permettono di rinascere dalle proprie ceneri come un arabe fenice. Pochi alberi hanno tante armi nascoste per sopravvivere agli incendi come il Pino Canario. Il suo tronco è ricoperto da una corteccia molto spessa, che lo isola dal calore, prevenendo i primi danni provocati dalle fiamme. Nel caso in cui sia troppo tardi, queste conifere hanno una grande efficienza rigeneratrice che permette loro di germogliare dopo essere stati attaccati dal fuoco. Ma il suo “asso nella manica” sta nelle sue pigne che sono di due tipi : quelle che si aprono in estate con temperature vicine ai 30 gradi, quando rilasciano semi che vengono sparsi dal vento, e le pigne serotine (tardive), che rimangono chiuse nella parte superiore del pino, formando una riserva di semi. È come se avessero un termostato integrato: ­si aprono unicamente oltre i 60 gradi, una condizione che si verifica solo durante un incendio boschivo, il cui calore è responsabile dello scioglimento della resina che sigilla queste piccole casseforti. Alcuni semi possono cadere a terra durante l’incendio, ma altri rimangono sull’albero e saltano fuori quando le fiamme sono ormai passate oltre. Quando cadono, i semi trovano un terreno libero dal fogliame e ricoperto dalla cenere del loro tronco che funge da fertilizzante. Inoltre le migliori condizioni di luce e la minore concorrenza rappresentano una situazione ideale che garantisce lo sviluppo del seme e la sopravvivenza della specie. Per assurdo, dopo un incendio, il Pino Canario ha maggiori possibilità di moltiplicarsi rispetto alle normali condizioni ambientali. È sorprendente come un albero possa sentirsi così a suo agio tra le fiamme.

Un albero versatile ed unico nel suo genere da sempre presente nella cultura e tradizione canaria.

Il Pino Canario (Pinus Canariensis) è uno degli alberi più alti e maestosi della flora insulare e, non a caso, è stato scelto come pianta simbolo dell’isola di La Palma. Il ritrovamento nell’Europa meridionale di fossili di quest’albero ha permesso di ipotizzare che si sia radicato nel nostro arcipelago già in era giurassica grazie ai semi trasportati in volo dagli uccelli. Questa conifera, che si espande in foreste pure o miste, cresce in particolare sulle isole di Tenerife, La Palma, Gran Canaria ed El Hierro, sebbene esista qualche esemplare alla Gomera. Vive ad un’altitudine compresa tra 100 e 2000 metri , in terreni poveri, asciutti e con un buon drenaggio. La fascia altimetrica migliore per il suo adattamento si posiziona intorno ai 1500 mt e a Tenerife questa zona è protetta all’interno del Parque Nacional del Teide con la denominazione di Corona Forestal. La sua corteccia è di colore marrone chiaro ed è generalmente liscia negli alberi più giovani, ma invecchiando si ispessisce abbastanza velocemente e si spacca con facilità, assumendo un colore rosso bruno. Nei suoi primi anni di vita questo albero cresce molto rapidamente, con rami disposti orizzontalmente e abbondanti ramificazioni secondarie verticali che gli conferiscono una forma alquanto piramidale. Successivamente, quando la crescita in altezza si arresta, la pianta assume più una forma ad ombrello. Le sue peculiari radici, oltre a poter sostenere i quaranta metri circa che il pino adulto arriva a raggiungere, gli consentono di ancorarsi in luoghi improbabili come terre devastate dalla lava vulcanica, di catturare l’acqua negli strati più profondi e di alterare le rocce fino a creare il substrato necessario alla crescita di nuove piante. Il Pino Canario ha anche un’altra meravigliosa qualità : quando è attraversato dal “mar de nubes” così comune sulle isole occidentali, le sue foglie trattengono le particelle d’acqua che, colando lungo tronco, raggiungono il suolo e alimentano le falde acquifere circostanti.

Le sue foglie sono sempreverdi, aghiformi e raggruppate in mazzetti da tre aghi per ogni baccello, caratteristica che lo rende singolare nel suo genere, con un’unica similitudine genetica con il pino dell’Himalaya, distante ben più di 6.000 km. Il suo periodo di fioritura va da marzo a maggio. Le infiorescenze maschili di colore giallo con sfumature di verde sono caratterizzate da molti stami con un enorme quantità di polline, mentre quelle femminili presentano un colore verde con sfumature rosse che si trasformeranno in pigne bruno-rossastre di circa 12/18 centimetri di lunghezza. Il frutto è costituito da scaglie che si sviluppano lungo tutta l’asse legnoso della pigna, la quale si schiude solo quando le condizioni climatiche lo consentono, soprattutto in assenza di umidità ambientale. La riproduzione del Pino Canario avviene mediante semi che si maturano all’interno delle pigne le quali si aprono al sole, soprattutto in assenza di umidità nell’ambiente, liberando gli squisiti pinoli protetti dalle squame del guscio.

