L’anno che verrà… Per quanto riguarda l’Eurozona, il ciclo economico si è rafforzato

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Sono già passati 39 anni da quando il caro Lucio Dalla ci cantava la sua particolare visione del futuro, con una poesia e una simpatia di cui solo lui era capace.

Per il nuovo anno mi sembra appropriata la considerazione che, nonostante anni di letture e analisi di mercato, ciò che prevale ed influisce l’andamento dei mercati è la diffusione di un sentimento di ottimismo generale rispetto al futuro. Non a caso risulta sempre determinante, nell’analisi economica, l’umore e lo stato d’animo di consumatori ed investitori.

E quale sarà lo stato d’animo che accompagnerà il 2018? I dati sembrano essere veramente positivi, un peccato, anzi un rischio, rimanere fuori dai mercati.

Naturalmente non bisogna mai dimenticarsi che, quando si parla di investimenti, i rischi ci sono sempre. Ma è anche vero che l’umanità non ha mai vissuto senza rischi e incertezze. Nei paesi industrializzati, nelle società dove gli individui hanno già accumulato patrimoni, è molto in voga scrivere libri sull’incertezza dei mercati, sui pericoli del futuro e su moderni pessimismi. Crisi e negatività vendono sempre!

Se osserviamo invece la realtà attraverso dati e numeri, ci rendiamo conto che la recente crisi è stata archiviata, esattamente come quelle precedenti e il contesto generale economico, nonostante i rischi vivi, è decisamente migliorato rispetto a qualche anno fa. A livello economico e politico, il pianeta si sta muovendo verso un maggiore equilibrio, perlomeno tra Occidente e Oriente. Poche volte abbiamo visto una situazione così favorevole. Magari una situazione passeggera, magari non duratura, ma di cui bisogna approfittare: le borse valgono di più, il reddito fisso tiene, mentre l’immobile registra margini di crescita. Lo scenario principale per il 2018 prevede la sincronizzazione dell’economia europea con quella americana; il Giappone è ancora in fase di espansione monetaria, ma sta attraversando un periodo positivo. Le economie emergenti dovrebbero migliorare, grazie alla domanda di materie prime da parte dei paesi industrializzati. La Cina si mantiene stabile, anche se l’indebitamento è molto elevato. Tutto ciò dovrebbe generare una ulteriore riduzione della disoccupazione, soprattutto in Europa. I rischi maggiori potrebbero venire dalla situazione geopolitica: Corea del Nord, Siria, estremismi politici, anche se questi ultimi sembrano in fase calante, mentre i paesi a rischio rappresentano una sfida apparentemente gestibile.

Per quanto riguarda gli Stati Uniti, tre punti forti da osservare: un contesto macroeconomico positivo, e ancora in espansione, aziende in crescita, liquidità abbondante.

Difficile pensare che questi tre fattori possano mutare nel corso del 2018; la riforma fiscale di Trump dovrebbe inoltre accompagnare il buon funzionamento dei mercati. E se Wall Strett, il termometro dell’economia mondiale, funziona, allora funzionano anche gli altri mercati.

Per quanto riguarda l’Eurozona, il ciclo economico si è rafforzato. Il PIL nel 2017 ha registrato un + 2,4%, mentre la disoccupazione è scesa all’8,8%. La domanda interna è migliorata ma la notizia migliore è che non si vedono rischi significativi nell’immediato futuro, come riportato dagli indicatori avanzati, situati ai massimi livelli. C’è da lavorare sul fronte dell’inflazione, ancora troppo bassa, ma Mario Draghi è stato molto chiaro sul fatto che bisogna essere pazienti, perché siamo comunque sulla strada corretta.

Le inerzie positive, una volta attivate, persistono solitamente per periodi prolungati e i cicli espansivi sono storicamente più lunghi di quelli recessivi. Basti pensare agli USA, che hanno registrato una crescita ininterrotta dal 1991 al 2007: 16 anni consecutivi, mentre il PIL si è contratto solo nel 2008 e 2009 e solo per 6 trimestri, non 8. Sedici anni di crescita, contro due di contrazione. Se analizziamo poi l’Europa, la situazione non è poi molto diversa, Spagna inclusa. Se consideriamo quindi il fatto che ci troviamo in un ciclo espansivo, sembrerebbe logico aspettarsi parecchio tempo da passare in relax. Credo quindi che il 2018, in termini di investimenti, sia un anno strategico, che ognuno potrà valutare con prudenza e tenendo conto dei propri profili di rischio. Anche nell’immobiliare, sì all’ottimismo, ma senza assumersi rischi eccessivi; cautela nelle obbligazioni.

Benvenuto allora il 2018: non so se “sarà tre volte Natale”, ma per adesso i pezzi del puzzle ci sono tutti.

Dr. Corrado Condemi

Ag. Bankinter – Tenerife – Canarie

ccondemi.ra@bankinter.com

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