Sin dai tempi antichi, questo albero ha svolto un ruolo fondamentale nella vita quotidiana dell’arcipelago. Gli antichi aborigeni usavano il pino delle Canarie per fabbricare armi, canne, rudimentali attrezzi agricoli e molteplici oggetti di uso domestico. Inoltre i pinoli facevano parte della loro dieta abituale. Anticamente la raccolta del fogliame secco della pinete era una pratica molto comune. Nelle pinete i “pinocheros” si dedicavano a rastrellare gli aghi di pino per poi rivenderli al mercato. Con questo materiale, grazie al suo poter repellente per pulci e cimici, si imbottivano materassi e cuscini e si utilizzava anche per accomodare il bestiame nelle stalle, dove poi gli aghi secchi mescolati al letame degli animali venivano trasformati in un eccellente concime per le piantagioni di canna da zucchero e di banane.

Generalmente il legno di questo pino è relativamente morbido e bianco. A volte, in modo del tutto naturale, il centro del tronco diventa “opaco”, dando origine a un legno meno chiaro, duro, rossastro, incorruttibile ed aromatico per il suo importante carico di resina. Dato che non tutti i pini si induriscono, era consuetudine “assaggiarli” con dei carotaggi del legno, il motivo per cui si possono trovare spesso dei vecchi pini con la base parzialmente scavata del tronco.

Il legno bianco comune viene impiegato per manufatti di poco valore, mentre il legno scuro e compatto è destinato principalmente ai lavori di falegnameria ed ebanistica di alta qualità, come la produzione di travi interne, pavimenti, portoni o scale. Questo tipo di legname duro, sia per la sua bellezza che per la sua resistenza all’invecchiamento, è stato ampiamente utilizzato nelle Isole Canarie, soprattutto nella costruzione dei tipici balconi canari, portoni, finestre e tetti degli edifici religiosi e civili. Per la sua proprietà di resistenza e conservazione, troviamo un ampio uso di questo legno in molteplici articoli casalinghi e da lavoro , come cassapanche per abiti, abbeveratoi, telai, torchi botti per vino. Il Pino Canario serviva anche come combustibile ligneo e per fabbricare torce. Nei cantieri nautici delle isole, il suo legno resistente costituiva la materia prima per la costruzione di navi di ogni tipo, incluso alcune imbarcazioni dell’Invincible Armada di Filippo II. Questo albero inoltre è ricchissimo di resine che agiscono da sostanza repellente contro insetti ed il calore. Un esempio di questa particolare copiosità si osserva tutt’oggi in alcuni palazzi del ‘500 costruiti all’epoca dei primi Conquistadores, le cui vecchie travi in pino canario rilasciano ancora oggi una ricca resina profumata, nonostante siano trascorsi più di 400 anni. Già a quei tempi, mediante tagli nel tronco, l’abbondante resina veniva estratta e raccolta in contenitori per la successiva preparazione di vernici e pitture, ma il suo massimo rendimento era legato all’ottenimento della pece attraverso la combustione e la distillazione del legno (pirolisi o aceto di legno) nelle fornaci costruite appositamente per tale scopo (pegueras). Questa trasformazione era molto importante per il calafataggio delle navi e per l’impermeabilizzazione di canali d’acqua, fossati e serbatoi idrici. Oggi a Tenerife (nei Barrancos del Agua e del Infierno) si possono vedere ancora alcune di queste tradizionali condutture impermeabilizzate con la pece di pino. Anche in erboristeria e farmacia si traggono vantaggi dalle proprietà curative del Pino Canario, la cui acqua estratta dal legno più scuro è ottima per combattere la piorrea. La sua resina mescolata al succo di limone è un riconosciuto rimedio naturale contro le cisti. La sua pece vegetale viene consigliata come pomata per il trattamento di alcune malattie infiammatorie della pelle, mentre l’infuso di foglie e germogli di pino è da sempre raccomandato per combattere raffreddori e bronchiti, così come l’applicazione di impacchi per dolori muscolari o nevralgie. I pinoli, dato il loro alto valore nutritivo, sono considerati un importante apporto alimentare per alleviare debolezza e stanchezza da stress.

In natura accade spesso che grandi e forti esemplari di animali o piante siano prede di altre specie viventi più minute ed apparentemente insignificanti. Nonostante sia un albero abbastanza resistente e con capacità uniche di adattamento ambientale estremo, il Pino Canario teme un piccolo e insidioso nemico naturale conosciuto come processionaria del pino. Questi bruchi sono in grado di fermare lo sviluppo della stragrande maggioranza delle specie di pini, rendendoli vulnerabili agli attacchi di altri parassiti. Fortunatamente questi bruchi possono essere neutralizzati con l’ausilio di alcuni pesticidi a basso impatto ecologico che riescono a prevenire la loro diffusione incontrollata. Un dovuto aiuto che, dopo un lungo e continuo sfruttamento, l’uomo moderno ha saputo scientificamente adottare per salvare e proteggere questo eccezionale abitante primitivo delle isole canarie.

Articolo del S.Tenente Pil. CC. cpl  (r)  Giuseppe Coviello

UNUCI – Sezione Estera Spagna / Is. Canarie

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